Bitcoin ha appena attraversato uno dei momenti più violenti della sua storia recente. In pochi mesi la criptovaluta è passata dall’euforia dei nuovi massimi sopra i 126.000 dollari alla realtà di un mercato che oggi fatica a restare sopra i 67.000. Una caduta che ha cancellato quasi metà del valore e che, inevitabilmente, ha riacceso la domanda che ritorna a ogni grande correzione.
Il peggio è davvero alle spalle oppure il mercato deve ancora affrontare l’ultimo scossone?
È il tipo di fase in cui le certezze spariscono e restano solo nervi scoperti. Da una parte i segnali tipici dei minimi di ciclo stanno iniziando ad accumularsi, tra paura estrema, liquidazioni record e investitori istituzionali che tornano a muoversi mentre i prezzi scendono. Dall’altra la struttura del mercato resta fragile, la Federal Reserve promette condizioni finanziarie più rigide e Bitcoin continua a comportarsi sempre più come un asset tecnologico che come oro digitale.
La sensazione è quella di trovarsi nel momento più scomodo del ciclo. Non quello del crollo improvviso, ma quello dell’attesa. Quello in cui il mercato sembra essersi fermato a metà strada tra la fine della correzione e l’inizio della ripartenza.
Ed è proprio qui che nasce il vero dubbio degli investitori. Bitcoin ha già visto il minimo oppure potrebbe ancora perdere un altro 20 o 30% prima di costruire la base del prossimo movimento rialzista?
Perdite realizzate su Bitcoin: la capitolazione del 2026 supera anche il crollo del 2022
Fonte Glassnode
Bitcoin oggi tra segnali di minimo e accumulo silenzioso degli investitori
La settimana appena trascorsa ha lasciato un segno che difficilmente verrà dimenticato. La rete Bitcoin ha registrato perdite realizzate per oltre 3,2 miliardi di dollari, il dato più alto mai osservato. È il momento in cui scatta il panico e gli investitori decidono di uscire a qualsiasi prezzo, trasformando le perdite sulla carta in perdite reali.
Nel linguaggio dei cicli finanziari questa fase ha un nome preciso, capitolazione. Ed è spesso il punto in cui le correzioni più profonde iniziano a esaurire la loro forza.
Il sentiment racconta la stessa storia. L’indice Fear & Greed è precipitato in area paura estrema, una zona che negli ultimi anni ha coinciso più volte con la nascita dei minimi di mercato. La leva speculativa è stata spazzata via da liquidazioni per miliardi e l’open interest è crollato, segnale che il mercato si sta liberando degli eccessi accumulati durante il rally.
Bitcoin open interest
Fonte Coinglass
Il dettaglio più interessante però arriva dal comportamento degli investitori istituzionali. Mentre il prezzo scende, gli ETF su Bitcoin continuano a registrare afflussi. Non è la speculazione a comprare, ma il mercato spot. È una differenza che cambia completamente la lettura di questa fase.
Questo significa che la domanda non sta sparendo, si sta trasformando. I trader a leva arretrano, gli investitori di lungo periodo iniziano a muoversi in silenzio. È una dinamica tipica delle fasi di accumulo che spesso precedono i nuovi cicli rialzisti. Per chi investe è un segnale da non ignorare. Il mercato potrebbe non trovarsi all’inizio di un nuovo bear market, ma nel momento in cui si gettano le basi del prossimo trend.
Previsioni Bitcoin 2026: perché il rischio di un ultimo affondo resta concreto
Se i segnali di minimo iniziano a intravedersi, il quadro tecnico e quello dei flussi raccontano una storia più complessa e meno rassicurante. Bitcoin è tornato recentemente su uno dei livelli più osservati dagli analisti di lungo periodo, la media mobile esponenziale a 200 settimane in area 68.000 dollari. Non è una semplice linea sul grafico, ma una soglia che negli ultimi cicli ha spesso separato le fasi di forza strutturale dai momenti di stress del mercato.
Graafico BTC
Fonte Tradingview
Anche la lettura attraverso le onde di Elliott invita alla prudenza. Il movimento dai massimi di ottobre può essere interpretato come una classica struttura correttiva a cinque onde, uno schema che compare spesso nelle fasi intermedie dei bull market. In questa chiave il mercato potrebbe trovarsi nella fase finale della correzione, quella più insidiosa perché coincide con l’ultima ondata di sfiducia e con il test definitivo della pazienza degli investitori.
Il nodo centrale, però, resta la domanda. Non è ancora abbastanza forte da sostenere una ripartenza decisa. I flussi delle tesorerie digitali di ETF, aziende e governi sono tornati negativi, segnalando una nuova fase di riduzione del rischio a livello istituzionale. Il volume spot è aumentato durante il crollo ma non ha mostrato continuità, segno che gli acquisti non sono ancora strutturali e che il mercato non ha ancora dimostrato una vera capacità di assorbire la pressione in vendita.
Sopra i prezzi attuali si estende inoltre una vasta area di offerta tra 82.000 e 97.000 dollari, dove molti investitori si trovano in perdita e pronti a vendere durante eventuali rimbalzi pur di recuperare il capitale. Questo crea un soffitto naturale che limita la forza dei recuperi nel breve periodo.
La storia dei cicli Bitcoin continua a fare da bussola. Durante i bull market la criptovaluta ha spesso registrato correzioni tra il 40% e il 55% prima di ripartire. Oggi il calo dal massimo è superiore al 40%. In altre parole, un ritorno in area 55.000 dollari non rappresenterebbe un’anomalia, ma la naturale prosecuzione di dinamiche già osservate nei cicli precedenti. Uno scenario più estremo, ma che non può essere escluso, è una discesa verso i 50.000 dollari, che dai livelli attuali implicherebbe un ribasso nell’ordine del 30%.
Ed è proprio questo il paradosso del momento. Il mercato potrebbe essere vicino al minimo, ma i minimi di Bitcoin raramente arrivano senza un ultimo affondo capace di mettere alla prova la fiducia degli investitori.
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