«Farmer Bill»: Gates si conferma il maggior proprietario di terreni agricoli negli USA

Enrica Perucchietti

3 Febbraio 2023 - 08:00

Bill Gates ha deciso di espandere la sua sfera d’azione all’agricoltura e, per tutelarsi da eventuali critiche, ha escogitato da decenni un metodo infallibile, il «filantrocapitalismo».

«Farmer Bill»: Gates si conferma il maggior proprietario di terreni agricoli negli USA

Nella nostra epoca, alcuni dei più celebri imprenditori hanno guadagnato miliardi con spregiudicate strategie di business e vere e proprie speculazioni finanziarie, che hanno finito per incrementare instabilità finanziaria, erodere i diritti dei lavoratori e consolidare le diseguaglianze economiche già esistenti a livello globale.

L’influenza di un ristretto numero di magnati, ridefiniti ed esaltati dai mass media come “filantropi”, per la loro azione nel campo della “beneficenza”, sta investendo ogni settore, dall’educazione alla salute, dalle politiche sociali all’agricoltura.

Ed è proprio nel campo dell’agricoltura che, da alcuni anni, Bill Gates ha deciso di estendere la sua sfera d’azione. Confermandosi il più grande proprietario di terreni agricoli privati d’America. Lo era anche l’anno scorso e quello prima: con 242 mila acri sparsi in 19 Stati, si era accaparrato il titolo di “latifondista” da record. La crescita di Farmer Bill sembra non arrestarsi nemmeno nel 2023. A dirlo, come riportato da vari media, è l’edizione 2022 del Land Report, un’indagine annuale sui maggiori proprietari terrieri del Paese.

Il motivo di cotanto interesse per i terreni agricoli non ci è dato da sapere, il diretto interessato non ha voluto condividere i suoi piani con il resto del mondo. Per tutelarsi da eventuali critiche e attacchi mediatici, ha escogitato da decenni un metodo infallibile, condiviso da numerosi miliardari del suo calibro, quali Jeff Bezos o George Soros.

Una ristretta classe di tecnocrati, a cui Gates appartiene, si è infatti ritagliata una nuova immagine, ai limiti della santità, grazie alla “filosofia del dono”, in campo sanitario o di contrasto alla povertà. La filantropia – non certo le donazioni che avvengono in forma anonima e senza doppi fini – può essere intesa come una strategia volta a garantire ai potenti un’aura di apparente estraneità ai giochi di potere. Possiamo infatti parlare di “filantrocapitalismo”.

Come spiega Linsey McGoey in Altro che filantropi, ci troviamo di fronte a uno stratagemma portato avanti dalle élite per perseguire e legittimare i propri obiettivi materiali, spianando la strada a politiche per tutelare i propri interessi economici ed espanderli anche oltre i confini nazionali. Attraverso le loro fondazioni, i protagonisti della filantropia contemporanea hanno iniziato a esercitare un’influenza sempre più determinante sull’agenda delle Nazioni Unite e sull’OMS, ricavandone benefici e ritagliandosi una vera e propria egemonia su queste, divenendo più influenti degli stessi governi e arrivando a dettare politiche sociali, economiche e sanitarie.

La figura del moderno filantropo non offre però una soluzione concreta alla lotta contro la povertà e all’ingiustizia sociale, al contrario, al di là della sua cornice buonista e politicamente corretta, ne incarna semmai la causa, rappresentando semmai la degenerazione di quel sistema globale basato sull’accumulo delle risorse.

L’idea, però, che il filantrocapitalismo intende diffondere nell’opinione pubblica è che il benessere può solo essere elargito dall’alto, dai cosiddetti «padroni del mondo», e che costoro vadano ascoltati, seguiti e idolatrati quali nuove divinità dell’Olimpo tecno-finanziario.

Queste nuove divinità ora sognano di poter resettare il vecchio ordine per istituire una nuova era post-umana basata sulla tecnologia, l’automazione, l’Intelligenza artificiale, il neo-ambientalismo radicale e la sharing economy. Passando anche per la tavola, con la carne sintetica, gli OGM e gli insetti.

Grazie alla sua fondazione, la Bill & Melinda Gates, il fondatore di Microsoft, ha esteso il suo raggio di azione dall’educazione alla salute, fino ai programmi contro la fame in Africa. Il miliardario adotta però lo stesso approccio monopolistico esercitato con Microsoft: grazie alla sua fondazione, ha iniziato a creare partnership pubblico-private. Bill Gates mostra infatti una mente da tecnocrate in tre diverse aree chiave: istruzione, vaccini e controllo della popolazione e dei dati.

Dietro la patina di buonismo, ogni sua singola iniziativa punta all’implementazione della tecnocrazia su scala globale.
Passando, ora, anche per i terreni agricoli.