Bce aggressiva sui tassi: il perché lo spiega de Guindos

Violetta Silvestri

12 Settembre 2022 - 15:35

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Il vice presidente della Bce de Guindos è tornato a parlare della mossa aggressiva sui tassi di interesse, spiegando perché è importante dare un messaggio forte sulla lotta all’inflazione.

Bce aggressiva sui tassi: il perché lo spiega de Guindos

La mossa da falco della Banca centrale europea dell’8 settembre suscita ancora riflessioni e previsioni su quel che sarà dell’inflazione e della crescita in Eurozona.

In questa cornice di commenti e spiegazioni, è intervenuto il vicepresidente Bce Luis de Guindos a chiarire che il gigantesco aumento dei tassi di interesse la scorsa settimana è stato progettato per mantenere ancorate le aspettative di inflazione.

L’intervento, con il rialzo di tre quarti di punto, ha segnato un passo di inasprimento monetario senza precedenti da parte dell’Eurotower, che è stata accusata di agire in modo troppo lento per contrastare i guadagni record dei prezzi della zona euro.

Nell’annunciare la decisione, i responsabili politici hanno anche affermato di voler smorzare la domanda, nonostante la crisi energetica dell’Europa l’abbia inclinata verso una recessione. Cosa ha detto, nello specifico, de Guindos sull’influenza della Bce sui prezzi record.

Tassi più alti di 75 pb: il motivo della svolta per de Guindos

“Per una banca centrale la sua credibilità è fondamentale. Se i cittadini e le imprese smettono di credere che la banca centrale sarà in grado di ridurre l’inflazione entro un anno e mezzo o due, la situazione diventa molto complicata perché compaiono immediatamente effetti di secondo impatto”: questo il passaggio chiave dell’intervento di de Guindos in Spagna lunedì 12 settembre.

Parole chiare, che si collegano a quelle pronunciate da Lagarde in conferenza stampa dopo l’incontro dell’8 settembre: la Bce può incidere soprattutto sulle aspettative dei prezzi, considerando che l’inflazione europea - diversamente da quella Usa - è guidata dall’offerta e non dalla domanda.

La Bce ha seguito la Federal Reserve nell’optare per una mossa drastica, con alcuni funzionari che hanno segnalato di essere aperti a una ripetizione quando si incontreranno per fissare gli oneri finanziari a ottobre. Altri sostengono passi più piccoli, mentre si preoccupano della crescita economica.

Guindos ha anche affermato di non sapere di quanto i tassi verranno ancora aumentati, ma che i banchieri centrali avevano imparato dall’impennata dell’inflazione negli anni ’70. Qualsiasi contrazione economica innescata dal picco dei costi di elettricità e riscaldamento sarà, comunque, meno grave che durante la crisi del debito in euro, ha affermato.

Attenzione, poi, alle politiche dei Governi: sono loro, infatti, responsabili della gestione del debito pubblico. A tal proposito si è aggiunta la riflessione su Cnbc del membro del Consiglio direttivo della Bce Edward Scicluna: c’è preoccupazione sul fatto che le attuali misure adottate dai Governi europei per alleviare il dolore dell’impennata dei costi energetici possano essere inflazionistiche.

Stiamo consigliando che l’aiuto sia almeno mirato alle famiglie vulnerabili, ha detto, aggiungendo “che non possono permettersi di attutire l’impatto per tutti e in ogni momento.”

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