Le mid e small cap italiane quotate mantengono multipli attraenti, mentre la discesa dei tassi ha reso più interessanti le soluzioni a reddito fisso PIR-compliant.
I Piani Individuali di Risparmio stanno vivendo una fase di rinnovato interesse da parte degli investitori retail italiani. Dopo i deflussi degli anni precedenti, la raccolta netta ha mostrato una chiara inversione già nel 2025, con oltre 2,1 miliardi di euro entrati nel sistema. Il momentum positivo si è confermato nei primi mesi del 2026, con flussi netti cumulati intorno ai 925 milioni a fine aprile. Il patrimonio complessivo dei PIR ordinari supera oggi i 20 miliardi di euro, con gli obbligazionari che continuano a monopolizzare la gran parte dei nuovi ingressi per la loro stabilità in un contesto di mercati ancora volatili.
Il contesto macroeconomico ha sostenuto questa ripresa: le mid e small cap italiane quotate mantengono multipli attraenti, mentre la discesa dei tassi ha reso più interessanti le soluzioni a reddito fisso PIR-compliant. Il vantaggio fiscale resta il principale motore: dopo cinque anni di detenzione, plusvalenze, dividendi e interessi sono completamente esenti da tassazione, con l’aggiunta dell’esenzione dall’imposta di successione.Questo rende i PIR uno degli strumenti più efficienti per chi ha un orizzonte medio-lungo e vuole ottimizzare il carico fiscale.
Guardando alle performance degli ultimi cinque anni (da metà 2021 a giugno 2026), emerge una netta separazione tra le categorie. I fondi con maggiore esposizione azionaria all’Italia hanno consegnato i rendimenti cumulati più elevati, mentre i bilanciati hanno offerto una crescita più moderata e gli obbligazionari hanno privilegiato la stabilità con rendimenti contenuti ma drawdown limitati. [...]
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