Il Tribunale di Firenze ha condannato una scuola primaria al risarcimento di più di 20 mila euro ad un alunno caduto in classe dopo uno scontro con un compagno: ecco perché
Non ci sono assicurazioni che tengano in questi casi, soprattutto quando il verdetto è quello di un tribunale. A Firenze i genitori di un alunno hanno chiamato in causa un istituto comprensivo per risarcimento danni dopo che il proprio figlio, che all’epoca dei fatti frequentava una sezione della scuola primaria (quindi non più di 10-11 anni di età), ha perso due denti dopo uno scontro in classe.
Anzi più di uno scontro: il tutto è stato causato dal calcio di un compagno durante un laboratorio ludico. Ma i denti non si sono rotti per il calcio in sé ma per la caduta del giovane sul banco, in maniera violenta. Insomma, la responsabilità indiretta è della scuola e, come tale, la prima responsabile in questi casi. E adesso dovrà risarcire la famiglia per oltre 20 mila euro.
Scontro in classe: come sono andati davvero i fatti
Era il 4 marzo 2019 quando si è verificato l’episodio al centro della vicenda giudiziaria. Ci troviamo in una scuola primaria, l’istituto di Foiano (provincia di Arezzo), durante l’orario scolastico e nel corso di un’attività ludica svolta in classe sotto la supervisione dell’insegnante. Il minore, seduto al proprio banco, si è avvicinato a un compagno mostrando una carta da gioco. In quel momento, secondo quanto ricostruito in sede processuale, l’altro alunno ha reagito con un calcio improvviso.
Nel tentativo di sottrarsi al colpo, il bambino ha perso l’equilibrio ed è caduto in avanti, urtando violentemente il volto contro lo spigolo del banco. L’impatto ha causato la frattura degli incisivi superiori, come riportato nella diagnosi del pronto soccorso. Dopo le prime cure, il minore è stato sottoposto a un intervento specialistico di incappucciamento diretto dei denti permanenti, con il riposizionamento dei frammenti recuperati.
Le conseguenze si sono rivelate non solo immediate ma anche durature. Nel corso degli anni sono stati necessari ulteriori trattamenti odontoiatrici e, secondo le valutazioni tecniche acquisite in giudizio, saranno richiesti interventi endodontici e protesici anche al termine della crescita. Un quadro clinico che ha inciso sull’integrità psicofisica del minore, quantificata in una menomazione permanente dell’1,5%. Non poco per un evento di questo tipo.
Quando l’assicurazione non basta: oltre 20 mila euro di risarcimento
Dopo l’accaduto, l’istituto ha attivato la propria compagnia assicurativa, che ha formulato una proposta di 1.500 euro oltre al rimborso delle spese mediche documentate. Una cifra ritenuta non adeguata dai genitori, che hanno quindi avviato un’azione legale chiedendo il riconoscimento della responsabilità della scuola per omessa vigilanza.
Nel corso del giudizio, l’istituto ha sostenuto che l’episodio fosse repentino e imprevedibile, ma il Tribunale di Firenze - con la sentenza n. 1819/2026 pubblicata il 1° aprile - ha respinto questa tesi, condannando la scuola al pagamento di 20.567,42 euro, somma che comprende 1.410 euro per danno biologico permanente (pari all’1,5%), 4.727,42 euro per spese mediche sostenute e 12.600 euro per i costi delle cure future. A questi importi si aggiungono gli interessi legali e 5.077 euro per spese processuali.
Il giudice ha ribadito che l’iscrizione a scuola comporta un obbligo contrattuale di vigilanza e protezione. Nel caso concreto, non è stata dimostrata l’imprevedibilità assoluta dell’evento: l’insegnante era presente e avrebbe potuto intervenire prima.
La compagnia assicurativa sarà tenuta a coprire l’importo nei limiti del massimale previsto dal contratto, ma la decisione ribadisce un principio chiave: in ambito scolastico, la presenza dell’insegnante non è sufficiente se non accompagnata da una vigilanza effettiva e tempestiva. E la scuola è sempre responsabile, anche indirettamente.
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