Boom di PIR tra gli investimenti degli italiani. Quali sono saliti di più negli ultimi 5 anni?

Redazione Money Premium

22 Giugno 2026 - 13:55

Le mid e small cap italiane quotate mantengono multipli attraenti, mentre la discesa dei tassi ha reso più interessanti le soluzioni a reddito fisso PIR-compliant.

Boom di PIR tra gli investimenti degli italiani. Quali sono saliti di più negli ultimi 5 anni?

I Piani Individuali di Risparmio stanno vivendo una fase di rinnovato interesse da parte degli investitori retail italiani. Dopo i deflussi degli anni precedenti, la raccolta netta ha mostrato una chiara inversione già nel 2025, con oltre 2,1 miliardi di euro entrati nel sistema. Il momentum positivo si è confermato nei primi mesi del 2026, con flussi netti cumulati intorno ai 925 milioni a fine aprile. Il patrimonio complessivo dei PIR ordinari supera oggi i 20 miliardi di euro, con gli obbligazionari che continuano a monopolizzare la gran parte dei nuovi ingressi per la loro stabilità in un contesto di mercati ancora volatili.

Il contesto macroeconomico ha sostenuto questa ripresa: le mid e small cap italiane quotate mantengono multipli attraenti, mentre la discesa dei tassi ha reso più interessanti le soluzioni a reddito fisso PIR-compliant. Il vantaggio fiscale resta il principale motore: dopo cinque anni di detenzione, plusvalenze, dividendi e interessi sono completamente esenti da tassazione, con l’aggiunta dell’esenzione dall’imposta di successione.Questo rende i PIR uno degli strumenti più efficienti per chi ha un orizzonte medio-lungo e vuole ottimizzare il carico fiscale.

Guardando alle performance degli ultimi cinque anni (da metà 2021 a giugno 2026), emerge una netta separazione tra le categorie. I fondi con maggiore esposizione azionaria all’Italia hanno consegnato i rendimenti cumulati più elevati, mentre i bilanciati hanno offerto una crescita più moderata e gli obbligazionari hanno privilegiato la stabilità con rendimenti contenuti ma drawdown limitati.

I fondi azionari e flessibili equity Italia: i top performer

Tra i prodotti che hanno performato meglio spicca l’Euromobiliare PIR Italia Azionario A. Si tratta di un fondo puramente azionario con forte focus su mid-small cap italiane, gestione attiva e benchmark di riferimento legato all’indice MSCI Italy. Negli ultimi cinque anni ha accumulato un rendimento cumulato intorno al 79-80%, con performance annuali come il +26,15% nel 2025, +13,35% nel 2024 e +20,56% nel 2023. La volatilità è elevata (intorno al 13-14% su 5 anni), ma la capacità di selezione attiva dei titoli domestici ha permesso di cogliere il recupero del mercato tricolore. TER intorno all’1,9%, adatto a investitori con profilo di rischio alto e convinzione sul potenziale delle PMI italiane.

Molto vicino nei risultati è la famiglia Mediolanum Flessibile Futuro Italia (classi I e LA). Questi fondi flessibili possono variare l’esposizione azionaria dal 40% al 100%, mantenendo però un forte orientamento all’Italia. Hanno registrato rendimenti cumulati intorno all’80% nel quinquennio, con annualizzati tra l’11% e il 13,5%. Caratteristiche distintive: gestione dinamica che riduce l’equity nelle fasi di stress, buon equilibrio tra crescita e protezione, e TER competitivo nella categoria (circa 1,8%). Ideali per chi vuole esposizione azionaria Italia ma con una componente di flessibilità che mitiga i drawdown.

Altri fondi azionari puri come alcune classi di Arca Azioni Italia o soluzioni di Anima e Consultinvest hanno mostrato rendimenti cumulati tra il 70% e oltre il 100% in cinque anni, grazie a una concentrazione su titoli growth e value domestici. La loro forza sta nella specializzazione sul mercato italiano, ma richiedono tolleranza alla volatilità tipica delle small cap.

I fondi bilanciati: il compromesso rischio-rendimento

Nella categoria bilanciati spiccano i prodotti del sistema Eurizon Progetto Italia, in particolare la versione 70 PIR. Questo fondo investe circa il 70% in azioni italiane (con focus su mid-small) e il 30% in obbligazioni corporate e governative domestiche. Rendimento cumulato intorno al 55-60% negli ultimi cinque anni, con annualizzato vicino al 9-10%. Volatilità più contenuta rispetto ai puri azionari (intorno al 10-11%), buon Sharpe ratio e gestione attiva che integra fattori ESG. È la scelta classica per investitori moderati che vogliono sostegno all’economia reale senza eccessiva esposizione azionaria.

Simile per caratteristiche è il Generation Dynamic PIR, che ha primeggiato tra i bilanciati azionari Italia con rendimenti annualizzati intorno al 10,8% su cinque anni. Offre una gestione dinamica dell’asset allocation e una maggiore reattività al contesto di mercato. Altri prodotti come Piano Bilanciato Italia 50 (Fideuram) mantengono un mix 50/50, con rendimenti cumulati più moderati (intorno al 45%) ma drawdown limitati e maggiore prevedibilità.

I fondi obbligazionari: stabilità e flussi dominanti

Gli obbligazionari, che hanno trainato quasi tutti i flussi del 2025 e dei primi mesi del 2026 (spesso oltre l’80-85% del totale mensile), hanno consegnato rendimenti più contenuti ma con una prevedibilità molto alta e volatilità ridotta al minimo. Il leader di categoria è la famiglia Zenit Obbligazionario PIR (classi I, W e R), che negli ultimi cinque anni ha registrato un rendimento annualizzato intorno al 3,0% (cumulato stimato 15-16%), con performance particolarmente solide nel 2025 (+4,2-4,6% circa) e un’ottima tenuta nel 2026. Si tratta di fondi a gestione attiva con focus prevalente su corporate bond italiani Investment Grade (IG) e una quota limitata di High Yield (HY), duration media tra 3 e 5 anni, approccio buy-and-hold e TER intorno all’1,3-1,5%. La bassa volatilità (sotto il 2% annuo) e lo Sharpe ratio positivo li rendono ideali per investitori prudenti che cercano cedole stabili e protezione del capitale, sfruttando al massimo l’esenzione fiscale PIR.

Molto collocati sono anche i vari Eurizon PIR Obbligazionario (Edizioni multiple, tra cui la 5 e la VII). Questi fondi investono principalmente in bond corporate e governativi italiani, con duration medio-breve, esposizione prevalente IG e gestione conservativa. Rendimenti annualizzati nel quinquennio tra il 2,5% e il 3,2%, con drawdown minimi anche nelle fasi di rialzo dei tassi. Patrimonio in forte crescita (alcune edizioni superano i 200-230 milioni) grazie proprio alla capacità di attrarre flussi in un contesto di incertezza geopolitica. Volatilità tipica sotto l’1,8-2%, focus su titoli di utility, banche e infrastrutture italiane.

Un’altra soluzione apprezzata è l’Investiper Obbligazionario PIR di BCC Risparmio & Previdenza: portafoglio orientato a corporate IG (circa 80%) con una componente HY (18%), duration concentrata tra 3-5 anni (oltre il 90% del portafoglio), titoli come UCG, ISP, SRG e AEM. Rendimenti più contenuti (intorno al 2-2,5% annualizzato su orizzonti lunghi), ma eccellente stabilità e orizzonte raccomandato di 5 anni. Questi prodotti sono stati i grandi protagonisti della raccolta recente proprio perché offrono un’alternativa “sicura” ai BTP tradizionali, con il plus dell’esenzione totale su plusvalenze e successione.La forza degli obbligazionari PIR non sta nel capital gain elevato, ma nella prevedibilità dei rendimenti, nei flussi cedolari regolari e nella capacità di generare valore netto dopo costi grazie al beneficio fiscale, soprattutto per chi ha un profilo di rischio basso o medio-basso e vuole diversificare senza rinunciare alla componente Italia.

Confronto costi, rischi e considerazioni finali

I costi restano un elemento centrale: i PIR più collocati dalle reti bancarie presentano TER tra l’1,5% e il 2%, a cui si aggiungono talvolta fee di performance. Questo drag va compensato dal beneficio fiscale, che per un investitore con orizzonte oltre i cinque anni genera un vantaggio netto significativo rispetto a soluzioni tassate al 26%. I migliori performer equity hanno sovraperformato molti benchmark generalisti grazie alla selezione attiva, pur rispettando i vincoli normativi (almeno 70% in strumenti italiani, limiti di concentrazione e liquidità).

Un confronto con benchmark come il FTSE Italia PIR PMI o un ETF low-cost PIR-compliant mostra come i fondi attivi top abbiano aggiunto valore nella selezione dei titoli, ma con maggiore volatilità. Chi ha scelto i veicoli giusti e ha rispettato l’orizzonte temporale ha ottenuto risultati concreti e fiscalmente molto efficienti.Il boom del 2025-2026 riflette un cambio di percezione: i PIR non sono più solo uno strumento di moda, ma una componente strutturale per chi crede nel potenziale dell’economia italiana. I fondi che hanno performato meglio sono stati quelli equity o flessibili con forte focus Italia, mentre gli obbligazionari hanno dominato i nuovi ingressi per la loro stabilità.

Chi valuta un PIR dovrebbe analizzare con attenzione non solo il track record, ma anche l’asset allocation, il profilo di rischio, i costi e la coerenza con il proprio portafoglio. I dati degli ultimi cinque anni dimostrano che, per chi ha scelto con cura, questi strumenti hanno premiato la pazienza con rendimenti attraenti e un’efficienza fiscale difficile da replicare altrove.