Bonus 300 euro al mese per chi prende questo stipendio

Simone Micocci

16 Aprile 2024 - 17:38

Con uno stipendio di 15 mila euro l’anno possono spettare fino a 300 euro di bonus in busta paga. E in alcuni casi questa cifra può persino salire.

Bonus 300 euro al mese per chi prende questo stipendio

Oggi chi ha uno stipendio di 15.000 euro lordi l’anno può arrivare a 300 euro di bonus al mese se consideriamo tutte le agevolazioni applicabili in busta paga. E in alcuni casi particolari, vedi ad esempio le lavoratrici con figli, questo valore può persino aumentare.

E la buona notizia è che nella maggior parte dei casi si tratta di misure che il datore di lavoro è obbligato a riconoscere, per quanto generalmente sia il lavoratore a dover comunicare di volerlo in busta paga.

A tal proposito, in questa guida faremo chiarezza su quali sono i bonus che si applicano in busta paga nei confronti di chi guadagna uno stipendio di circa 15.000 euro lordi l’anno, poco più di 1.150 euro lordi ogni mese.

Un elenco che potrebbe essere d’aiuto per tutti coloro che hanno una retribuzione che si avvicina al suddetto valore e vogliono essere sicuri di percepire tutti i bonus a cui hanno diritto.

100 euro in più con il trattamento integrativo

In passato conosciuto come bonus Renzi, oggi il trattamento integrativo disciplinato ai sensi della legge n. 234/2021, ha un importo di 100 euro al mese per 12 mensilità (tredicesima esclusa quindi).

Ad averne diritto sono coloro che hanno un reddito compreso tra 8.174 euro (anche se oggi il limite per la no tax area è stato portato a 8.500 euro) e 15.000 euro l’anno.

Sopra questa soglia il trattamento integrativo non viene riconosciuto in busta paga, ma potrebbe spettare in misura parziale in dichiarazione dei redditi (con importo pari alla differenza che c’è tra le altre detrazioni fiscali e l’Irpef lorda dovuta).

Tuttavia, non è detto che se avete uno stipendio annuo compreso tra 8.174 e 15.000 euro avete automaticamente il bonus 100 euro applicato in busta paga. Solitamente, infatti, i datori di lavoro fanno decidere al dipendente, così che possa valutare se gli conviene o meno. D’altronde potrebbe succedere che questo percepisca altri redditi nel corso dell’anno che comportano il superamento della suddetta soglia e la conseguente restituzione del bonus percepito.

Per non rischiare, quindi, già al momento dell’assunzione - attraverso il modulo per le dichiarazioni di imposta - si chiede al dipendente di specificare se vuole che il trattamento integrativo venga o meno applicato in busta paga.

In caso contrario vi è sempre la possibilità di recuperarlo in un secondo momento, in sede di dichiarazione dei redditi.

60 euro con lo sgravio contributivo

Un bonus che invece è applicato in automatico è quello riconosciuto grazie allo sgravio contributivo introdotto dal governo Meloni che per coloro che guadagnano fino a 25 mila euro l’anno abbatte del 7% la quota di contributi a carico del lavoratore.

Il che significa che su uno stipendio di 15 mila euro l’anno si pagano 80,76 euro di contributi in meno ogni mese (per 12 mensilità), quindi 970 euro risparmiati ogni anno.

L’importo netto è di circa 60 euro in più ogni mese, cifra che tuttavia potrebbe persino aumentare. Nel 2024, infatti, è riconosciuto un esonero contributivo totale alle mamme con almeno 2 figli (di cui uno di età inferiore ai 10 anni, 18 anni nel caso di chi ha almeno 3 figli) che abbatte completamente la quota di contributi dovuta.

Nel caso delle lavoratrici che soddisfano queste condizioni, quindi, c’è un risparmio di ulteriori 23 euro al mese, circa 12 euro netti in più.

Tuttavia, mentre lo sgravio contributivo si applica in automatico, per il bonus mamme deve essere la lavoratrice a comunicare al datore di lavoro di volerne percepire con tanto di autodichiarazione in cui attesta di soddisfarne i requisiti, oltre a indicare il codice fiscale dei figli.

Circa 57 euro con le detrazioni per coniuge a carico

Sempre al momento dell’assunzione il lavoratore deve comunicare all’azienda se intende fruire in busta paga delle detrazioni per coniuge a carico, per le quali con uno stipendio di 15.000 euro lordi spettano 690 euro complessivi, esattamente 57,50 euro al mese.

A tal proposito, ricordiamo che il coniuge è a carico quando ha un reddito non superiore a 2.840,51 euro e che laddove la detrazione non sia stata goduta in busta paga (per scoprirlo basta consultare l’ultima Certificazione unica) è possibile recuperarla dalla dichiarazione dei redditi.

E va considerato che ci sono anche le altre detrazioni per familiari a carico, come ad esempio quelle per figli di età superiore ai 21 anni con la quale vengono riconosciuti 950 euro l’anno, circa 80 euro al mese.

Circa 83 euro con i fringe benefit

Concludiamo con l’unico bonus che il datore di lavoro non è obbligato a riconoscere: si tratta dei fringe benefit, ossia beni e servizi di welfare che in alcune aziende vengono utilizzati per favorire il benessere del dipendente senza dover necessariamente ricorrere a un più oneroso aumento di stipendio.

Nel 2024, infatti, i fringe benefit sono esentasse fino a 1.000 euro l’anno, quindi circa 83 euro al mese, e ci sono diversi modi per riconoscerli: ad esempio, sotto forma di un vero e proprio rimborso spese tanto per le bollette di luce, gas e acqua, quanto per le spese di affitto e mutuo (ma solo per gli interessi pagati).

E per coloro che hanno almeno un figlio a carico - con codice fiscale consegnato all’azienda attraverso un apposito modulo di autocertificazione - i fringe benefit sono esentasse fino a 2.000 euro l’anno.

E non ci sono limiti di reddito: ne ha diritto, quindi, anche il lavoratore con stipendio di 15 mila euro può averne diritto (sempre che l’azienda ritenga opportuno pagarlo).

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