Tra gennaio 2025 e gennaio 2026 il cambio euro dollaro è passato da 1,0178 a 1,2083. Da quel massimo è iniziata una fase ribassista: l’euro ha disegnato massimi e minimi decrescenti, mentre il dollaro si è rafforzato. Con il cambio ora in area 1,1485, l’attenzione si concentra sui livelli che potrebbero confermare questa tendenza o segnalare un cambiamento.
Il massimo annuale si è formato a stretto contatto con la media mobile a 21 anni. Sul grafico, questa si trova sopra la media mobile esponenziale a 9 anni: una configurazione coerente con una lettura negativa della tendenza di lungo periodo dell’euro. Il segnale più evidente resta comunque la successione di massimi e minimi decrescenti sviluppatasi dopo il picco di gennaio.
La Fed alza i tassi: il contesto per l’euro dollaro
Il 16 settembre 2026 la Federal Reserve ha aumentato i tassi di 0,25 punti percentuali, portando la forchetta di riferimento al 3,75-4,00%. La decisione è stata motivata dalla necessità di contrastare un’inflazione ancora elevata. Tassi statunitensi più alti possono sostenere il dollaro, anche se la direzione del cambio dipende dalle aspettative su entrambe le economie.
Le proiezioni dei membri della Fed indicano un tasso mediano del 4,1% sia a fine 2026 sia a fine 2027. Il dato è coerente con la possibilità di un ulteriore rialzo della forchetta al 4,00-4,25% e con il suo mantenimento nel 2027. Sono proiezioni, soggette a revisione in base ai prossimi dati economici, e non decisioni già prese.
Il punto decisivo per l’euro dollaro non è soltanto il rialzo appena deciso dalla Fed, ma quanto di questo scenario sia già incorporato nei prezzi. Se nei prossimi mesi i dati sull’inflazione statunitense confermassero la necessità di mantenere i tassi elevati, il dollaro potrebbe continuare a trovare sostegno. Se invece le aspettative di ulteriori rialzi si ridimensionassero, l’effetto favorevole al biglietto verde potrebbe attenuarsi anche senza un taglio immediato dei tassi.
Per questo il grafico e la politica monetaria vanno letti insieme: il ritorno dell’euro sopra 1,1711-1,1746 avrebbe più peso se accompagnato da un cambiamento delle attese sui tassi, mentre la perdita di 1,1325 sarebbe più significativa se il dollaro continuasse a beneficiare delle prospettive della Fed.
Cosa c’entrano le Borse
Il movimento del dollaro interessa anche chi segue i mercati azionari. In alcune fasi la valuta statunitense e l’azionario americano salgono insieme: può accadere quando la forza dell’economia degli Stati Uniti attira capitali sia verso il dollaro sia verso le società quotate. StoneX ha osservato proprio una correlazione positiva tra dollaro e S&P 500 in alcune settimane del 2025. Il dato descrive quella fase di mercato, e non significa che la relazione sia rimasta positiva in seguito o che un rialzo del dollaro anticipi necessariamente un rialzo dell’indice.
Conta soprattutto perché il dollaro si rafforza. Se prevale la fiducia nella crescita americana, valuta e azioni possono beneficiare dello stesso flusso di capitali. Se invece il dollaro sale perché gli investitori cercano sicurezza durante una crisi, l’azionario può scendere. Un altro caso è quello di tassi in aumento per un’inflazione persistente: il dollaro può trovare sostegno, mentre il maggior costo del denaro pesa sulle valutazioni delle società.
In uno scenario ipotetico, MSCI ha associato a un rafforzamento del dollaro rispetto all’euro un calo delle azioni statunitensi: è un esercizio di analisi dei rischi, non una previsione di ciò che accadrà.
Per il lettore, dunque, il cambio aggiunge informazioni al quadro dei mercati, ma richiede di osservare insieme tassi, inflazione, crescita e andamento degli indici. Un euro in discesa può accompagnarsi tanto a una Borsa americana forte quanto a una Borsa debole. Attribuire in anticipo al solo cambio il significato di un segnale rialzista rischierebbe di nascondere la causa effettiva del movimento.
La fascia 1,1711-1,1746 e il supporto a 1,1325
Sul grafico settimanale, la prima resistenza si trova a 1,1711, massimo della settimana del 17 agosto. Poco sopra passa 1,1746, prezzo di apertura annuale. I due valori formano una fascia da osservare nel caso di un recupero: superare 1,1711 senza riuscire a riportarsi stabilmente sopra 1,1746 lascerebbe aperta l’ipotesi di un rimbalzo all’interno della fase ribassista. Una chiusura settimanale sopra entrambi i livelli darebbe invece maggiore consistenza a un possibile ritorno della tendenza positiva.
Sul lato opposto, il supporto principale è 1,1325, minimo segnato a fine giugno. Una chiusura settimanale sotto questa soglia rafforzerebbe la lettura negativa e riporterebbe l’attenzione su 1,1066, minimo della settimana del 12 maggio 2025. Quest’ultimo rappresenta un riferimento grafico, non un livello che il cambio debba necessariamente raggiungere.
La lettura delle prossime settimane ruota quindi attorno a due verifiche: il recupero della fascia 1,1711-1,1746 oppure la perdita di 1,1325. Per comprendere le possibili ricadute sulle Borse servirà anche identificare la ragione dell’eventuale rafforzamento del dollaro, perché crescita americana, aspettative sui tassi e ricerca di sicurezza possono produrre effetti azionari molto diversi.
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