Vuoi investire in BTP Futura? Ecco una guida completa tra caratteristiche, rendimento e rischio del BTP dedicato ai piccoli risparmiatori.
I BTP Futura sono titoli di Stato italiani pensati per il risparmiatore retail, caratterizzati da cedole nominali crescenti nel tempo e, per chi li ha sottoscritti durante il collocamento e ha rispettato le condizioni previste, da un premio fedeltà collegato alla crescita del PIL nominale italiano.
Nati tra il 2020 e il 2021, i BTP Futura non vengono più collocati in emissione: nel 2026 possono essere acquistati o venduti sul mercato secondario, dove il prezzo cambia in funzione delle condizioni di mercato. Per questo, chi valuta oggi un acquisto deve guardare non soltanto alla cedola, ma soprattutto a prezzo, rendimento effettivo, durata residua, tassazione e rischi. Ecco tutto quello che c’è da sapere.
Cosa sono i BTP Futura?
I BTP Futura sono Buoni del Tesoro Poliennali emessi dal Ministero dell’Economia e delle Finanze con una struttura step-up: il tasso cedolare è stabilito all’emissione e aumenta a scaglioni durante la vita del titolo.
Sono stati concepiti per gli investitori individuali e altri soggetti assimilati e, durante i collocamenti originari, venivano offerti direttamente sul MOT di Borsa Italiana a un prezzo pari a 100, con un taglio minimo di 1.000 euro. Le cedole vengono corrisposte semestralmente e il capitale nominale viene rimborsato in un’unica soluzione alla scadenza.
In pratica, chi acquista un BTP Futura presta denaro alla Repubblica Italiana e riceve nel tempo gli interessi previsti dal titolo, assumendo il rischio legato all’emittente. La particolarità rispetto a un BTP ordinario non è l’indicizzazione all’inflazione, che non è prevista, ma la progressione dei tassi cedolari e il premio fedeltà riconosciuto, secondo regole differenti a seconda dell’emissione, a chi ha acquistato il titolo durante il collocamento e lo ha conservato rispettando le condizioni previste.
Come funzionano i BTP Futura?
I BTP Futura funzionano come obbligazioni a tasso fisso crescente. Il tasso cedolare annuo viene stabilito all’emissione secondo una serie di periodi e determina l’importo delle cedole semestrali.
Questa caratteristica, però, non significa che il rendimento per chi acquista oggi sia uguale alla cedola. Sul mercato secondario il titolo viene infatti comprato a un prezzo che può essere superiore o inferiore a 100. Il rendimento effettivo dipende quindi dal prezzo pagato, dalle cedole che restano da incassare, dal rimborso del capitale a 100 alla scadenza e, per una valutazione completa, anche dai costi dell’operazione.
Le caratteristiche dei BTP Futura da controllare sono:
- scadenza: indica la data in cui il capitale nominale viene rimborsato a 100, salvo il rischio di credito dell’emittente;
- cedole step-up: aumentano secondo periodi prestabiliti e sono pagate semestralmente. Non sono indicizzate all’inflazione;
- prezzo di mercato: può essere sopra o sotto 100 e incide direttamente sul rendimento effettivo per chi acquista dopo l’emissione;
- premio fedeltà: è previsto, con regole diverse tra le emissioni, per gli investitori che hanno acquistato durante il collocamento e hanno rispettato i requisiti di possesso. Chi compra il titolo sul mercato secondario non acquisisce il diritto al premio fedeltà destinato ai sottoscrittori originari;
- liquidità: i titoli sono negoziati sul MOT, ma il prezzo può variare anche sensibilmente in funzione dei tassi di interesse, della durata residua e della percezione del rischio sul debito italiano.
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Quali sono i BTP Futura ancora in circolazione nel 2026?
Nel 2026 non esiste un solo BTP Futura. Le emissioni complessive sono quattro e tutte sono ancora presenti sul mercato secondario.
| Emissione | Data di godimento | Scadenza | Cedola annua in vigore a settembre 2026 |
|---|---|---|---|
| BTP Futura 2028 | 17 novembre 2020 | 17 novembre 2028 | 0,60% |
| BTP Futura 2030 | 14 luglio 2020 | 14 luglio 2030 | 1,30% |
| BTP Futura 2033 | 16 novembre 2021 | 16 novembre 2033 | 1,35% |
| BTP Futura 2037 | 27 aprile 2021 | 27 aprile 2037 | 1,20% |
Le quattro emissioni hanno strutture step-up differenti. Il BTP Futura 2028 prevede tassi annui dello 0,35% per i primi tre anni, dello 0,60% per i successivi tre e dell’1% per gli ultimi due. Il 2030 prevede l’1,15% per i primi quattro anni, l’1,30% per i successivi tre e l’1,45% per gli ultimi tre. Il 2033 è strutturato con lo 0,75% per i primi quattro anni, l’1,35% per i successivi quattro e l’1,70% per gli ultimi quattro. Il 2037, infine, prevede lo 0,75% nei primi quattro anni, l’1,20% nei successivi quattro, l’1,65% nei quattro anni seguenti e il 2% negli ultimi quattro.
Ciò significa che, a settembre 2026, tutte e quattro le emissioni si trovano nel secondo periodo cedolare: il 2028 allo 0,60% (l’1% scatterà dal 17 novembre 2026), il 2030 all’1,30%, il 2033 all’1,35% e il 2037 all’1,20%.
BTP Futura 2028, 2030, 2033 e 2037 a confronto
I dati di mercato riportati di seguito provengono da Borsa Italiana e si riferiscono a date di rilevazione diverse, indicate per ciascun titolo: prezzi e rendimenti variano quotidianamente e vanno sempre verificati al momento dell’ordine.
Il BTP Futura 2028 ha scadenza 17 novembre 2028. La cedola corrente è lo 0,60% annuo, pari allo 0,30% semestrale; dal 17 novembre 2026 salirà all’1% per gli ultimi due anni. Al 28 settembre 2026 il titolo quotava 94,30, con un rendimento effettivo lordo a scadenza del 3,81% e un rendimento netto del 3,68%. Il lotto minimo è di 1.000 euro e il titolo è negoziato sul MOT a corso secco.
Il BTP Futura 2030 ha godimento 14 luglio 2020 e scadenza 14 luglio 2030. La cedola corrente è l’1,30% annuo, pari allo 0,65% semestrale; il passaggio all’ultimo scaglione dell’1,45% avverrà nel luglio 2027. Al 10 settembre 2026 il prezzo di riferimento era 92,01 e il rendimento effettivo lordo a scadenza il 3,70%; al 17 settembre il rendimento risultava salito al 3,84%, a conferma di quanto il dato vari con il prezzo di mercato.
Il BTP Futura 2033 ha scadenza 16 novembre 2033. La cedola corrente è l’1,35% annuo, pari allo 0,675% semestrale; l’ultimo scaglione dell’1,70% scatterà nel novembre 2029. Al 28 settembre 2026 il titolo quotava 82,48, con un rendimento effettivo lordo a scadenza del 4,47% e un rendimento netto del 4,25%.
Il BTP Futura 2037 è l’emissione con la maggiore durata residua: godimento 27 aprile 2021, scadenza 27 aprile 2037. La cedola corrente è l’1,20% annuo; l’1,65% scatterà dal 2029 e il 2% dal 2033. Al 10 settembre 2026 il prezzo di riferimento era 75,60 e il rendimento effettivo lordo a scadenza il 4,60%; al 28 settembre l’ultima contrattazione disponibile si è chiusa a 74,25.
Il confronto mostra perché non sia sufficiente guardare alla cedola: le emissioni con scadenza più lontana possono avere prezzi più bassi e rendimenti effettivi più elevati, ma anche una maggiore sensibilità alle variazioni dei tassi di mercato.
Premio fedeltà: come funziona e a chi spetta?
Il premio fedeltà è una delle caratteristiche distintive dei BTP Futura, ma nel 2026 non deve essere confuso con un beneficio che si trasferisce automaticamente a chi compra il titolo sul mercato secondario.
Il requisito fondamentale è aver acquistato il BTP Futura durante il periodo di collocamento previsto per quella specifica emissione e aver rispettato le condizioni di possesso richieste fino alla data prevista per il premio.
Per il BTP Futura 2030, la prima emissione, il MEF ha previsto un premio finale legato alla crescita media del PIL nominale, con un minimo dell’1% e un massimo del 3% del capitale.
Lo stesso schema vale per il BTP Futura 2028: premio finale collegato alla variazione media annua percentuale del PIL nominale italiano nel periodo di riferimento, con un minimo dell’1% e un massimo del 3% del capitale.
Il meccanismo è invece più articolato per il BTP Futura 2033 e per il 2037. Per il 2033 il premio fedeltà è collegato alla crescita dell’economia nazionale e può essere corrisposto in due momenti, con un premio intermedio dopo i primi otto anni e uno finale alla scadenza. Il premio intermedio, previsto per chi ha mantenuto il titolo secondo le condizioni richieste, ha un minimo dello 0,4% e un massimo dell’1,2% del capitale investito.
Anche il BTP Futura 2037 presenta un meccanismo con più componenti del premio e requisiti di possesso specifici. Per questo, chi acquista oggi uno di questi titoli sul MOT deve distinguere chiaramente tra il rendimento dell’obbligazione acquistata sul mercato e il premio fedeltà originariamente destinato ai sottoscrittori che hanno partecipato al collocamento.
Rendimento, prezzo e cedola non sono la stessa cosa
Quando si parla di rendimento dei BTP Futura, bisogna distinguere la cedola dal rendimento effettivo.
La cedola nominale è il tasso utilizzato per calcolare gli interessi periodici sul valore nominale del titolo. Il rendimento effettivo a scadenza, invece, considera anche il prezzo pagato per acquistare l’obbligazione e il rimborso del capitale a 100, oltre ai flussi cedolari futuri.
Se un titolo viene acquistato sotto la pari, il rimborso a 100 genera un guadagno in conto capitale rispetto al prezzo pagato, che fa salire il rendimento oltre quello espresso dalla sola cedola. Al contrario, un acquisto sopra 100 riduce il rendimento a scadenza, perché il capitale rimborsato sarà comunque pari al valore nominale.
Il terzo elemento è il rendimento netto, cioè quello dopo la tassazione prevista e considerando, nella valutazione complessiva, anche gli eventuali costi dell’intermediario.
Per i BTP Futura si applica la tassazione agevolata del 12,5% prevista per i titoli di Stato italiani sui redditi di capitale e diversi.
Per valutare un acquisto non basta quindi dire che “la cedola è bassa” oppure che “il prezzo è sotto la pari”. Bisogna verificare il rendimento effettivo a scadenza, lordo e netto, nel momento in cui si effettua l’ordine e confrontarlo con quello di altri titoli di Stato con durata e caratteristiche simili.
Il rateo dei BTP Futura
Un altro elemento da considerare quando si compra un BTP Futura sul mercato secondario è il rateo.
Le obbligazioni negoziate a corso secco vengono acquistate sulla base del prezzo del titolo, al quale si aggiunge il rateo degli interessi maturati dall’ultima data di pagamento della cedola fino al regolamento dell’operazione.
Il prezzo visualizzato sul mercato, quindi, non coincide necessariamente con l’intero esborso sostenuto dall’investitore: nel costo effettivo dell’operazione rientrano anche il rateo e le eventuali commissioni applicate dall’intermediario.
Borsa Italiana pubblica, per i BTP Futura, sia il rateo lordo sia quello netto insieme al rendimento effettivo a scadenza. Il 28 settembre 2026, per esempio, il BTP Futura 2028 aveva un rateo lordo di 0,22174 e il BTP Futura 2033 di 0,50258.
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La sottoscrizione dei BTP Futura nel 2026
La sottoscrizione dei BTP Futura va distinta dall’acquisto sul mercato secondario.
Le quattro emissioni BTP Futura sono già state collocate tra il 2020 e il 2021: la prima nel luglio 2020, la seconda nel novembre 2020, la terza nell’aprile 2021 e la quarta nel novembre 2021. Durante quei collocamenti i titoli venivano offerti a 100 e il taglio minimo era di 1.000 euro.
Nel 2026, quindi, non è possibile sottoscrivere una nuova emissione di BTP Futura alle condizioni originarie. Chi vuole acquistare uno dei quattro titoli deve farlo sul mercato secondario, attraverso il proprio intermediario.
La differenza non è soltanto terminologica. Acquistando sul MOT si accetta il prezzo di mercato del momento e si acquisiscono i flussi cedolari ancora disponibili, ma non si diventa titolari del premio fedeltà riservato agli investitori che avevano partecipato al collocamento originario.
Durante le emissioni originarie non erano previste commissioni bancarie a carico dell’investitore per la sottoscrizione; per gli acquisti e le vendite successive, invece, si applicano le condizioni economiche concordate con la propria banca o intermediario.
BTP Futura e rischio: cosa considerare prima di investire
Il rischio dei BTP Futura non va sottovalutato per il solo fatto che si tratta di titoli di Stato. Il rimborso del capitale a 100 è previsto alla scadenza, ma il prezzo non resta stabile nel corso della vita dell’obbligazione: chi vende prima della scadenza può realizzare una perdita o un guadagno in conto capitale in funzione del prezzo di mercato del momento.
I principali rischi da valutare sono i seguenti.
- Rischio tasso: quando i rendimenti di mercato salgono, il prezzo delle obbligazioni già in circolazione tende a scendere. La sensibilità è generalmente maggiore per i titoli con durata residua più lunga.
- Rischio emittente: il debitore è la Repubblica Italiana e il rimborso del capitale e il pagamento delle cedole dipendono dalla capacità dell’emittente di rispettare i propri obblighi.
- Rischio inflazione: le cedole dei BTP Futura sono nominali e non sono indicizzate all’inflazione. Se i prezzi aumentano più rapidamente del rendimento dell’investimento, il rendimento reale si riduce.
- Rischio di concentrazione: investire una quota elevata del patrimonio in titoli dello stesso emittente aumenta l’esposizione alle condizioni finanziarie del medesimo debitore.
- Rischio di orizzonte temporale: un titolo con scadenza lontana può essere poco compatibile con un’esigenza di liquidità a breve, perché la vendita anticipata espone alle oscillazioni del prezzo di mercato, con possibili perdite anche dopo aver incassato alcune cedole.
BTP Futura 2030 o 2037: cosa cambia
Il confronto tra BTP Futura 2030 e BTP Futura 2037 è particolarmente utile per capire il rapporto tra durata e rischio di prezzo.
Il 2030 scade il 14 luglio 2030 e ha quindi una durata residua inferiore rispetto al 2037, che scade il 27 aprile 2037. Il 2037 presenta anche una duration modificata molto più elevata: nella rilevazione di Borsa Italiana del 10 settembre 2026 era pari a 9,25, contro 3,60 per il 2030.
In termini pratici, il prezzo del 2037 è più sensibile alle variazioni dei rendimenti di mercato rispetto a quello del 2030. Il 2037 offre però un orizzonte cedolare più lungo e passerà a scaglioni superiori: dall’1,20% attuale all’1,65% dal 2029 e al 2% dal 2033.
Non esiste quindi una valutazione valida in assoluto: la scelta tra le diverse emissioni dipende dal prezzo disponibile, dal rendimento effettivo, dalla durata che l’investitore è disposto a mantenere e dalla necessità o meno di poter disporre del capitale prima della scadenza.
Quando può avere senso inserire un BTP Futura in portafoglio
Un BTP Futura può essere preso in considerazione all’interno della componente obbligazionaria di un portafoglio quando l’investitore cerca flussi cedolari predeterminati, accetta l’esposizione al debito italiano e dispone di un orizzonte temporale compatibile con la scadenza del titolo.
Può invece risultare meno coerente con un obiettivo di breve periodo, soprattutto quando l’investitore potrebbe essere costretto a vendere il titolo prima della scadenza. Allo stesso modo, non offre una protezione diretta dall’inflazione, perché le cedole non sono indicizzate all’andamento dei prezzi.
Prima dell’acquisto è utile verificare:
- Il prezzo attuale è sotto, pari o sopra 100?
- Qual è il rendimento effettivo a scadenza lordo?
- Qual è il rendimento netto?
- Qual è la durata residua?
- Quanto è sensibile il titolo alle variazioni dei tassi?
- Quali cedole restano da incassare?
- Il rateo quanto incide sul costo complessivo?
- Sono previste commissioni di negoziazione?
- Il premio fedeltà spetta effettivamente oppure no?
- Quale peso avrebbe il titolo sul totale del portafoglio?