Borsa Italiana, capitalizzazione su del 74% in dieci anni

Alberto De Pasquale

23/01/2024

Il valore totale delle azioni delle società quotate è in crescita, ma in rapporto al Pil (39,4%) resta il più basso tra le economie del G7

Borsa Italiana, capitalizzazione su del 74% in dieci anni

Nel 2023 la Borsa Italiana ha vissuto il miglior momento degli ultimi quindici anni, con un aumento delle società quotate e una crescita della capitalizzazione complessiva e del suo peso in rapporto al Pil. Tuttavia, quella italiana rimane tra le borse più piccole in Europa e nettamente la meno sviluppata nel contesto delle grandi economie del G7. Vediamo perché.

Partiamo dalle note positive. Nel 2023 il Ftse Mib, che misura l’andamento delle prime quaranta aziende quotate a Milano ed è quindi molto indicativo delle tendenze e dell’andamento del mercato finanziario italiano, ha registrato una crescita del 28%, con valori che non si toccavano dal giugno del 2008, pochi mesi prima del fallimento di Lehman Brothers. Piazza Affari ha chiuso lo scorso anno con un totale di 429 società quotate, che hanno portato la capitalizzazione complessiva a 761 miliardi di euro, in aumento del 22% rispetto ai 626 miliardi del 2022.

La crescita è ancora più evidente se si allarga l’orizzonte agli anni precedenti. Nel 2013 Borsa Italiana aveva chiuso l’anno con 326 società quotate e una capitalizzazione di poco superiore ai 438 miliardi di euro. Rispetto a dieci anni fa, quindi, oggi ci sono 103 società quotate in più mentre la capitalizzazione complessiva, ossia il valore di mercato totale delle azioni delle società quotate in Italia, è aumentato del 74%.

La crescita ha riguardato anche il rapporto tra la capitalizzazione totale delle società quotate in Italia e il prodotto interno lordo, che nel 2023 ha superato il 39%, contro il 34% del 2022. Il rapporto tra capitalizzazione complessiva e Pil è anche conosciuto come “Buffett Indicator”, dal nome del celebre imprenditore ed economista americano che lo ha suggerito come un importante parametro (riferito inizialmente al mercato statunitense) per valutare i mercati azionari.

Da un lato, il peso della Borsa Italiana è in aumento; basti pensare che il rapporto tra capitalizzazione e Pil era sceso appena al 25,4% nell’estate del 2022. Dall’altro, nonostante l’Italia sia l’ottava potenza economica mondiale, può contare su una capitalizzazione che non si avvicina nemmeno a quello delle borse delle altre grandi economie. Secondo Ceic, sul finire del 2023 il mercato azionario della Francia ha raggiunto una capitalizzazione di 3.784 miliardi di dollari, del Regno Unito di 2.441 e della Germania di 1.882. In Francia il rapporto tra capitalizzazione complessiva e Pil arriva al 135%, in Germania al 45% e nel Regno Unito al 91% (dati riferiti al 2022).

Secondo uno studio della Banca d’Italia (risalente al 2020), il rapporto tra capitalizzazione e Pil è mediamente del 41% tra i paesi dell’Eurozona. Anche in occasione di un’espansione del peso della Borsa Italiana come quello vissuto di recente, quindi, il mercato azionario italiano rimane quindi piuttosto sottosviluppato in termini assoluti e anche in rapporto al Pil, a causa essenzialmente del numero esiguo di società italiane che decidono di quotarsi e alle loro ridotte dimensioni rispetto a quelle delle principali borse europee. Difficile immaginare che la situazione cambi, almeno finché l’economia italiana sarà caratterizzata soprattutto da piccole e medie imprese.