Boom delle adesioni. I fondi pensione crescono del 4,8% e battono inflazione e TFR

Antonello Motroni

04/07/2026

La strategia di allocazione complessiva si conferma prudente e orientata in prevalenza verso i titoli a reddito fisso

Boom delle adesioni. I fondi pensione crescono del 4,8% e battono inflazione e TFR

Nell’attesa che il novellato meccanismo di adesione automatica per i neoassunti che decorre dal 1° luglio dia un’ulteriore spinta alla crescita delle adesioni, il bilancio per il 2025 è positivo.

La Relazione Covip da conto del consolidamento degli iscritti e dei patrimoni: alla fine del 2025, il totale degli iscritti ha raggiunto i 10.425.151 milioni, con un incremento del 4,8% rispetto al 2024, un tasso di crescita superiore alla media del quinquennio precedente.

Le risorse complessivamente destinate alle prestazioni si sono attestate a 262 miliardi di euro (+7,7% sul 2024), pari all’11,6% del PIL e al 4% delle attività finanziarie delle famiglie. Oltre che da una raccolta contributiva sostenuta (22,4 miliardi di euro, +8,6% rispetto al 2024), l’espansione degli attivi è stata alimentata dai risultati della gestione finanziaria, nonostante il perdurare delle incertezze geopolitiche globali. Tutte le forme pensionistiche hanno registrato, in media, rendimenti positivi, sia superiori all’inflazione (1,1%), sia superiori alla rivalutazione del TFR (1,9%).

Le linee caratterizzate da un profilo di asset allocation più rischiosa hanno fatto segnare le performance più positive ma anche le linee garantite e quelle obbligazionarie hanno conseguito rendimenti positivi.

Tavola 1: Iscritti e Risorse per tipologia di forma

Tipologia FormaIscrittiVar. % sul 2024Risorse destinate alle prestazioni (miliardi di €)Var. % sul 2024
Fondi negoziali 4.358.495 +6,1% 81,5 +9,3%
Fondi aperti 2.210.772 +8,7% 42,5 +14,0%
Fondi preesistenti 665.958 +0,9% 71,9 +3,2%
PIP nuovi 3.800.859 +2,9% 59,1 +8,0%
Totale * 10.425.151 +4,8% 262,0 +7,7%

*Il totale iscritti è al netto delle duplicazioni (una singola persona può avere più posizioni in essere). Il totale generale delle risorse include anche i PIP vecchi. Il totale delle posizioni in essere è pari a 11.677.740
Fonte: Relazione Covip per l’anno 2025

Tavola 2: Rendimenti netti medi annui per comparto (Anno 2025 - %)

Fondi negozialiFondi apertiPIP “nuovi” – Unit LinkedPIP “nuovi” – Gestioni separate
Azionari 7,7 9,6 7,8
Bilanciati 5,0 5,5 3,5
Obbligazionari misti 4,7 2,5 -
Obbligazionari puri 2,2 1,0 -
Obbligazionari - - 0,4*
Garantiti 2,3 2,4 1,5**
Media Generale 4,8 5,7 5,1

*Nota: I dati COVIP relativi alle linee di investimento Unit Linked dei PIP non distinguono tra obbligazionari puri e misti, raggruppandoli in un’unica categoria generale Obbligazionari
**Nota: Per i PIP, la categoria assimilata ai Garantiti fa riferimento esclusivamente alle Gestioni Separate di Ramo I.
Fonte: Relazione Covip per l’anno 2025

I fondi pensione negoziali si confermano il pilastro del sistema con 4,35 milioni di iscritti (+6,1% sul 2024). In tale contesto di crescita non accenna a ridursi il divario di genere, con la componente femminile che scende al 28,3% del totale iscritti. Uno dei fattori che maggiormente influenza tale squilibrio è rappresentato dal fenomeno delle adesioni contrattuali, storicamente concentrate nel settore edile, dove la presenza di lavoratori maschi è predominante. Le iscrizioni contrattuali (pari a 188.270 nel solo 2025) incidono fortemente anche sui volumi e sulle medie di raccolta.

L’adesione contrattuale rappresenta una modalità di adesione che deriva da una previsione inserita all’interno di un contratto collettivo. Tale previsione stabilisce, a favore di tutti i lavoratori dipendenti a cui si applica il contratto, il versamento di un contributo da parte del datore di lavoro destinato a un fondo di previdenza complementare esplicitamente individuato nel contratto stesso.

Essendo spesso caratterizzate da versamenti iniziali di importo molto modesto a carico del solo datore di lavoro, esse contribuiscono ad abbassare il contributo medio pro-capite dei fondi negoziali, che si attesta a 2.390 euro, il valore più basso tra le diverse forme pensionistiche (il contributo medio dei soli aderenti contrattuali ammonta a 143 euro mentre quello dei soli aderenti espliciti a 3.560 euro). Il bacino degli iscritti ai fondi negoziali ha inoltre beneficiato del contributo delle adesioni tacite (silenzio-assenso), cresciute negli ultimi anni in particolare tra i dipendenti del settore pubblico.

Allargando lo sguardo all’intero sistema delle forme pensionistiche, gli investimenti sono ammontati a 227,1 miliardi di euro. La strategia di allocazione complessiva si conferma prudente e orientata in prevalenza verso i titoli a reddito fisso: le obbligazioni assorbono la quota maggioritaria del patrimonio, pari al 55,8%. Al loro interno la parte di asset investita in titoli di stato è pari al 39,2% (14,1% rappresentato da emissioni governative italiane), seguita dalle emissioni corporate che si attestano al 16,6%.

I titoli di capitale rappresentano la seconda componente più rilevante, pesando per il 24,0% del totale e segnando un incremento della propensione al rischio rispetto agli anni precedenti (un assetto che ha permesso di cogliere in pieno i rialzi dei mercati azionari del 2025). Il quadro si completa con gli investimenti in OICR al 15,3% (di cui l’11,8% in fondi armonizzati UCITS e il 3,5% in fondi alternativi) e con una quota residuale di liquidità e depositi al 3,2%.

Il risparmio previdenziale ha supportato in modo importante l’economia domestica: gli investimenti nell’economia italiana ammontano complessivamente a 43,9 miliardi di euro, mantenendo un’incidenza stabile al 19,3% degli investimenti totali. Tali risorse rimangono tuttavia ancora largamente asservite al debito pubblico nazionale (quasi 32 miliardi) rispetto agli investimenti diretti nel capitale o nel debito delle imprese italiane.