Con l’inflazione italiana che a maggio ha toccato il 3,2% annuo (dal 2,7% di aprile) e quella eurozona intorno al 3,2-3,3%, il Ministero dell’Economia e delle Finanze ha lanciato il nuovo BTP Italia Sì, un titolo specificamente pensato per i risparmiatori retail.
Questo arriva in un contesto di rinnovata attenzione al rischio prezzi, dopo le tensioni geopolitiche in Medio Oriente che hanno spinto i costi energetici. Il BTP Italia Sì, con scadenza 23 giugno 2031 (esattamente 5 anni), si affianca ai BTP€i già in circolazione, creando un duello interessante tra protezione dall’inflazione nazionale e quella europea.
Entrambi i titoli condividono la tassazione agevolata al 12,5% e il basso rischio emittente Italia, ma differiscono profondamente nel meccanismo, nella durata, nella frequenza di pagamento dell’inflazione e nel profilo di rendimento atteso.
Le differenze tra i due titoli di Stato
Il BTP Italia Sì è emesso alla pari (prezzo 100) con codice ISIN IT0005713539 durante il collocamento dal 15 al 19 giugno 2026, riservato principalmente ai privati. Offre un tasso reale minimo garantito dell’1,60% annuo (0,80% semestrale), cui si aggiunge la componente inflazione calcolata sull’indice FOI ISTAT ex-tabacchi. A differenza dei vecchi BTP Italia, qui il capitale nominale non viene rivalutato: l’inflazione viene incorporata interamente nella cedola semestrale, rendendo il flusso di cassa più immediato e trasparente. In caso di deflazione, la cedola non scende mai sotto l’1,60% lordo annuo. Chi acquista in emissione e tiene fino a scadenza incassa inoltre un premio fedeltà dello 0,6% sul nominale, pari a 60 euro lordi ogni 10.000 euro investiti. Le cedole arrivano ogni 23 giugno e 23 dicembre, a partire dal dicembre 2026.
I BTP€i, invece, sono titoli indicizzati all’inflazione eurozona (HICP ex-tabacco Eurostat) e disponibili sul mercato secondario MOT in diverse scadenze. Nel 2026 circolano tranche rilevanti come il BTP€i 5 anni con scadenza 15 agosto 2031 (asta di maggio 2026 al rendimento reale 0,89%), il 10 anni al 15 maggio 2036 (rendimenti reali intorno all’1,5-1,8% nelle aste recenti) e il 15 anni al 15 febbraio 2046 (intorno al 2,25%). Qui il meccanismo classico prevede la rivalutazione del capitale nominale in base all’inflazione cumulativa, con cedole calcolate sul capitale rivalutato. Questo significa una protezione più forte sul rimborso finale, ma con rivalutazione concentrata a scadenza piuttosto che distribuita nelle cedole. I rendimenti reali sono stati compressi negli ultimi mesi: per la tranche 5 anni si è vista un’asta a maggio con rendimento reale dello 0,89% su oltre 1,7 miliardi emessi, contro richieste superiori ai 2,9 miliardi.
Come cambiano i rendimenti?
Dal punto di vista del rendimento atteso, il confronto ruota intorno al breakeven inflation. Per il BTP Italia Sì, gli analisti stimano un breakeven intorno all’1,47-1,56% annuo medio sui cinque anni (inclusa l’effetto del premio fedeltà). Se l’inflazione FOI media supererà questa soglia – ipotesi sostenuta dalle proiezioni – il titolo batterà un BTP nominale equivalente. Con inflazione acquisita 2026 già al 2,6% e previsioni Banca d’Italia al 3,1% per l’intero 2026 (poi verso il 2% nel 2027-2028), un investitore che mette 10.000 euro nel BTP Italia Sì potrebbe incassare, in uno scenario centrale di inflazione media 2,3-2,5% annua, un rendimento lordo complessivo intorno al 3,9-4,1% annuo (cedole + premio), al netto della tassazione circa 3,4-3,6%. Su 10.000 euro, con inflazione semestrale costante al 1,5%, le cedole semestrali supererebbero i 115-130 euro ciascuna già nei primi anni.
I BTP€i, con rendimenti reali più bassi (0,89% per il 5 anni), incorporano aspettative di inflazione HICP eurozona intorno all’1,8-2,0% a cinque anni. Le proiezioni Eurosistema di giugno 2026 parlano di HICP al 3,0% nel 2026, 2,3% nel 2027 e 2,0% nel 2028. Su una tranche 5 anni, un rendimento reale dello 0,89% più inflazione media 2,2% genera un rendimento nominale lordo intorno al 3,1%, leggermente inferiore al BTP Italia Sì nello scenario base, ma con il vantaggio della rivalutazione del capitale (su 10.000 euro nominali, a inflazione cumulativa 11-12% in 5 anni, il rimborso potrebbe avvicinarsi a 11.100-11.200 euro prima dell’ultima cedola). Per durate più lunghe, come il BTP€i 15 anni, il rendimento reale intorno al 2,25% offre maggiore compensazione per chi accetta un orizzonte esteso.
La differenza chiave sta nell’indice di riferimento: FOI italiano versus HICP eurozona. Negli ultimi anni l’inflazione italiana è stata spesso inferiore a quella europea (soprattutto nel 2023-2025), ma nel 2026 il divario si è ridotto e in alcuni mesi invertito a causa dell’impatto energetico più marcato sul nostro Paese. Il BTP Italia Sì paga l’inflazione ogni sei mesi sul nominale fisso, risultando più vantaggioso in fasi di inflazione volatile o front-loaded. I BTP€i, invece, capitalizzano l’inflazione sul principale, offrendo maggiore protezione se i prezzi corrono fortemente verso la fine del periodo. Sul fronte liquidità, entrambi si scambiano sul MOT, ma il BTP Italia Sì, fresco di emissione retail, potrebbe mostrare maggiore interesse iniziale tra i privati, mentre i BTP€i beneficiano di maggiore profondità istituzionale. Dal punto di vista del rischio, entrambi risentono dei movimenti dei tassi reali e dello spread BTP-Bund (attualmente intorno ai 70-75 punti nel giugno 2026, con rendimento BTP decennale nominale al 3,67%).
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Cosa scegliere?
In caso di rialzo dei tassi, i prezzi sul secondario possono scendere: un BTP Italia Sì acquistato a 100 potrebbe valere 96-97 se i rendimenti reali salissero di 50-60 basis point. Stesso discorso per i BTP€i, ma con maggiore sensibilità sulle scadenze lunghe. Entrambi godono dell’esenzione dalle imposte di successione e non rientrano nel computo ISEE fino a certe soglie.In uno scenario di inflazione italiana persistentemente sopra il 2% (come nelle proiezioni Banca d’Italia riviste al rialzo di 0,5 punti per il 2026), il BTP Italia Sì appare più attraente per il retail con orizzonte 5 anni: semplicità, cedole gonfiate subito dall’inflazione nazionale, premio fedeltà e breakeven favorevole.
Per chi invece cerca durate superiori ai 10 anni o crede in un’inflazione eurozona strutturalmente più alta (magari per effetti di politica monetaria comune), i BTP€i offrono diversificazione e una maggiore rivalutazione del capitale. Un portafoglio misto – ad esempio 60% BTP Italia Sì e 40% BTP€i 5-10 anni – potrebbe bilanciare le due logiche, catturando sia l’inflazione domestica sia quella europea con flussi cedolari differenziati.
Alla fine, la scelta dipende dalle aspettative: se si teme soprattutto il carovita italiano quotidiano (bollette, alimentari, servizi), il BTP Italia Sì del giugno 2026, con il suo 1,60% più FOI più 0,6% di premio, rappresenta uno scudo diretto e retail-friendly. Se invece si ragiona in termini di area euro e si vuole massimizzare la protezione del capitale a lungo termine, i BTP€i esistenti sul MOT mantengono un ruolo centrale. In entrambi i casi, giugno 2026 offre un’opportunità storica per ancorare il risparmio all’inflazione in un momento in cui i prezzi tornano a preoccupare.