Bitcoin scende mentre sale la tensione globale. Bene rifugio? Non sembrerebbe. I mercati mandano un segnale che cambia la narrativa.
Bitcoin scende proprio mentre scoppia la guerra. Non doveva essere il “nuovo oro”? Non doveva proteggere nei momenti di caos globale? Se nei momenti di massima tensione geopolitica un asset rischioso perde terreno, forse la narrativa del bene rifugio va rivista. E in fretta. Negli ultimi anni l’idea che Bitcoin potesse trasformarsi in un safe haven digitale si è rafforzata progressivamente. Inflazione elevata, svalutazione monetaria percepita, politiche fiscali espansive, bilanci delle banche centrali esplosi. Tutto sembrava costruire il contesto perfetto per un’alternativa decentralizzata, scarsamente inflazionabile e indipendente dai governi.
Ma i veri test per un bene rifugio non arrivano nei periodi tranquilli. Arrivano quando scoppiano le crisi. Con l’escalation militare in Medio Oriente e l’aumento del rischio sistemico globale, la reazione dei mercati è stata piuttosto classica e coerente con la teoria finanziaria. L’oro ha accelerato verso i massimi, sostenuto da flussi difensivi e coperture geopolitiche.m La volatilità implicita, misurata dal VIX, è aumentata. Bitcoin, invece, ha perso terreno.
Questo comportamento non è un dettaglio secondario. È un’informazione macroeconomica. Un bene rifugio tende ad avere tre caratteristiche chiave nei momenti di stress finanziario. Primo, una bassa correlazione con gli asset rischiosi. Secondo, flussi in entrata quando aumenta l’avversione al rischio. Terzo, una stabilità relativa rispetto a equity e strumenti speculativi. [...]
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