Un BTP con cedola al 3,10% e rendimento netto negativo. Non è un errore: è la matematica del prezzo sopra la pari con pochissimo tempo alla scadenza.
Un titolo di Stato viene spesso percepito come il posto più tranquillo in cui parcheggiare il denaro. Nell’immaginario di molti risparmiatori comprare un BTP significa prestare soldi allo Stato italiano, incassare una cedola e arrivare alla scadenza con il rimborso del capitale. Lo schema sembra lineare, quasi automatico: si compra, si aspetta, si incassa. Ma anche dentro il mondo degli strumenti considerati più prudenti possono comparire risultati inattesi. Non perché il titolo diventi improvvisamente speculativo, ma perché prezzo di acquisto, durata residua, cedole ancora da incassare, tassazione e rimborso finale si combinano in modo meno intuitivo di quanto sembri.
Il caso che discutiamo è esemplare: un BTP con scadenza ravvicinata, tasso cedolare positivo e rendimento netto indicato come negativo. Come può uno degli strumenti più sicuri del mercato produrre, se comprato a quelle condizioni, un risultato inferiore a zero?
La sicurezza non coincide con la convenienza
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