Bonus 80 euro addio, così la flat tax penalizza i redditi più bassi

Le intenzioni della Lega si fanno chiare: l’addio al bonus 80 euro nel 2020 è sempre più vicino. C’è tuttavia il rischio concreto che la flat tax e la riforma di detrazioni e agevolazioni Irpef penalizzi i contribuenti con redditi più bassi.

Bonus 80 euro addio, così la flat tax penalizza i redditi più bassi

L’addio bonus 80 si fa sempre più vicino: l’intenzione della Lega è quella di trasformare il cosiddetto bonus Renzi in una detrazione fiscale o contributiva.

Questo è quanto ha dichiarato dal Sottosegretario Bitonci a margine dell’incontro con le parti sociali tenutosi il 6 agosto 2019, durante il quale il Ministro dell’Interno Matteo Salvini ha ribadito che la flat tax dal 2020 si farà.

Secondo i dati attualmente diffusi, però, il rischio concreto è quello di penalizzare i contribuenti con i redditi più bassi, ancor più se il bonus Renzi fosse abolito e trasformato.

La trasformazione del bonus 80 euro in detrazioni Irpef o decontribuzioni favorirà chi ha redditi più alti e penalizzerà le fasce più deboli, nello specifico i contribuenti con redditi che vanno da 8.145 euro a 13 mila euro.

Ricordiamo che ad oggi per ricevere il bonus Renzi è necessario avere un reddito annuale lordo compreso tra gli 8.174 ed i 24.600 euro.

Anche secondo il progetto della Lega le detrazioni scatteranno da poco più di 8.000 euro, per aumentare progressivamente sino alla soglia dei 13.000 euro, soglia che consentirà di utilizzare interamente i 960 euro annui di bonus fiscale.

Ecco il paradosso: sotto la soglia 13.000 euro il cambio di passo determinerà un danno per chi ha più bisogno di sostegno.

Addio bonus 80 euro, penalizzati i redditi più bassi con la flat tax della Lega

Il bonus 80 euro, ricordiamo, è un credito Irpef riconosciuto al lavoratore dipendente dal datore di lavoro nella sua qualità di sostituto d’imposta. Per riceverlo non bisogna presentare alcuna domanda, perché il bonus Renzi viene inserito direttamente in busta paga.

Il Ministro dell’Interno Matteo Salvini ha dichiarato, in seguito all’incontro con i sindacati tenutosi al Viminale il 6 agosto 2019, l’intenzione della Lega di dire addio al bonus degli 80 euro.

L’obiettivo del Carroccio è di trasformare il bonus Renzi in detrazione fiscale o contributiva. Il problema si pone nel momento in cui, con i parametri attuali, questa misura, consequenziale all’avvio della flat tax, penalizza i redditi più bassi, cioè quelli tra gli 8.145 euro e i 13.000 euro.

Si tratta di una conseguenza quasi ovvia: la detrazione fiscale o contributiva non sarà più uguale per tutti, come previsto ad oggi dal bonus di 80 euro.

Ipotizzando che il bonus Renzi diventi uno “sgravio fiscale”, è ovvio che per beneficiare della detrazione bisognerà avere un debito con il fisco ed avere sufficiente capienza Irpef.

L’Irpef dovuta è pari a zero fino ad 8.145 euro di reddito lordo annuo (no tax area), poi si sale gradualmente. Se si considera l’ipotesi di trasformazione del bonus Renzi in detrazione fiscale, fino a circa 13.000 euro di reddito non si avrebbe abbastanza capienza Irpef per sfruttare la detrazione completa di 960 euro all’anno.

La conseguenza è che, sotto la soglia 13.000 euro, la trasformazione del bonus Renzi provocherà un danno a chi ha più bisogno di sostegno economico.

Il bonus da 80 euro che nel 2014 il governo di Matteo Renzi introdusse come una voce specifica della busta paga, per quanto controverso, ha aiutato tutta quella fascia di lavoratori dipendenti con retribuzioni medio-basse ad avere un potere d’acquisto maggiore.

Bonus 80 euro addio: la Lega cambia il nome del bonus e penalizza i redditi più bassi

Il bonus Renzi è stato molto criticato, anche per l’importo univoco (80 euro) riconosciuto senza differenziazioni in base al reddito percepito.

Il credito Irpef non spetta a chi trova al di sotto degli 8.145 euro (per cui scatta la cosiddetta no tax area), così come a chi si colloca sopra al limite massimo di erogazione, pari a 26.600 euro.

Per queste due categorie di esclusi ci sono stati molti disguidi, anche tenuto conto del fatto che soltanto con la presentazione della dichiarazione dei redditi si ha la prova esatta del totale dei redditi percepiti.

In molti hanno ricevuto gli 80 euro in busta paga e alla fine dell’anno hanno dovuto restituire il bonus che, in fondo, non avevano mai chiesto.

Si tratta, di solito, di un problema riscontrato da chi è stato assunto con contratto da metà anno e non ha raggiunto la soglia minima di reddito prevista dal bonus.

Risolvere le criticità dell’agevolazione è quindi necessario, ma forse quella ipotizzata dalla Lega non è la strada migliore. Si attendono ora le dichiarazioni dei 5Stelle, che finora si sono sempre detti contrari alla abolizione bonus Renzi e aumento IVA per finanziare la flat tax.

La prova del nove a settembre, con i lavori per la predisposizione della Legge di Bilancio 2020.

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