I beni rifugio non funzionano più?

I beni rifugio sono ancora una certezza? Analizziamo il trend del mercato e l’andamento degli asset sicuri dell’ultimo periodo.

I beni rifugio non funzionano più?

I beni rifugio sono ancora una certezza? Stando ad alcune analisi questi asset, nei quali gli investitori sono soliti preservare il capitale in momenti incerti, potrebbero non essere più così protettivi.

I dati degli ultimi mesi riportati da Il Sole 24 Ore mostrano che il gruppo dei beni finanziari considerati sicuri ha subito una svalutazione del 3-4%. Questo significa che anche gli investimenti da sempre valutati come i più forti nei periodi di maggiore incertezza hanno i loro punti deboli. Con il rischio per gli investitori di perdere capitale, invece di proteggerlo.

Treasury, dollaro, yen, oro, Bund, franco svizzero, i classici beni rifugio sono diventati meno stabili, presentando livelli non trascurabili di volatilità e vulnerabilità di fronte agli eventi economici e finanziari globali. Questi asset finanziari godono ancora di un alto grado di affidabilità? Per dirla in altre parole, i beni rifugio funzionano ancora?

Beni rifugio: come il mercato può attaccare gli asset più sicuri

I beni rifugio sono importanti perché offrono stabilità quando crisi e andamenti negativi dominano i mercati a livello internazionale. Essi rappresentano una riserva affidabile e acquistarli significa diversificare il portafoglio degli investimenti, cercando di mitigare eventuali perdite dagli asset di maggior rischio.

L’osservazione dell’andamento di mercato e dei beni rifugio degli ultimi mesi aiuta a capire perché questi investimenti non sono privi di fragilità.

A fine agosto, lo scenario economico globale era dominato da diverse incertezze. Dall’inasprirsi della guerra dei dazi all’impasse della Brexit, con la prospettiva del no-deal più vicina, fino alla previsione di una prossima recessione USA, l’instabilità guidava il mercato internazionale.

Tra il 27 e il 28 del mese, si legge nell’analisi, i beni rifugio citati hanno toccato veri e propri picchi. Poi però qualcosa è cambiato.

Gli asset hanno fatto registrare andamenti oscillanti. L’oro, solo per fare un esempio, è passato da 1.550 dollari a poco più di 1.400 dollari, evidenziando un grado di volatilità piuttosto significativo nel breve periodo.

Allo stesso tempo, il rendimento del Treasury USA è tornato all’1,71%, mentre il prezzo è sceso del 3,5%.

Inoltre, se ad a fine estate dollaro e yen mostravano trend in rialzo, nel periodo considerato in questa analisi, anche le due valute rifugio hanno segnato una flessione. Nello specifico, la moneta giapponese ha perso il 3% sul biglietto verde e il dollaro è sceso del 2% rispetto alle principali divise. Un andamento al ribasso nel periodo lo ha evidenziato anche il franco svizzero.

Quello che è emerso, dunque, è stata una generale instabilità proprio dei beni rifugio, considerati un punto di riferimento degli investitori. E, soprattutto, valutati come asset sicuri e poco volatili.

La tutela del risparmio, quindi, rischia di non essere esente da perdite anche se messa al sicuro in questi investimenti. Da agosto ad oggi le oscillazioni hanno fatto perdere livelli di rendimento anche per i possessori di tali asset, che hanno mostrato cedimenti dinanzi ad una forte politica del ribasso dei tassi.

Il caso Treasury: USA non più rifugio?

Per decenni, il Treasury è stato il principale rifugio durante le perdite e le oscillazioni del mercato, e ha offerto agli Stati Uniti un vantaggio rispetto ad altre potenze.

Ma cosa succede se i Paesi considerati punti fermi dell’economia mondiale, quali gli Stati Uniti, cominciano a perdere terreno?

Alcuni analisti si sono concentrati su un eventuale passaggio a un mondo di asset rifugio cosiddetto multipolare, in cui altre regioni economiche sviluppano i propri porti sicuri. Questo anche a seguito dei risultati non esaltanti dell’economia statunitense dell’ultimo anno.

Dinanzi ad un indebolimento del dollaro e del Treasury, per esempio, la Cina e l’Europa potrebbero avere l’opportunità di ampliare i mercati dei capitali nazionali. Un bene rifugio europeo potrebbe diventare un’alternativa popolare ai titoli del Tesoro USA.

Ma le fragilità restano alte. Sia a livello di scenario globale politico-economico-finanziario, sia per le volatilità mostrate dai classici asset rifugio.

La conclusione sembra essere quella che costruire portafogli di investimento stabili stia diventano sempre più difficile.

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