Mentre l’inflazione italiana torna a far parlare di sé – con le proiezioni di Banca d’Italia che indicano un 3,1% medio per il 2026 prima di ridimensionarsi intorno al 2% negli anni successivi – molti risparmiatori si interrogano su come proteggere il potere d’acquisto dei propri soldi senza assumersi rischi eccessivi.
Da una parte i BOT a 12 mesi, pilastro della liquidità italiana con rendimenti attuali intorno al 2,55-2,57% lordo, dall’altra il nuovissimo BTP Italia Sì (ISIN IT0005713539), emesso a giugno 2026 con scadenza 23 giugno 2031, che promette una protezione diretta dall’inflazione nazionale.
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Le differenze tra i due strumenti
Il confronto non è banale. I BOT rappresentano da decenni lo strumento preferito per parcheggiare liquidità: zero cedole, acquisto a sconto, rimborso a 100 in meno di un anno. Offrono rendimenti reali positivi nella maggior parte dei periodi storici, ma soffrono quando l’inflazione sorprende al rialzo, come accaduto drammaticamente tra 2021 e 2022. In quei casi i tassi reali diventano negativi per qualche tempo, bruciando valore prima di recuperare con i successivi rialzi della BCE.
Il BTP Italia Sì cambia le carte in tavola. Ha una durata di cinque anni e paga cedole semestrali calcolate in modo semplificato: una componente fissa minima garantita all’1,60% annuo (applicata al nominale non rivalutato) più la variazione dell’indice FOI ISTAT al netto dei tabacchi del semestre. Anche in caso di deflazione si incassa almeno la parte fissa.
A chi lo sottoscrive in collocamento (dal 15 al 19 giugno 2026) e lo tiene fino alla scadenza spetta inoltre un premio fedeltà dello 0,60% sul nominale. Il capitale viene rimborsato a 100, senza rivalutazione, ma la protezione dall’inflazione arriva direttamente attraverso le cedole che crescono quando i prezzi salgono.
Tre scenari per capire cosa conviene
Nel lungo periodo i BOT hanno tenuto testa all’inflazione con un premio medio di circa 10 punti base annui dal 1998 a oggi, confermando la tesi che, rollando anno dopo anno, si mantiene il potere d’acquisto al lordo delle tasse. Ma i nove anni di rendimento reale negativo su 28 dimostrano che non sono immuni dalle sorprese inflattive. Quando i prezzi corrono, il reinvestimento successivo a tassi più alti recupera solo dopo un certo tempo.
Il BTP Italia Sì, invece, trasferisce l’inflazione nelle cedole già dal semestre successivo. Con un tasso reale garantito dell’1,60% più premio, offre un pavimento di rendimento reale che i BOT possono superare solo se i tassi nominali rimangono elevati e l’inflazione resta contenuta. In uno scenario di inflazione sostenuta, il nuovo titolo appare strutturalmente più difensivo.
Per rendere concreta l’idea, consideriamo un investimento di 100.000 euro per cinque anni, al lordo delle tasse al 12,5%.
Scenario base (inflazione media annua 2,2% come nelle proiezioni centrali):
- Con BOT rollati annualmente intorno al 2,60% lordo attuale, il capitale finale nominale si attesta intorno ai 113.800 euro. Depurato dell’inflazione cumulativa, il potere d’acquisto reale risulta poco sopra i 102.000 euro.
- Con BTP Italia Sì (cedole medie intorno al 3,8% grazie alla componente inflazione, più premio fedeltà), il montante nominale sale a circa 119.500 euro, con potere d’acquisto reale vicino ai 107.000 euro. Il vantaggio è netto.
Scenario inflazione alta (media 3,5% annua):
I BOT rimangono intorno ai 113.800 euro nominali ma perdono terreno in termini reali, scendendo sotto i 97.500 euro di potere d’acquisto. Il BTP Italia Sì beneficia di cedole più generose (fino al 5% medio), portando il reale intorno ai 105.500 euro, confermando una protezione superiore.
Scenario inflazione bassa (media 1,5%):
Qui i BOT possono competere meglio, arrivando a un reale vicino ai 105.500 euro contro i circa 108.500 del BTP. Il rendimento nominale più alto e il reinvestimento rapido premiano quando i prezzi non corrono.
Queste simulazioni, realizzate reinvestendo le cedole del BTP al rendimento BOT per uniformità, mostrano chiaramente che il nuovo titolo brilla quando l’inflazione supera le aspettative di mercato, mentre i BOT mantengono un vantaggio in contesti di prezzi calmi e tassi reali positivi.
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Alcune considerazioni operative
Nessuno dei due è privo di limiti. I BOT espongono al rischio di reinvestimento: se i tassi dovessero crollare nei prossimi anni, i rendimenti futuri scenderebbero. Il BTP Italia Sì ha una sensibilità maggiore ai tassi di mercato sul mercato secondario: chi dovesse vendere prima della scadenza potrebbe incassare meno di 100 se i rendimenti reali salissero. Il premio fedeltà spinge quindi a detenere fino al 2031. Sul fronte fiscale entrambi godono del 12,5%, esenzione successioni e vantaggi ISEE, ma il BTP Italia Sì è riservato esclusivamente al retail e non vede partecipazione istituzionale in collocamento, riducendo pressioni speculative.
Nessun strumento è buono per tutte le stagioni. I BOT restano imbattibili per la liquidità a brevissimo e per chi ha orizzonti sotto i due anni. Il BTP Italia Sì si candida come soluzione per chi vuole dormire sonni più tranquilli su un orizzonte di 3-5 anni, specialmente se teme un ritorno strisciante dell’inflazione italiana.
La scelta migliore, come spesso accade, potrebbe essere un mix: una parte in BOT per la flessibilità immediata e una tranche nel nuovo BTP per la protezione strutturale. In un’epoca di incertezza geopolitica ed energetica, diversificare tra breve termine e indicizzazione diretta sembra la via del buonsenso.