Con la BCE pronta a riaprire la stagione dei rialzi, non tutti i BTP offrono lo stesso equilibrio tra rendimento e rischio. Ecco quali scadenze proteggono meglio e quali possono far male.
C’è una storia che si ripete ogni volta che la Banca Centrale Europea inizia a cambiare umore: tutti corrono a comprare BTP, attirati dai rendimenti in salita, senza fermarsi un momento a chiedersi cosa succede ai prezzi se quei tassi continuano a salire. Nel secondo trimestre 2026, quella storia rischia di ripetersi. E stavolta il copione potrebbe essere più doloroso del solito.
Il 30 aprile 2026 la BCE ha lasciato i tassi fermi - depositi al 2,00%, rifinanziamento principale al 2,15% - ma il messaggio lanciato da Christine Lagarde è stato inequivocabile: un rialzo a giugno è sul tavolo. Il motivo? L’inflazione dell’area euro è balzata al 3,0% ad aprile, trascinata da un’energia che segna un +10,9% annuo. Il mercato ha già cominciato a prezzare tre rialzi consecutivi. E quando i tassi salgono, i BTP a tasso fisso scendono di prezzo. Non è un’opinione: è matematica obbligazionaria.
Ma la vera domanda non è «comprare o non comprare i BTP». La domanda giusta - quella che in pochi si fanno - è: quale BTP, a quale scadenza e con quale logica di ingresso? Perché tra il BTP Short Term 2028 e il BTP 2041 c’è un abisso di rischio che i numeri rivelano in modo brutale. Quello che segue è un’analisi tecnica e concreta di ogni titolo emesso nel secondo trimestre 2026, con una risposta chiara su quale conviene, quale può aspettare e quale, oggi, è meglio lasciare in vetrina. [...]
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