Benzina e diesel continuano a salire: perché il governo non attiva le accise mobili?

Pietro Pisello

20 Marzo 2026 - 08:04

Si è parlato molto della possibile attivazione delle cosiddette accise mobili, ma al momento non è stato adottato alcun intervento concreto.

Benzina e diesel continuano a salire: perché il governo non attiva le accise mobili?

Benzina e diesel continuano ad aumentare sulla scia delle recenti tensioni geopolitiche. Dopo l’attacco di Stati Uniti e Israele, l’Iran ha minacciato di chiudere lo Stretto di Hormuz, uno dei passaggi marittimi più strategici al mondo per il trasporto di petrolio. Da lì transita circa un quinto della produzione globale.

Quando esiste il rischio che questo snodo venga bloccato, i mercati reagiscono immediatamente, facendo salire il prezzo del petrolio. Ed è esattamente quello che sta accadendo.

In meno di tre settimane, gli aumenti medi nazionali sono stati significativi: circa +16 - 17 centesimi al litro (+10%) per la benzina e +32 - 35 centesimi al litro (+20%) per il diesel.
Il prezzo medio della benzina è passato da circa 1,67 €/litro a oltre 1,84 €/litro. Il gasolio ha invece superato la soglia psicologica dei 2 euro, raggiungendo una media tra 2,07 e 2,09 €/litro (self-service), mentre in autostrada si registrano picchi fino a 2,60 €/litro.

Ma cosa sta facendo il governo? Nei giorni scorsi si è parlato molto della possibile attivazione delle cosiddette accise mobili, ma al momento non è stato adottato alcun intervento concreto. Vediamo quindi cosa sono e perché non sono ancora state attivate.

Il meccanismo delle accise mobili spiegato semplice

Le cosiddette accise mobili sono un meccanismo pensato per attenuare gli aumenti dei carburanti. Il principio su cui si basano è piuttosto semplice: quando il prezzo di benzina e diesel sale, aumenta automaticamente anche l’IVA incassata dallo Stato, perché si tratta di una tassa calcolata in percentuale sul prezzo finale.
In teoria, questo “extra gettito” potrebbe essere utilizzato per abbassare temporaneamente le accise, cioè le imposte fisse che gravano su ogni litro di carburante. In questo modo si compenserebbe almeno in parte l’aumento dei prezzi alla pompa, rendendo i rincari meno pesanti per consumatori e imprese.
Tuttavia, nella pratica le cose sono più complicate. Applicare davvero le accise mobili significa, di fatto, rinunciare a una parte delle entrate fiscali proprio in un momento in cui lo Stato incassa di più. E con i conti pubblici già sotto pressione, il governo tende a rimandare questo tipo di intervento. Ma non è solo una questione di bilancio: ci sono anche altre valutazioni da tenere in considerazione.

Perché il governo non attiva le accise mobili

Ci sono diversi fattori che spiegano perché, nonostante l’aumento costante di benzina e diesel, il governo non è ancora intervenuto con l’attivazione delle accise mobili.
Innanzitutto, forse il motivo più evidente, è che l’impatto reale sulle tasche dei cittadini sarebbe piuttosto limitato. Secondo alcune simulazioni, applicare le accise mobili farebbe scendere il prezzo della benzina di circa 4–5 centesimi al litro, e quello del diesel di 7 centesimi. Una diminuzione minima, che difficilmente compenserebbe l’aumento generalizzato dei prezzi. Per questo motivo, molti osservatori ritengono che il costo per lo Stato, in termini di entrate fiscali perse, non sarebbe giustificato rispetto al beneficio concreto per i consumatori.

A questo si aggiunge un secondo elemento: la forte instabilità del mercato energetico. I prezzi del petrolio e dei carburanti possono oscillare anche del 20% in pochissimo tempo, soprattutto in contesti di tensione geopolitica come quello attuale. Applicare un meccanismo automatico di riduzione delle accise in queste condizioni rischierebbe di essere poco efficace, difficile da gestire e potenzialmente controproducente, perché l’intervento potrebbe non coincidere con i reali picchi dei prezzi.
C’è poi una terza variabile che entra in gioco: l’Europa. Il governo sembra intenzionato ad aspettare possibili misure europee più ampie e strutturate per ridurre i costi energetici, simili a quelle adottate dopo l’invasione russa dell’Ucraina. Queste misure potrebbero prevedere interventi coordinati a livello comunitario, con effetti più consistenti e duraturi rispetto a un’azione nazionale limitata come le accise mobili.

Nel frattempo, però, i prezzi continuano a salire senza sosta, e questo atteggiamento attendista rischia di avere un impatto negativo non solo sugli automobilisti, costretti a fare i conti con pieni sempre più cari, ma sull’intera economia, generando aumenti a catena su prodotti e servizi e mettendo sotto pressione famiglie e imprese.