Dopo aver perso oltre il 30% dai record di ottobre, Bitcoin fatica a rialzarsi. Il ribasso è stato violento, quasi improvviso, abbastanza forte da far tremare l’intero settore crypto. Non basta la decisione della Fed di tagliare i tassi per la terza volta portandoli nel range 3,50–3,75%. Un taglio che dovrebbe dare fiato agli asset più rischiosi e che invece sta lasciando il re delle criptovalute in difficoltà, con effetti che iniziano già a vedersi sulle aziende più esposte.
La domanda, quindi, si fa urgente. Se Bitcoin non riesce a ripartire nemmeno con i tagli della Fed, quali azioni rischiano di trasformarsi in vere trappole per gli investitori? In fasi come questa non è solo una questione di rendimento. È una questione di tempo.
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1) Strategy
Grafico Strategy
Fonte Tradingview
Per molto tempo MicroStrategy è stata l’esempio da manuale di come una società possa trasformarsi grazie al Bitcoin. Da azienda software a “cassaforte” quotata di BTC, un modello unico in un’epoca in cui gli investitori istituzionali non avevano altri strumenti per esporsi alle criptovalute. Il mercato la premiava senza esitare, pagando multipli altissimi pur di avere accesso indiretto all’asset digitale. Oggi non è più così.
L’arrivo degli ETF spot ha cambiato tutto. Oggi chi vuole Bitcoin può comprarlo senza passare da MSTR e il premio che per anni aveva sostenuto il titolo si sta assottigliando. Nel frattempo, il debito accumulato per alimentare la strategia si fa più pesante e ogni scivolone del Bitcoin colpisce il prezzo delle azioni con una forza amplificata. Il risultato è evidente nei grafici: un crollo di oltre il 50% in dodici mesi e la rottura dei livelli tecnici che per anni avevano sostenuto il rally, a 230 dollari.
Per gli investitori, lo scenario si fa delicato. Se il Bitcoin continua a indebolirsi, MicroStrategy rischia di trovarsi davanti a scelte poco popolari, tra vendite forzate di BTC o nuove emissioni di azioni.
2) Bitfarms
Grafico Bitfarms
Fonte Tradingview
La corsa del 2025 aveva fatto sperare nel grande rilancio dei miner. Poi è arrivato il rallentamento del BTC e la realtà ha presentato il conto, facendo perdere al titolo oltre il 56% in poco meno di due mesi. Bitfarms, gigante del mining puro, non ha diversificato a sufficienza e ora il suo modello di business dipende quasi interamente dal prezzo della criptovaluta. Con i margini compressi e i costi energetici che non perdonano, è bastato poco per trasformare la parabola ascendente in un’accelerazione al ribasso.
Il titolo resta pericolosamente vicino a livelli di supporto a 2,70 circa. In pratica, la Borsa sta dicendo agli investitori che senza una ripresa decisa del Bitcoin, Bitfarms potrebbe attraversare un anno complesso proprio mentre i rendimenti obbligazionari scendono e gli investitori cercano stabilità. Un mismatch pericoloso.
3) Hut 8
Grafico Hut 8
Fonte Tradingview
Hut 8 ha raddoppiato ik suo valore nel corso del 2025, passando da 21 dollari circa a 43,50 dollari. Tuttavia, dopo aver raggiunto nuovi record a ottobre, ha avviato una fase di consolidamento laterale, amplificata dal calo del Bitcoin e dalla scadenza del lockup di American Bitcoin, uno spin-off arrivato sul mercato in un momento sbagliato.
Per tornare a correre, HUT ha bisogno di un Bitcoin forte, non un Bitcoin che lotta per mantenere quota. In una fase in cui gli investitori guardano a titoli AI, healthcare e infrastrutture per proteggersi, Hut 8 rischia di scivolare fuori dai radar di chi cerca stabilità e margini.
4) Bakkt
Grafico Bakkt
Fonte Tradingview
Bakkt non mina Bitcoin e non accumula crypto, ma vive di scambi, custodia e servizi digitali. È un business che prospera quando l’interesse esplode e si affievolisce quando la volatilità si contrae. Il 2025 ha portato quattro trimestri consecutivi di calo dei ricavi e l’ultimo affondo del Bitcoin ha riaperto una ferita ancora non rimarginata.
Gli indicatori tecnici mostrano un peggioramento evidente, con il titolo che ha perso oltre il 50% da inizio anno e oltre il 75% dai record di ottobre, toccati a 49,79 dollari. Per gli investitori il messaggio è semplice. Un 2026 con tassi più bassi potrebbe favorire i mercati in generale, ma senza un ritorno massiccio di volumi sulle crypto, Bakkt rischia di restare intrappolata in una spirale di margini compressi e costi fissi elevati.
5) Core Scientific
Core Scientific
Nel 2024 sembrava la “nuova Nvidia”, almeno nel mondo del mining. Core Scientific aveva messo insieme due trend irresistibili: asset digitali e high-performance computing. Ma la società ha un tallone d’Achille: dipende troppo dai ricavi crypto, che da inizio anno sono in calo.
Il titolo è ancora molto volatile e oscilla tra la media mobile a 200 giorni e quella a 50 giorni. Per il momento manca una direzione. Se il supporto a 15 dollari regge, il titolo può provare a risalire sfruttando la domanda crescente di potenza di calcolo. Se cede, il mercato interpreterà il segnale come una conferma del momentum ribassista, soprattutto con un Bitcoin che fatica a trovare una direzione stabile.
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