BTP scadenza 2036 a confronto. Cedola alta o prezzo sotto la pari, quale scegliere e perché?

Gerardo Marciano

8 Giugno 2026 - 14:25

Il BTP Future si è stabilizzato dopo il crollo di marzo. Ecco perché il mercato potrebbe aver già incorporato parte dei futuri rialzi dei tassi.

BTP scadenza 2036 a confronto. Cedola alta o prezzo sotto la pari, quale scegliere e perché?

I mercati non aspettano gli eventi, cercano di anticiparli. Per questo motivo chi investe oggi in BTP dovrebbe forse dedicare meno attenzione alle previsioni sui tassi e più attenzione a ciò che il mercato sta già scontando nei prezzi.

Il BTP Future, da questo punto di vista, rappresenta uno degli indicatori più interessanti da osservare. Molti investitori continuano a concentrarsi esclusivamente su quello che farà la BCE nei prossimi mesi. I mercati, però, ragionano diversamente. Cercano di incorporare nelle quotazioni le aspettative prima che le decisioni diventino ufficiali. E sembrerebbe che anche stavolta sia così. Per questo motivo chi compra oggi un BTP dovrebbe porsi una domanda diversa da quella che compare ogni giorno nei titoli dei giornali: il mercato ha già scontato i futuri rialzi dei tassi oppure i prezzi dei titoli di Stato possono ancora scendere?

Cosa ci sta dicendo il BTP Future?

Tra il 27 febbraio e il 27 marzo del 2026 il BTP Future è passato da 122,07 a 114,32 punti. In appena un mese si è verificata una delle correzioni più significative degli ultimi tempi. Un movimento di questa portata difficilmente avviene senza una motivazione precisa: il mercato ha iniziato a prezzare uno scenario di tassi di interesse più elevati rispetto a quanto previsto in precedenza.

Ma c’è un particolare che merita attenzione. Dal 27 marzo in avanti il Future non ha proseguito la sua discesa. Al contrario, ha iniziato a muoversi in modo laterale in area 118 punti, senza mostrare particolari accelerazioni ribassiste.
Secondo alcuni osservatori, questo comportamento potrebbe significare che una parte consistente delle aspettative di molti operatori di rialzo dei tassi fino allo 0,75% entro il 2027 sia già stata incorporata nei prezzi.

Se questa interpretazione fosse corretta, il mercato starebbe già scontando gran parte delle cattive notizie attese.
In altre parole, se i rialzi futuri fossero inferiori alle attese oppure non si verificassero affatto, i prezzi dei BTP potrebbero beneficiare di un recupero. Se invece i tassi dovessero salire oltre quanto oggi prezzato dal mercato, la fase correttiva potrebbe non essere ancora terminata.

Non contano solo i tassi: attenzione anche allo spread

Quando si analizzano i BTP è importante ricordare che i prezzi non dipendono esclusivamente dall’andamento dei tassi.
Un ruolo fondamentale è svolto anche dallo spread, spesso definito come il termometro del rischio Paese.
Tra il 25 febbraio e il 27 marzo lo spread è salito da 60,84 a 97,01 punti. Nelle settimane successive, però, ha smesso di salire e ha iniziato a muoversi lateralmente intorno ad area 80.

La contemporanea stabilizzazione del BTP Future e dello spread suggerisce che il mercato stia attraversando una fase di attesa, nella quale gli operatori stanno cercando di capire se le quotazioni attuali riflettano già lo scenario più probabile.

Perché la duration modificata fa la differenza

Molti investitori osservano il rendimento. Altri guardano la cedola. Pochi analizzano la duration modificata. Eppure è proprio questo indicatore che permette di comprendere quanto il prezzo di un BTP possa reagire alle variazioni dei tassi. Più elevata è la duration modificata, maggiore sarà la sensibilità del titolo.

Tradotto in termini pratici: 2 BTP con rendimenti quasi identici possono comportarsi in maniera completamente diversa.

La battaglia del 2036: il BTP cassettista contro il BTP trading

Da una parte troviamo il BTP Tf 1,45% Marzo 2036. Quota 81,39, offre un rendimento netto a scadenza del 3,57% e presenta una duration modificata pari a 8,66. Dall’altra parte troviamo il BTP Fx 3,45% Febbraio 2036. Quota 97,54, offre un rendimento netto a scadenza del 3,34% e presenta una duration modificata pari a 7,87.

A prima vista sembrano quasi uguali, ma c’è una differenza di rendimento dello 0,23%.

In realtà raccontano due storie completamente diverse. Il BTP con cedola del 3,45% è il titolo del cassettista. È pensato per chi desidera un flusso cedolare elevato, una minore sensibilità ai tassi e una gestione psicologicamente più tranquilla dell’investimento. Il BTP con cedola dell’1,45%, invece, assomiglia molto di più a un titolo da trading obbligazionario. Offre una cedola contenuta, ma una maggiore esposizione ai movimenti dei prezzi.

Chi compra il secondo titolo non punta necessariamente alla cedola. Spesso punta soprattutto alla possibilità di beneficiare di una rivalutazione del prezzo nel caso in cui i tassi dovessero diminuire nei prossimi anni.

L’effetto elastico: quando la duration diventa un’opportunità

La duration viene quasi sempre descritta come un rischio. Ma esiste un altro modo di guardarla. La duration è anche una forma di leva implicita. Se i tassi salgono, i titoli con duration elevata tendono a perdere di più. Ma se i tassi scendono, sono proprio questi titoli a beneficiare maggiormente del movimento.

Nel caso del BTP Tf 1,45% Marzo 2036, una riduzione dei tassi dello 0,50% potrebbe tradursi teoricamente in un aumento del prezzo di circa il 4,33%. Per il BTP Fx 3,45% Febbraio 2036 il beneficio teorico sarebbe inferiore, intorno al 3,94%.
Ecco perché il primo titolo potrebbe risultare interessante per chi ritiene che nei prossimi anni i tassi tenderanno a diminuire.

Il rendimento leggermente più elevato giustifica il rischio maggiore?

Il BTP Tf 1,45% Marzo 2036 offre un rendimento netto a scadenza leggermente superiore rispetto al BTP Fx 3,45% Febbraio 2036. Tuttavia questo premio è accompagnato da una duration modificata più elevata e quindi da una maggiore sensibilità ai movimenti dei tassi.

A questo punto diventa inevitabile chiedersi: il rendimento aggiuntivo è sufficiente a compensare il rischio supplementare? Ai prezzi attuali la risposta non è così scontata. Personalmente ritengo che il vero tema oggi non sia stabilire se i tassi saliranno ancora, ma capire quanto di questo scenario sia già incorporato nelle quotazioni.
Molti investitori continuano a interrogarsi sulle prossime decisioni delle banche centrali. Il mercato, però, spesso guarda già oltre.

È proprio qui che potrebbe nascondersi la vera sorpresa dei prossimi mesi: non nell’eventuale rialzo dei tassi, ma nella differenza tra ciò che accadrà e ciò che i prezzi stanno già anticipando.

Cosa significa acquistare un BTP a 81 e attendere il rimborso a 100

Esiste poi un aspetto che raramente viene approfondito quando si confrontano due BTP con rendimenti simili.
Il BTP Tf 1,45% Marzo 2036 quota poco più di 81, mentre alla scadenza verrà rimborsato a 100.
Questo significa che una parte importante del rendimento complessivo non deriva dalle cedole, ma dal graduale recupero del prezzo verso il valore di rimborso.

È una caratteristica che distingue nettamente questo titolo dal BTP Fx 3,45% Febbraio 2036, che quota invece molto più vicino a 100 e concentra una parte maggiore della remunerazione nelle cedole periodiche.
Per alcuni investitori questa differenza può essere importante. Nel primo caso una quota significativa del rendimento è incorporata nel recupero del capitale; nel secondo, invece, il rendimento viene distribuito maggiormente attraverso il flusso cedolare.

Naturalmente il percorso che porterà il BTP Tf 1,45% Marzo 2036 da 81 a 100 non sarà lineare. L’evoluzione dei tassi di interesse, dello spread e delle condizioni generali del mercato potrà determinare fasi di accelerazione oppure di rallentamento di questo processo.
Tuttavia è proprio questa combinazione tra prezzo fortemente sotto la pari e maggiore sensibilità ai tassi che rende il titolo molto diverso da quanto potrebbe suggerire il semplice confronto tra i rendimenti a scadenza.
In altre parole, il vero confronto non è tra un rendimento netto del 3,57% e uno del 3,34%, ma tra due modi completamente diversi di ottenere quel rendimento: da una parte attraverso cedole più elevate e una minore volatilità, dall’altra attraverso una maggiore componente di rivalutazione del capitale nel tempo.

Esiste infine una considerazione fiscale che alcuni investitori potrebbero trovare interessante.
Poiché una parte del rendimento deriva proprio dal recupero del prezzo verso il valore di rimborso, il titolo potrebbe risultare utile anche in presenza di future minusvalenze compensabili.

Va però ricordato che le minusvalenze possono essere utilizzate entro il quarto anno successivo alla loro realizzazione. Per questo motivo non si tratta di un vantaggio certo per chi oggi possiede già minusvalenze pregresse che potrebbero scadere molto prima del 2036.

Diverso è il caso di chi, nel corso dei prossimi anni, dovesse generare nuove minusvalenze su azioni, obbligazioni, certificates, covered warrant, ETF per la componente fiscalmente compensabile, derivati finanziari o altri strumenti che generano redditi diversi di natura finanziaria.

In pratica rientrano generalmente in questa categoria le perdite derivanti dalla vendita di titoli azionari, obbligazioni acquistate a prezzi superiori a quelli di vendita, certificates, strumenti derivati e altre operazioni finanziarie che producono plusvalenze o minusvalenze da negoziazione.

In tale scenario, la componente di capital gain incorporata nel titolo potrebbe assumere una rilevanza fiscale aggiuntiva. Restano invece esclusi dalla compensazione i redditi da capitale, come le cedole obbligazionarie, gli interessi dei conti deposito, i proventi dei conti correnti e i dividendi azionari.

3 modi diversi di guardare gli stessi BTP

A questo punto la scelta tra i due BTP dipende molto meno dai numeri e molto più dall’identità dell’investitore.
L’Ansioso della cedola tende a preferire il BTP con cedola del 3,45%. Il Cacciatore di sconti guarda invece con interesse al BTP quotato a 81 e punta a beneficiare sia del rimborso a 100 sia di eventuali movimenti favorevoli dei tassi. Il Tattico dell’attesa, infine, non compra nessuno dei due e preferisce attendere sviluppi sul fronte dei tassi e dello spread.

Il vero rischio potrebbe essere un altro

Molti investitori si concentrano esclusivamente sulla possibilità di ulteriori rialzi dei tassi. Ma il mercato guarda sempre avanti.
Se il BTP Future e lo spread stanno effettivamente segnalando che una parte consistente dei rialzi attesi è già stata incorporata nei prezzi, il rischio maggiore potrebbe non essere rappresentato da ciò che tutti si aspettano.
Potrebbe invece derivare da un ritorno delle pressioni inflazionistiche, da un peggioramento del quadro economico europeo, da un aumento significativo del rischio Paese oppure da rialzi dei tassi superiori a quelli oggi prezzati dal mercato.

Il cruscotto dei BTP: cosa segnalano oggi i mercati

Se la decisione della BCE rappresenta i fari, allora BTP Future, spread e aspettative sui tassi rappresentano il vero cruscotto dell’investitore. Osservati insieme permettono di comprendere quale scenario il mercato stia già cercando di anticipare.
Dopo il forte ribasso registrato tra il 27 febbraio e il 27 marzo, il BTP Future ha smesso di scendere e ha avviato una fase laterale intorno ad area 118 punti.

Anche lo spread, dopo l’impennata di marzo, si è stabilizzato intorno ad area 80. Nel frattempo una parte consistente degli operatori sembra ormai considerare plausibile uno scenario caratterizzato da ulteriori rialzi complessivi fino allo 0,75% entro il 2027.

Mettendo insieme questi tre indicatori emerge un quadro interessante.
Il mercato obbligazionario non sembra trovarsi in una fase di panico. Al contrario, appare in una fase di osservazione e attesa.
Questo non significa che i BTP non possano scendere ancora. Significa però che, almeno allo stato attuale, il mercato sembra aver già iniziato a prezzare una parte importante degli scenari negativi che preoccupano gli investitori.

Cosa monitorare nelle prossime settimane

Se la tesi secondo cui il mercato ha già incorporato una parte consistente dei rialzi dei tassi fosse corretta, nelle prossime settimane sarà importante osservare alcuni indicatori chiave.

Il primo resta il BTP Future. Un ritorno stabile sopra area 118 potrebbe indicare che il mercato sta iniziando a considerare eccessive le precedenti aspettative di rialzo dei tassi. Anche lo spread continuerà a svolgere un ruolo fondamentale. Un mantenimento intorno ai livelli attuali potrebbe rappresentare un segnale di fiducia nei confronti del debito italiano.
Infine sarà importante osservare come evolveranno le aspettative sui tassi fino al 2027.

Prima di acquistare un BTP nelle prossime settimane potrebbe quindi essere utile interrogarsi su tre aspetti fondamentali: il comportamento del BTP Future, l’andamento dello spread e il rapporto tra rendimento offerto e rischio assunto.
Perché i mercati tendono ad anticipare gli eventi e, molto spesso, il movimento più importante avviene prima che la notizia diventi di dominio pubblico.

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