Cambio euro-dollaro, previsioni: ritorno in area 1,14-1,15 entro fine 2023

R. F.

8 Giugno 2023 - 16:05

La forza relativa del dollaro USA proseguirà nel corso dell’estate ma è destinata ad affievolirsi alla fine del 2° semestre del 2023.

Cambio euro-dollaro, previsioni: ritorno in area 1,14-1,15 entro fine 2023

Il dollaro statunitense ha registrato una forte ripresa a maggio, con l’indice DXY che è passato da 101,21 a 104,50. Il cross EUR/USD infatti si è portato a 1,0720 oggi 8 giugno.

Nel corso del mese di maggio, il dollaro ha registrato un’impennata in quanto il mercato ha messo da parte gran parte delle attese sui tagli dei tassi della Fed nei prossimi trimestri. Sulle mutate aspettative della politica monetaria Fed si consiglia la lettura dell’analisi “Investimenti: dove puntare con l’incertezza sul futuro dei tassi di Fed, BCE e BoE?”.

CAMBIO EUR/USD CON MEDIE MOBILI A 50, 100 E 200GG DA 1/ 2022 AD OGGI CAMBIO EUR/USD CON MEDIE MOBILI A 50, 100 E 200GG DA 1/ 2022 AD OGGI Fonte: Bloomberg

All’indomani della riunione del 3 maggio, il mercato si era convinto che il tasso terminale della Fed (cioè il picco dei tassi di politica monetaria) fosse stato già raggiunto (soprattutto sulla scia della crisi bancaria innescata dal fallimento della SVB). Ma l’economia americana sta ancora lavorando a pieno regime: tasso di disoccupazione basso, produzione industriale robusta, tasso di utilizzo della capacità degli impianti ai massimi, accesso al credito ancora sostenuto da parte di famiglie ed imprese nonostante rialzi del costo del denaro. Tutti fattori che denotano una resilienza inaspettata.

Per la recessione forse dovremo aspettare ancora un po’. Forse non ci sarà nemmeno una recessione. Un rallentamento sì, ma non recessione (come sostiene una ricerca di Goldman Sachs del 5 giugno scorso pubblicata da Marketwatch.com).
In effetti, il miglioramento degli indicatori macro statunitensi, compresi i dati sull’occupazione, e la tenuta dell’inflazione sottostante (PCE core al 4,7% in aprile, dopo il 4,6% in marzo) hanno rafforzato le aspettative di un ulteriore rialzo dei tassi sui Fed Funds entro luglio. I membri della Fed hanno anche adottato una retorica restrittiva, indicando un ulteriore rialzo dei tassi di 25 pb o un lungo status quo monetario sugli attuali livelli del corridoio 5%-5.25%.

Nel brevissimo termine, il dollaro continuerà a dipendere dai prossimi indicatori macro (occupazione, ISM, ecc.) e dai dati dall’inflazione, soprattutto per la decisione che verrà presa dal Board of Governors in vista della riunione monetaria della Fed del 14 giugno. Se questi dati continueranno ad essere forti, la Fed potrà ancora rialzare di altri 25 bps. E poi? Nella seconda metà dell’anno, lo scivolamento del dollaro oltre 1,10 sarà probabilmente accentuato dall’attesa recessione/stagnazione negli USA e soprattutto dalla decelerazione dell’inflazione, che alimenteranno nuovamente le aspettative di un taglio dei tassi dei Fed Funds per la riunione di metà dicembre 2023/ fine gennaio 2024.

Intendiamoci, la forza relativa attuale del dollaro non è solo una questione di robustezza della domanda interna USA e della politica monetaria Fed, ma è anche un problema di debolezza relativa dell’euro. Infatti l’euro è stato penalizzato da un cumulo di indicatori macro europei abbastanza negativi, come evidenziato dal calo dell’indice del PIL dei vari paesi dell’Eurozona. L’ulteriore contrazione del PIL tedesco dello 0,3% Q/Q nel 1° trimestre illustra proprio l’attuale fiacchezza dell’economia europea, che non può non avere i suoi effetti sul cambio euro-dollaro.

Nel frattempo, l’inflazione europea di aprile è rimasta elevata al 7,0% su base annua. Oggi il tasso sui depositi BCE è del 3,25%. Basandosi su questo aspetto inflattivo ancora sostenuto in Eurozona, il mercato è carico di aspettative di un aumento di 50 pb del tasso di deposito della BCE al 3,75% entro fine luglio. Con una prima mossa di 25 pb il 15 giugno.

Infine, un’altra determinante del cambio euro-dollaro è il differenziale fra i tassi governativi. Quanto più il differenziale dei tassi Treasury–Bund si mantiene elevato a favore del dollaro, soprattutto per la parte corta della curva governativa, tanto più questo sostiene il dollaro nel breve termine.

Nel grafico Bloomberg qui sotto possiamo osservare, da gennaio 2022 a oggi, l’andamento parallelo dei rendimenti a 2 anni del Treasury USA e del BUND tedesco, e nella sottocartella in basso l’ampiezza dello spread USA –GERMANIA sul governativo a 2 anni.

RENDIMENTI DEL TITOLO BIENNALE USA E TEDESCO A CONFRONTO DAL GENNAIO 2022 AD OGGI E SPREAD DI RENDIMENTO IN VALORE ASSOLUTO RENDIMENTI DEL TITOLO BIENNALE USA E TEDESCO A CONFRONTO DAL GENNAIO 2022 AD OGGI E SPREAD DI RENDIMENTO IN VALORE ASSOLUTO Fonte: Bloomberg

Come si noterà il massimo relativo dello spread USA-Germania è di 279 bps a luglio 2022 e si mantiene attorno ai 250 bps sino ad ottobre 2022: ed infatti proprio in quel periodo il dollaro raggiunse una forza intrinseca notevole che lo portò addirittura sotto la parità contro euro tra settembre 2022 ed ottobre 2022. Ora siamo a 170 punti base, appunto.
Quindi diverse aspettative inflazionistiche, diversi tassi di crescita del PIL e infine diverse politiche monetarie delle banche centrali guidano il differenziale di rendimenti sulle due valute e, in ultima analisi, influenzano il tasso di cambio euro-dollaro.

Nel lungo periodo inoltre vale anche la pena di analizzare un’altra determinante del cross euro – dollaro che è la bilancia commerciale tra i due Paesi. Ma questo ultimo fattore non è molto importante per un’analisi di breve periodo di sei mesi.

Con il dollaro destinato a rimanere forte a giugno, il cambio euro-dollaro faticherà a rimbalzare nel breve termine oltre la fatidica soglia di 1,08 che è la MM a 100g della prima tabella di questo articolo (linea verde). Anzi, nel breve il dollaro potrebbe addirittura rafforzarsi verso la MM 200gg che è 1,0510, che è anche il supporto statico degli ultimi 6 mesi. Ma alla fine dell’estate le cose potrebbero cambiare, invertendosi il trend di rafforzamento del dollaro. Io credo infatti che
che la tendenza al ribasso del dollaro inizierà in autunno con dati inflattivi sempre più freddi e con un «linguaggio» della Fed sempre più accomodante per l’ economia. Mentre, invece, le aspettative inflazionistiche in Europa saranno ancora alte e giustificheranno una rigidità di fondo da parte della banca centrale europea.

Per la fine anno molti analisti infatti, alla luce di queste aspettative differenti per le due aree geografiche, prevedono che l’euro tornerà a circa 1,14/1,15 contro il dollaro USA (nel dicembre 2023 inizio gennaio 2024). Vale la pena quindi continuare ad investire in obbligazioni governative americane ma solo di durata molto breve, tra i tre mesi e i sei mesi, per beneficiare di questa forza relativa del dollaro di breve respiro.

DISCLAIMER: le notizie contenute nel presente articolo si ritengono veritiere e aggiornate alla data del 9 giugno 2023. Le considerazioni contenute nel presente articolo sono solo mie e non coinvolgono la responsabilità di Money.it e, allo stesso tempo, non costituiscono in alcun modo sollecitazione al pubblico risparmio. L’investimento in azioni è un investimento a rischio e può comportare anche la perdita del 100% del capitale investito.

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