A volte anche un prodotto del reddito fisso può rivelarsi uno strumento così speculativo da non avere nulla da invidiare al capitale di rischio. Potrebbe essere il caso di un bond denominato in valuta estera oppure di un titolo lungo in euro e non.
Consideriamo entrambe le casistiche e prendiamo a riferimento il 20 anni come orizzonte temporale. Bene, tra i tanti prodotti sul mercato cosa distingue il buono fruttifero Ordinario al 2,50% dal BTP a tasso fisso 4,10% e prezzo sotto cento?
I vantaggi del buono fruttifero postale ventennale
Il buono Ordinario (BO) rientra tra i titoli del risparmio postale dalla vita fruttifera più lunga che vi siano. Prevede 20 anni di investimento complessivo, ma con la possibilità di disinvestire in qualunque momento, sia in toto che in parte. Inoltre si può dire che abbonda di pregi e punti di forza, che qui proviamo a sintetizzare:
- non necessita della profilatura Mifid, che a volte vissuta dagli investitori più come un’incombenza che una conquista;
- non necessita di dossier titoli, che vuol dire qualche decina di euro di spese in meno verso il proprio intermediario finanziario;
- non prevede commissioni di compravendita, per cui lo si può acquistare e/o modellare nell’importo o liquidare del tutto a piacimento, anche in virtù del pregio successivo;
- bastano 50 € e relativi multipli per sottoscriverlo, un taglio ultra retail che lo rende tra i prodotti più plastici su questo fronte;
- è emesso alla pari e a rubinetto, senza calendari di sottoscrizione da rispettare per non perdere premi o restare fuori dal titolo. Tradotto, piena libertà di acquistarlo quando possibile (lato investitore) e disponibile (lato debitore);
- non conosce il rischio di mercato dato che in caso di liquidazione anticipata il nominale iniziale è tutelato (salvo eventuali oneri fiscali);
- lo si acquista tanto online quanto in uno delle migliaia di sportelli postali sul territorio, ed è garantito dallo Stato Italiano;
- gode di una fiscalità di vantaggio (insieme ai titoli di Stato) rispetto al resto dei prodotti finanziari, ed è un vantaggio tutt’altro che secondario.
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Gli svantaggi del buono Ordinario
Sull’altro versante il BO soffre di pochi elementi contro, ma quasi tutti concentrati sul piano dei guadagni e, peraltro, neanche di scarsa entità. Il primo è che gli interessi sono tipo step-up, cioè bassi nei primi anni e crescenti con il tempo. Per cui l’eventuale liquidazione anticipata andrebbe a svantaggio dell’investitore che porterebbe a casa i tassi più bassi della seria sottoscritta.
L’altro handicap è che l’emittente li riconosce solo dopo il 1° anno di possesso, a partire dal giorno di acquisto. Un riscatto prima che siano trascorsi dei 12 mesi farebbe perdere gli interessi nel frattempo maturati.
Ancora, l’emittente riconosce gli interessi sempre e solo insieme al riscatto del titolo, totale o parziale che sia. Cioè per incassare i frutti maturati fino ad allora bisogna uscire dall’investimento, che deve essere totale nel caso di un BO del tipo cartaceo. Per fortuna la versione dematerializzata consente di plasmare le scelte e le strategie operative di portafoglio.
Infine ci sono i tassi nominali annui e il rendimento effettivo lordo a scadenza, e neanche questi due parametri fanno saltare di gioia l’investitore. L’effettivo annuo lordo a scadenza della serie TF120A250624, dal 24/06/’35, è del 2,50%, il 2,24% al netto della ritenuta d’acconto al Fisco. La progressione degli yield al termine dei vari anni di possesso, invece, è allo 0,75% lordo al termine del 1°, 2°, 3° e 4° anno.
Poi si passa allo 0,90% al termine del 5°, all’1,04% e all’1,14% al termine del 6° e 7°, poi all’1,25%, all’1,36% e all’1,47% alla fine dell’8°, 9° e 10° anno. Dall’11° al 20° anno gli effettivi lordi (al termine dei rispettivi anni) sono, nell’ordine, dell’1,57%, 1,64%, 1,75%, 1,86%, 1,97%, 2,07% (16° anno), 2,18%, 2,28%, 2,37% e 2,50%. Insomma, è pur vero che la progressione sale quasi sempre, ma la fa con tutta la calma del mondo. Non proprio il top per chi intende massimizzare tempo e guadagno.
In 20 anni, un capitale ivi investito rende il 63,862% lordo complessivo, il 55,88% netto.
Investire a 20 anni in BTP con ricco rendimento a scadenza
Il BTP Green Fx 4.1% Apr46 Eur, matricola ISIN IT0005631608, condivide con il BO la garanzia sovrana, la valuta di denominazione e il regime fiscale. Poi il resto i pro del bond sono i contro del buono e viceversa per i contro.
Per cui qui ci sono spese annue e una tantum (la commissione compravendita) di tenuta del titolo, serve la Mifid e maggiori capitali minimi di ingresso (1.000 € nominali e multipli). Lo si acquista tramite l’intermediario presso cui si detiene il dossier e nei tempi e per i tempi in cui si reputa opportuno. Il proprio tempo di investimento può essere una piccola parte della vita fruttifera del titolo, o farla coincidere. Tranne che in emissione e/o aste successive, poi si acquista e vende sul MOT per cui ci si espone al rischio di mercato.
Sul Green Fx 4,1% Apr46 questo rischio è tutt’altro che irrisorio, data la duration modificata a 13,05. Tradotto, fino al 30/04/’46 i prezzi fluttueranno su e giù da 100 tante volte, è bene tenerlo a mente. Ad oggi i valori min-max storici e annui sono stati, nell’ordine, 93,67 e 103,45, e 93,67 e 102,65. Detta in termini più crudi, da fine febbraio a fine marzo ’26, un mesetto circa, i prezzi del Green Apr46 sono crollati del 9%, ecco che vuol dire rischio di mercato.
Lunedì 8 l’obbligazione ha chiuso a 96,45 per un rendimento effettivo a scadenza del 4,39%. In termini totali, da qui a quasi altri 20 anni, all’incirca un 77,2% netto tra cedole future e recupero della parità a scadenza.
Buono fruttifero Ordinario al 2,50% o BTP a tasso fisso 4,10% e prezzo sotto cento? Pro e contro
Portato a scadenza, il Green consente di guadagnare il 21-22% in più a parità di tempo di investimento, ma non di rischio. Fino al termine, chi lo compra si accolla tutti i rischi di mercato per cui merita un maggiore premio. Alternativamente potrebbe liquidarlo prima, per esempio tra X anni magari a corsi sopra la pari e monetizzare il capital gain oltre alle cedole nel frattempo incassate.
Bond così liquidi, lunghi e con discreti coupon si prestano bene a chi cerca strumenti del reddito fisso ma dalla spiccata anima speculativa. Poi se l’intento è “esagerare”, il mercato non pone limiti. Ad esempio l’USA T-Bond Tf 2,5% Mg46 Usd, stessa natura sovrana (ma distinta dallo Stato Italiano) e durata residua, è considerevolmente più rischioso. Il bond paga il 2,50% annuo lordo (cedola ogni 6 mesi) ma prezza 67,65 $ per un effettivo a scadenza del 5,14%. Se tra 20 anni il cross €/$ restasse invariato ai livelli attuali, ci sarebbe un +15% lordo in più rispetto al ritorno totale del BTP. Il problema è il cambio e, o soprattutto?, l’enorme debito pubblico USA che in futuro potrebbe rivelarsi fatale su prodotti come questo (duration modificata 14). Insomma, il T-Bond Mg46 si approssima più a un titolo di Borsa dagli esiti imprevedibili che al reddito fisso al quale vi appartiene per definizione.
Morale, tempo, timing e minori tasse e costi possono essere le chiavi giuste per un buon ritorno a scadenza. Se poi si aggiungono altre variabili come la valuta e il profilo emittente, il gain può esplodere o implodere o, nei casi peggiori, girarsi contro.