Il mercato dei BTP è tornato a muoversi. Nelle ultime due settimane il future sul decennale è sceso da 119,78 a 117,69 punti, riportando i rendimenti su livelli più interessanti lungo tutta la curva delle scadenze. Come sempre accade nel mercato obbligazionario, quando i prezzi scendono i rendimenti salgono, modificando le valutazioni dei titoli di Stato e il rapporto tra rischio e rendimento.
Il ribasso del future riflette un mercato che sta rivalutando il rischio. Dopo mesi in cui l’attenzione era concentrata soprattutto sulle future mosse della BCE, gli investitori sono tornati a guardare con maggiore prudenza alle tensioni geopolitiche, alla volatilità dei prezzi dell’energia e alla possibilità che l’inflazione possa rivelarsi più persistente del previsto. Il risultato è una richiesta di rendimenti più elevati per acquistare obbligazioni governative.
In questo contesto il confronto tra il BTP 3,15% giugno 2031 e il BTP 3,30% giugno 2033 consente di osservare come il mercato remuneri il rischio sulle diverse scadenze.
L’incognita principale resta proprio l’evoluzione dei tassi d’interesse. Se da un lato non è escluso che la BCE possa ancora intervenire nei prossimi trimestri, dall’altro lo scenario rimane aperto e fortemente condizionato dai dati economici e dall’evoluzione del quadro internazionale. È anche per questo motivo che molti investitori continuano a osservare con particolare attenzione le scadenze comprese tra i cinque e i sette anni, considerate da numerosi operatori un segmento particolarmente significativo dell’attuale curva dei rendimenti.
Un aspetto da non sottovalutare è che il recente rialzo dei rendimenti ha modificato il rapporto tra prezzo e rendimento dei titoli di Stato rispetto a quanto osservato alcuni mesi fa. Pur rimanendo aperta l’incognita sull’evoluzione futura dei tassi, il mercato obbligazionario presenta oggi valutazioni diverse rispetto alla prima parte dell’anno, offrendo agli investitori elementi aggiuntivi di riflessione. Come spesso accade, è proprio nelle fasi di maggiore volatilità che il mercato ridefinisce gli equilibri tra rischio e rendimento.
BTP 2031 e BTP 2033: come cambiano rendimento, duration e rischio
A prima vista il titolo con scadenza 2033 sembra offrire un vantaggio. Il rendimento effettivo lordo è pari al 3,41%, contro il 3,15% del BTP 2031. Il differenziale, tuttavia, è piuttosto contenuto: appena 0,26 punti percentuali lordi, pari a circa 0,24 punti netti all’anno.
Il confronto si sposta quindi sul rapporto tra rendimento e rischio: il premio offerto dal BTP 2033 è sufficiente a compensare la maggiore esposizione alle variazioni dei tassi?
Per rispondere basta osservare la duration modificata. Il BTP 2031 presenta una duration di 4,43, mentre quella del BTP 2033 sale a 6,04, circa il 36% in più. In termini pratici significa che, qualora i rendimenti dovessero continuare a salire, il prezzo del titolo con scadenza 2033 risentirebbe maggiormente delle oscillazioni del mercato.
È proprio qui che emerge uno degli aspetti più interessanti dell’attuale fase obbligazionaria. Il messaggio che arriva dalla curva dei rendimenti è piuttosto chiaro: oggi il mercato remunera solo marginalmente chi sceglie di allungare la scadenza. Il rendimento cresce, ma molto meno di quanto aumenti la sensibilità del titolo alle variazioni dei tassi.
In altre parole, la parte intermedia della curva dei rendimenti continua a evidenziare un rapporto tra rendimento e rischio che il mercato considera più efficiente rispetto alle scadenze leggermente più lunghe. È anche per questo motivo che numerosi gestori stanno privilegiando le obbligazioni comprese tra cinque e sette anni, dove l’incremento della duration appare maggiormente bilanciato dal rendimento offerto.
Naturalmente lo scenario potrebbe cambiare. Se nei prossimi anni i tassi dovessero diminuire in misura significativa, i titoli con una duration più elevata potrebbero beneficiare maggiormente dell’apprezzamento dei prezzi. Se invece i rendimenti dovessero rimanere sugli attuali livelli o addirittura salire ancora, le obbligazioni con una duration più contenuta tenderebbero a registrare oscillazioni di prezzo più contenute.
BTP Italia: una protezione che torna ad avere valore
Il confronto diventa ancora più interessante introducendo il BTP Italia Sì giugno 2031, il nuovo titolo indicizzato all’inflazione italiana. A differenza dei BTP tradizionali, rivaluta sia il capitale sia le cedole in funzione dell’andamento dei prezzi al consumo.
Alle quotazioni attuali il rendimento stimato è pari al 4,44% lordo e al 3,87% netto, superiore ai due BTP a tasso fisso presi in esame. Anche la duration risulta inferiore, pari a 3,24, caratteristica che rende il titolo meno sensibile alle variazioni dei tassi d’interesse.
Negli ultimi mesi il tema dell’inflazione è tornato con forza al centro delle valutazioni degli investitori. Le tensioni internazionali continuano infatti a rappresentare un potenziale fattore di pressione sui prezzi dell’energia, delle materie prime e dei trasporti. Pur senza immaginare un ritorno ai livelli eccezionali registrati nel 2022, non si può escludere che il costo della vita rimanga superiore all’obiettivo della BCE più a lungo del previsto.
È in questo contesto che le caratteristiche del BTP Italia assumono particolare rilevanza. Più che il rendimento nominale, infatti, conta il rendimento reale, cioè quello ottenuto una volta considerato l’effetto dell’inflazione. Se il costo della vita dovesse mantenersi sostenuto, la rivalutazione del capitale e delle cedole consentirebbe di preservare il potere d’acquisto dell’investimento, offrendo una caratteristica che i BTP a tasso fisso non possiedono.
Va ricordato, inoltre, che il BTP Italia rappresenta soprattutto uno strumento indicizzato all’inflazione e, proprio per questo, il suo comportamento dipenderà in larga misura dall’evoluzione futura dei prezzi al consumo. Qualora l’inflazione dovesse rimanere superiore al target della BCE per un periodo più lungo del previsto, questa caratteristica assumerebbe un peso maggiore nella valutazione del titolo.
Se invece l’inflazione dovesse convergere rapidamente e stabilmente verso il 2%, il vantaggio derivante dall’indicizzazione tenderebbe progressivamente a ridursi.
In definitiva, il confronto tra questi tre titoli dimostra come oggi la scelta non dipenda soltanto dal rendimento indicato sullo schermo. Conta soprattutto comprendere come ciascun titolo reagisca ai diversi scenari di mercato.
Dall’analisi emergono caratteristiche differenti per ciascun titolo. Il BTP giugno 2031 presenta una duration più contenuta rispetto al 2033 a fronte di un differenziale di rendimento limitato; il BTP giugno 2033 offre invece una maggiore esposizione alle variazioni dei tassi d’interesse; il BTP Italia, infine, aggiunge la componente di indicizzazione all’inflazione, che potrebbe assumere maggiore rilevanza qualora la dinamica dei prezzi dovesse rimanere sostenuta.
Più che individuare un titolo migliore in assoluto, il confronto evidenzia quindi come ogni strumento presenti caratteristiche differenti in termini di rendimento, sensibilità ai tassi e protezione dall’inflazione. Valutare questi elementi alla luce del proprio orizzonte temporale e dello scenario economico atteso consente di interpretare in modo più consapevole le opportunità offerte oggi dal mercato obbligazionario. Il confronto tra questi strumenti evidenzia come rendimento, duration e indicizzazione all’inflazione contribuiscano a determinare comportamenti differenti nelle diverse fasi di mercato.