Biodiesel più economico del diesel. La svolta storica nei mercati energetici

Redazione Money Premium

3 Maggio 2026 - 08:20

Il crollo relativo dei prezzi del biodiesel cambia gli equilibri energetici mondiali. Ecco cosa sta succedendo.

Biodiesel più economico del diesel. La svolta storica nei mercati energetici

La recente discesa dei prezzi del biodiesel sotto quelli del diesel tradizionale segna un passaggio storico nei mercati energetici globali e apre una nuova fase per l’industria dei carburanti alternativi.

Per la prima volta, infatti, il biodiesel risulta economicamente più competitivo rispetto ai combustibili fossili, innescando una corsa globale all’approvvigionamento e ridefinendo le strategie di sicurezza energetica, soprattutto in Asia.

Alla base di questo cambiamento vi è il cosiddetto shock petrolifero legato al conflitto con l’Iran, che ha provocato una drastica riduzione dei flussi attraverso lo Stretto di Hormuz, uno dei principali snodi mondiali per il trasporto di greggio. Nonostante una tregua temporanea, i prezzi del petrolio e dei suoi derivati restano elevati. Il diesel fossile ha registrato picchi significativi già nelle prime settimane della crisi, mentre i prezzi dei biocarburanti hanno mantenuto una maggiore stabilità grazie a dinamiche proprie, legate a politiche pubbliche e disponibilità di materie prime agricole.

Secondo i dati di Argus Media, a fine marzo il prezzo benchmark del biodiesel europeo è sceso sotto quello del diesel convenzionale, mentre all’inizio di aprile anche i futures dell’olio di palma in Asia hanno registrato valori inferiori rispetto al diesel fossile. Questo fenomeno ha generato un’ondata di richieste per carburanti alternativi come l’HVO, ovvero l’olio vegetale idrotrattato, considerato un sostituto diretto del diesel.

Operatori energetici asiatici stanno aumentando rapidamente gli ordini di HVO, con particolare attenzione al mercato australiano, dove la carenza di diesel è particolarmente acuta. Il cambiamento non è soltanto opportunistico: riflette una trasformazione strutturale nella percezione delle fonti energetiche. Le grandi compagnie petrolifere stanno iniziando a riconsiderare il proprio mix energetico, cercando soluzioni meno dipendenti dal Medio Oriente e più resilienti alle tensioni geopolitiche.
Parallelamente, anche le politiche pubbliche stanno accelerando la transizione.

L’Indonesia, primo produttore mondiale di olio di palma, ha annunciato un aumento del mandato di miscelazione dei biocarburanti al 50% a partire da luglio, rispetto all’attuale 40%. La Malesia intende portare il proprio target al 15% dal 10%. Questi interventi mirano non solo a sostenere la domanda interna, ma anche a rafforzare la sicurezza energetica nazionale riducendo la dipendenza dalle importazioni di petrolio.
In Europa, la Commissione ha invitato gli Stati membri a prepararsi a una prolungata instabilità nei mercati energetici e a valutare un maggiore utilizzo dei biocarburanti per alleviare la pressione sui prezzi. Tuttavia, persistono limiti strutturali: il prezzo dell’HVO europeo resta circa il doppio rispetto al diesel fossile, anche se il differenziale si è ridotto rispetto al passato, quando era triplo.

Secondo l’Agenzia Internazionale dell’Energia, il consumo globale di biocarburanti potrebbe superare i 6 milioni di barili equivalenti al giorno entro il 2030, più del doppio rispetto ai livelli del 2023. Tuttavia, ciò rappresenterebbe solo il 6% dell’attuale offerta globale di petrolio, indicando che, almeno nel breve periodo, i biocarburanti non possono sostituire completamente i combustibili fossili.

Un ulteriore elemento di criticità riguarda l’impatto sul settore alimentare. Molte materie prime utilizzate per la produzione di biocarburanti, come oli vegetali e colture agricole, sono anche componenti essenziali della catena alimentare globale. L’indice dei prezzi degli oli vegetali della FAO ha raggiunto i 183,1 punti a marzo, in aumento del 5% rispetto a febbraio e al livello più alto dal giugno 2022. Questo solleva il rischio di un aumento dei prezzi alimentari, soprattutto nei paesi più vulnerabili.
Nel settore dell’aviazione, il carburante sostenibile per l’aviazione (SAF) ha ridotto il divario di prezzo rispetto al jet fuel tradizionale, ma resta ancora circa il 60% più costoso. Inoltre, la produzione è insufficiente per soddisfare una domanda significativa nel breve termine, limitando il suo impatto immediato.

Resta infine da capire se questa inversione dei prezzi sia destinata a durare. Gli analisti sottolineano che per attrarre investimenti significativi nel settore dei biocarburanti è necessario che il vantaggio economico sia percepito come strutturale e non temporaneo. Se il differenziale di prezzo dovesse persistere, potrebbe accelerare una trasformazione profonda del sistema energetico globale, spingendo verso un modello più sostenibile e meno esposto ai rischi geopolitici.