Bonus merito, il MIUR non lo elimina ma lo estende ai precari: ecco cosa cambia

Per adesso il bonus merito non viene cancellato. Anzi: il Miur ha deciso di estenderlo anche ai precari.

Bonus merito, il MIUR non lo elimina ma lo estende ai precari: ecco cosa cambia

Sono contrario al bonus merito”; con queste parole il neo ministro dell’Istruzione, Lorenzo Fioramonti, aveva preannunciato una possibile cancellazione del bonus introdotto dalla Buona Scuola riservato ai docenti di ruolo che durante il corso dell’anno si contraddistinguono per la qualità del lavoro svolto.

Nel dettaglio, Fioramonti ha dichiarato di essere contrario al fatto che la Scuola debba “incentivare comportamenti che dovrebbero far parte dell’insegnamento”, anche perché il rischio dei bonus riconosciuti a coloro che “fanno qualcosa in più” potrebbero provocare “esattamente l’effetto opposto”.

Parole che hanno trovato il consenso della maggior parte degli insegnanti, convinti del fatto che il bonus merito fosse una delle novità peggiori introdotte dalla Buona Scuola. A tal proposito le attenzioni degli insegnanti erano tutte sul decreto salva-precari, nel quale si pensava ci potesse essere la tanto attesa cancellazione del bonus merito.

Tuttavia, nella bozza di testo pubblicata in anteprima in questi giorni, in attesa del passaggio al Consiglio dei Ministri, non figura nessuna cancellazione del bonus, anzi. Qui, infatti, viene estesa la platea dei beneficiari del bonus merito; vediamo in che modo.

Bonus merito: sarà riconosciuto anche ai precari

Nella legge 107/2015, la cosiddetta Buona Scuola, si legge che il bonus destinato a valorizzare il merito del personale docente di ruolo delle istituzioni scolastiche di ogni ordine e grado ha natura di “retribuzione accessoria”.

Questo quindi limita la platea dei possibili beneficiari del bonus ai soli docenti di ruolo, ma ciò sta per cambiare. Nel decreto legge sulla Scuola che nei prossimi giorni sarà licenziato dal Consiglio dei Ministri, infatti, c’è un’aggiunta a questa disposizione. Dopo le parole “personale docente di ruolo”, infatti, ci sarà l’aggiunta di “nonché con contratti a tempo determinato annuale o fino al termine delle attività didattiche”.

D’ora in avanti, quindi, potranno concorrere per il bonus merito anche i supplenti, sia con contratto in scadenza al 30 giugno che al 31 agosto. Contestualmente, però, non ci sarà alcun aumento delle risorse a disposizione che resteranno quelle solite: ecco perché è ovvio che l’importo riconosciuto, vista la più ampia platea di beneficiari, sarà più basso rispetto agli scorsi anni.

Si ricorda che le risorse a disposizione sono pari a 130 milioni di euro; un numero molto più basso di quello previsto nei primi anni di introduzione del bonus, quando per tutte le scuole italiane c’erano a disposizione 700 milioni di euro.

Come vengono assegnate le risorse per il bonus merito

Qualsiasi discorso relativo alla cancellazione del bonus merito, semmai ci sarà, quindi verrà rinviato a data da destinarsi.

Possibile che novità in tal senso ci siano con la Legge di Bilancio 2020, quando tra l’altro bisognerà trovare le risorse per l’aumento degli stipendi del personale docente. Non è da escludere che una parte delle risorse possano essere recuperate proprio dal taglio del bonus merito, il quale da solo potrebbe garantire un aumento di stipendio di qualche decina di euro.

Nel frattempo è bene ricordare come vengono distribuite le risorse del bonus merito tra le varie scuole, ossia su quali parametri.

Nel dettaglio, ciò dipende dal numero di docenti presenti in organico, e dalla presenza - in percentuale - di alunni con disabilità, di alunni stranieri e del numero medio per classe. Infatti, mentre per ogni docente in organico dell’autonomia viene attribuita una quota di 148,57€, vi è una quota aggiuntiva - calcolata sul 20% delle risorse complessive - del valore totale di 28.560.000€ che viene assegnata in base ai suddetti fattori.

Più sono le difficoltà che deve affrontare la scuola (ad esempio si tiene in considerazione se la sede è situata in aree totalmente montane o in piccole isole) e più alta sarà la quota a disposizione da redistribuire tra gli insegnanti, tra i quali d’ora in avanti saranno compresi - viste le novità introdotte dal decreto Scuola - quelli non di ruolo.

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