L’orizzonte temporale a 4 anni è uno dei più gettonati tra gli emittenti sul reddito fisso. Spesso le alternative si giocano più sul filo delle condizioni economiche e/o soggettive di sottoscrizione del prodotto di turno che sui ritorni nudi e crudi. Le motivazioni sono semplici e facilmente desumibili. Uno rimanda al rischio, per cui più è contratto e meno bisogna “pretendere” in termini di ritorno dall’investimento.
Poi c’è il tempo, variabile cruciale per far crescere un capitale sulla lunga distanza, definizione alla quale il 4 anni non si può certo far rientrare. Infine c’è la finalità dell’asset reddito fisso a breve-medio termine, ossia il buon parcheggio remunerato della liquidità a rischio assai contenuto.
Premesso ciò, vediamo 2 buoni fruttiferi, 1 BTP a cedola fissa e 6 conti deposito a 4 anni a confronto.
Il vincolo dei soldi in banca
Sul conto deposito bancario vincolato tutto varia in base alle condizioni economiche previste dalla banca di turno. Da una ricerca in rete sul timeframe quadriennale sono emersi 6 prodotti concorrenti dai rendimenti annui lordi compresi tra il 2,90% e il 3,00%, cioè il 2,15-2,22% netto. Rispetto ai buoni e ai BTP che seguono qui c’è che la ritenuta fiscale sugli interessi è del 26% e che i soldi spesso sono disponibili a scadenza. Prima del termine si ha solo una scrittura contabile che attesta il diritto del rimborso finale del proprio capitale maggiorato degli interessi netti maturati. Infine bisogna vedere se l’intermediario propone il deposito ai soli titolari del suo conto corrente oppure no. Nel primo caso, infatti, i maggiori tassi offerti mirano in realtà ad acquisire nuova clientela e quindi nuovi capitali.
Di contro non hanno costi di gestione, godono della garanzia FITD fino a 100mila € e sono solitamente chiari e semplici da comprendere. Al rispetto dei criteri e delle condizioni emittente, infatti, basta vincolare i soldi e attendere il termine e stop.
Investire i risparmi per 4 anni sui buoni postali
Il timeframe a 4 anni è quello più coperto tra i prodotti di investimento di matrice Cassa Depositi e Prestiti (CDP). Vi sono buoni disponibili solo presso gli uffici postali e altri acquistabili anche in remoto. Variano in base ai perimetri di sottoscrizione, e cioè se potenzialmente aperti a tutti i titolari di libretto e c/c postale oppure no.
Tra quelli dal perimetro “ristretto” citiamo il Buono Rinnova Prima (BRP) dedicato a chi ne ha uno dematerializzato con scadenza nei 30 giorni successivi al giorno di prenotazione. Non sono tuttavia ricompresi il buono Dedicato ai Minori e il 4 anni risparmiosemplice. All’effettivo rimborso del buono scaduto CDP emette il Rinnova Prima dal rendimento annuo a scadenza dell’1,75% (1,54% netto). Il coefficiente di determinazione del montante lordo finale riconosciuto è 1,07185903.
Poi ecco il Buono 4 anni Risparmiosemplice subordinato tuttavia all’attivazione del Piano di risparmiosemplice.
Il prodotto ha un doppio vantaggio: uno, permette di costituire un capitale a scadenza frazionando nel tempo gli acquisti anche in piccole cifre. Il taglio minimo è di € 50 e relativi multipli, e non vi sono spese di gestione. Secondo, al raggiungimento minimo di 24 sottoscrizioni periodiche nel Piano scatta il ritorno premiale dell’1,50% annuo, contro l’1,25% della versione base. In questo caso il coefficiente lordo finale per il calcolo del montante riconosciuto è 1,06136355.
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2 buoni fruttiferi, 1 BTP a cedola fissa e 6 conti deposito a 4 anni a confronto
In ultimo vediamo un Buono del Tesoro Poliennale, cioè un BTP con scadenza fine 2029 tra quelli in circolo sul MOT, il mercato secondario delle obbligazioni.
Anche qui la scelta non manca, ma presentiamo quello dal rendimento al momento più robusto, l’obbligazione con ISIN IT0005519787. Si tratta di un settennale in origine (2022) con data rimborso finale al 15/12/’29, tra 4 anni e 50 giorni circa. La cedola semestrale è del 1,925% per un 3,85% annuo, ma un effettivo a scadenza inferiore per via delle attuali quotazioni di mercato. Ai corsi a 105,43 l’effettivo è del 2,47% lordo, mentre il credito d’imposta dello 0,62%. A scadenza, infatti, il Tesoro rimborserà 1.000 € di capitale per ogni 1.054,30 € spesi per comprare un titolo.
Il BTP presenta inoltre una ridotta duration modificata del 3,7 a testimoniare lo scarso rischio di mercato associato. Le quotazioni difficilmente strapperanno rialzi tanto significativi ben oltre quota 106. La vita residua si andrà progressivamente riducendo e molti scenari favorevoli sul calo degli yield sono probabilmente già incorporati nei prezzi.
Ancora, rispetto al conto deposito e al buono fruttifero il BTP prevede spese di gestione e la profilazione MIFID per poterlo sottoscrivere. Di contro è potenzialmente aperto a tutti i risparmiatori, gode della garanzia sovrana sul capitale affluito e una buona liquidità sul secondario, per cui cedibile all’occorrenza. Il prezzo di vendita, ovviamente, lo farà il mercato al tempo della dismissione.