Scocca l’ora delle trimestrali per le banche italiane, già sotto i riflettori per quelle notizie e indiscrezioni su potenziali operazioni di risiko bancario che si stanno confermando da un po’ tra i principali market mover di Piazza Affari. Il momento di alzare il velo sui conti e di annunciare al mercato la road mad del risiko, facendo il punto sugli utili e magari ancora la gioia degli azionisti con promesse di possibili dividendi è arrivato, e le date da cerchiare sul calendario sono note da un po’.
Ad aprire le danze sono stati gli utili di Intesa SanPaolo, la banca italiana guidata dall’amministratore delegato Carlo Messina, e la banca che, dall’alto della posizione numero uno che ricopre nella classifica degli istituti di credito più grandi del Paese, può permettersi di rimanere seduta tranquillamente a guardare la partita del risiko bancario in atto, che vede come grandi protagoniste le rivali di casa: UniCredit, Banco BPM, MPS, Mediobanca. Rivali che sforneranno anch’esse i numeri sugli utili, sul fatturato, sul margine netto di interesse nelle prossime sedute. (guarda il calendario degli utili a Piazza Affari delle banche e di tutti i campioni di Borsa). E che, insieme a quei numeri, annunceranno anche le guidance per l’anno in corso, confermando o presentando nuovi target, anche relativi ai piani di remunerazione a favore degli azionisti, sotto forma di dividendi e/odi buyback.
Il focus ovviamente sarà anche sulle dichiarazioni dei vari CEO sui dossier più caldi piombati a Piazza Affari, che si innestano tra l’altro in un momento cruciale per l’intero settore bancario: non solo italiano ma soprattutto italiano, visto che le banche del Paese sono state tra quelle che hanno beneficiato in misura più importante del grande assist che non solo non c’è più, ma che rischia di diventare una zavorra per i risultati di bilancio: il trend dei tassi di interesse dell’area euro deciso dalla BCE di Christine Lagarde, in attesa di quella che potrebbe confermarsi la grande svolta di Francoforte. Qual è il messaggio che arriva dalle previsioni sui conti che sono state formulate dagli analisti? E come andrà in generale il settore bancario italiano nel corso del 2025?
Grande è l’attenzione soprattutto per la voce di bilancio NII (Net Interest Margin) che, dopo aver puntato verso l’alto grazie alla manna dal cielo arrivata per le banche con le strette monetarie incessanti annunciate dall’Eurotower, è destinato per l’appunto a puntare sempre più verso il basso, complice la svolta della politica monetaria della BCE. Svolta avviata per i seguenti motivi: il tasso di inflazione che si avvicina nell’area euro sempre di più al livello desiderato dalla Banca centrale europea e l’erosione dei fondamentali economici dell’Eurozona, data per certa con l’incubo dei dazi di Donald Trump.
Scope Ratings su trimestrali banche italiane. Il rischio tassi BCE
Tra gli analisti, in evidenza il report dedicato alle previsioni sugli utili delle banche italiane che porta la firma di Scope Ratings, e che risponde alla domanda che assilla di più gli addetti ai lavori ma anche i cittadini italiani: gli istituti di credito continueranno a essere forti, dopo il pieno di utili degli anni precedenti che, molto probabilmente, e lo si saprà a breve, sarà continuato anche e perfino nel 2024, anno in cui la BCE ha iniziato a tagliare i tassi, annunciando ben quattro sforbiciate?
La risposta degli analisti di Scope Ratings lascia capire prima di tutto che è improbabile che nell’intero 2025 si ripresenti la pacchia utili:
“Prevediamo che la redditività del settore (bancario italiano) scenderà nel corso del 2025, in quanto la crescita delle entrate legate ad attività che non dipendono dagli interessi (leggi commissioni) non compenserà del tutto l’impatto della normalizzazione dei margini netti di interesse”.
Tra l’altro, la possibilità che la BCE tagli i tassi in modo più importante rispetto alle stime rappresenta un chiaro rischio per le banche italiane: “ Gli utili potrebbero essere colpiti in modo significativo se la BCE taglierà i tassi in modo rapido e significativo”.
L’outlook sul capitale delle banche rimane positivo, a dispetto delle conseguenze della normativa di Basilea IV. “Le banche continueranno a presentare buoni cuscinetti di capitale rispetto alle richieste (delle autorità di regolamentazione, grazie alla forte generazione degli utili e all’ottimizzazione del capitale”, si legge nell’analisi di Scope Ratings. Inoltre, “ l’impatto (delle norme) di Basilea IV sarà gestibile e sarà spalmato nel corso di diversi anni”.
Per quanto riguarda la qualità degli asset, gli esperti non prevedono un “deterioramento significativo, a meno che non si verifichi una forte crisi macroeconomica”. Si stima una buona performance dei prestiti alla clientela retail, grazie ai costi di finanziamento più bassi (sulla scia dei tagli dei tassi di interesse da parte della BCE) e grazie “ai livelli massimi dell’occupazione” in Italia, che porteranno i cittadini ad avere meno difficoltà a bussare alla porta delle banche per la richiesta di prestiti.
Allo stesso tempo, la crescita del PIL dell’Italia bassa ma positiva dovrebbe sostenere la qualità del credito erogato alle aziende.
Nessun problema rilevante neanche per la raccolta bancaria: “Non ci sarà alcuna pressione sulla raccolta, dal momento che i flussi in uscita dai depositi si sono fermati e la crescita dei prestiti rimane debole”.
Inoltre, “i rimborsi dei prestiti TLTRO III (che le banche avevano ricevuto dalla BCE, con il piano dei prestiti a tassi agevolati) non hanno avuto conseguenze sulla liquidità o sui funding ratio”.
Sempre per quanto concerne la raccolta, Scope Ratings prevede emissioni nette, nel 2025, di 15 miliardi di euro circa, in calo rispetto ai 22 miliardi di euro del 2024, citando i dati dell’EBA, l’Autorità bancaria europea.
Nello stilare il suo outlook dedicato alle banche italiane, Scope Ratings non ha certo potuto prescindere dal terremoto che sta agitando la finanza italiana e Piazza Affari e a tutte le notizie che puntano alla realizzazione, nel corso di quest’anno, di operazioni di M&A, ovvero di fusioni e di acquisizioni nel comparto: “Un ulteriore consolidamento tra le banche di secondo e terzo livello potrebbe tradursi in guadagni ulteriori di efficienza e in istituzioni più forti”.
Un’altra buona notizia per le banche italiane è rappresentata inoltre dal fatto che “ il rischio di una instabilità politica è più basso che in passato , vista la rassicurante maggioranza di centro destra in Parlamento” che sostiene il governo.
Utili da sogno ormai alle spalle? Le banche italiane con più utili
Tutto bene, dunque, per le banche italiane, sebbene gli utili da sogno siano a quanto pare alle spalle. In ogni caso, stando alla preview che è stata pubblicata dall’agenzia di rating S&P Global, le tre banche italiane più grandi, ovvero Intesa Sanpaolo, UniCredit SpA e Banco BPM SpA sono quelle che dovrebbero aver assistito nel corso del 2024 alla crescita degli utili su base annua più forte, mentre, sempre rispetto al 2023, BPER Banca e MPS, rispettivamente la quarta e quinta banca più grande in Italia, dovrebbero annunciare profitti in ribasso su base annua.
Secondo i dati di Visible Alpha, che fa parte di S&P Global Market Intelligence, Banco BPM sarà la banca italiana che annuncerà l’aumento più importante dell’utile netto, tra le tre principali: gli utili del 2024 di BAMI sono previsti infatti in crescita del 37,5%, da 1,20 miliardi di euro del 2023 a 1,65 miliardi.
L’utile netto di Intesa SanPaolo relativo al 2024 era stato previsto in rialzo del 14%, da €7,72 miliardi a €8,80 miliardi. I conti appena annunciati hanno messo in evidenza un utile netto lievemente inferiore, sempre in rialzo su base annua, ma a 8,666 miliardi. Detto questo, la banca ha rivisto al rialzo la guidance relativa agli utili del 2025, e ha sfornato anche sorprese sul fronte dei dividendi.
Gli utili di Intesa SanPaolo riportati negli anni e attesi.
Intesa SanPaolo: il trend negli anni dell'utile netto. La lettera «a» accanto all'anno indica i profitti riportati, mentre la lettera «e» si riferisce alle attese, dunque al trend degli utili previsto per il 2024 e per il 2025. (Fonte, S&P Global)
S&P Global è ottimista anche per il trend degli utili di UniCredit, osservata speciale così come il Banco, per tutti i blitz lanciati, prima sulla seconda banca tedesca Commerzbank; poi su Banco BPM, con una Offerta pubblica di scambio annunciata il 25 novembre 2024; infine, su Generali, il colosso delle assicurazioni che sarebbe il vero motivo dell’OPS shock annunciata lo scorso 24 gennaio 2025 da MPS-Banca Monte dei Paschi di Siena su Mediobanca.
Le attese di S&P Global per la banca guidata dal CEO Andrea Orcel sono di un utile netto in crescita del 10,1%, dagli €8,19 miliardi del 2023 a quota €9,02 miliardi.
UniCredit: il trend degli utili degli ultimi anni e gli utili attesi per il 2024 e il 2025
Il trend dell'utile netto di UniCredit, la banca italiana guidata da Andrea Orcel. La lettera «a» indica gli utili riportati, mentre la lettera «e» indica quelli attesi. (Fonte S&P Global)
Giù invece su base annua, per l’appunto, i profitti di BPER e di Banca Monte dei Paschi di Siena.
Non solo utile netto. Osservati speciali i margini netti di interesse. Nuove sorprese da Banco BPM?
I fari degli investitori saranno puntati, oltre che sull’utile netto, sulla voce di bilancio che ha tanto brindato nel 2022 e nel 2023 ai ripetuti rialzi dei tassi di interesse dell’area euro che la BCE è stata costretta ad annunciare, nel disperato tentativo di sfiammare una inflazione che, con il reopening dell’economia post Covid-19 e poi con la guerra in Ucraina, era letteralmente esplosa: il margine netto di interesse, noto anche con l’acronimo di NII (Net Interest Income).
In generale, una crescita del fatturato nel 2024 su base annua è attesa per tutte le cinque banche italiane più grandi.
Detto questo, ad aver assistito nel corso del 2024 a un continuo rialzo dell’NII saranno state, secondo l’analisi, Intesa SanPaolo e Banco BPM che, secondo quanto si legge nel rapporto di S&P Global, annunceranno aumenti dei margini netti di interesse, relativi allo scorso anno, pari a +6,7% e a +3,9%. Intesa SanPaolo, che ha già fatto l’annuncio, ha reso noto di aver assistito a una crescita degli interessi netti nell’anno 2024 a 15.718 milioni di euro, in rialzo del 6,9% rispetto ai 14.700 milioni del 2023, dunque in linea con le attese.
Occhio a Banco BPM che, secondo le stime degli analisti sull’NII, smentirà dunque in qualche modo le dichiarazioni rilasciate recentemente da Andrea Orcel, CEO di UniCredit, che ha individuato proprio nella particolare sensibilità di Piazza Meda ai tassi di interesse decisi dalla BCE (ora in discesa) una delle ragioni per cui UCG non avrebbe alcun motivo di alzare l’importo dell’OPS lanciata sull’istituto.
In rialzo anche i ricavi che non dipendono dal movimento dei tassi di interesse, stimati, nel caso di Banco BPM e di MPS, rispettivamente in crescita dell’8,5% e del 9,9% e in flessione del 3,8% per BPER Banca.
Il trend dei ricavi di Banco BPM (margine netto di interesse + fatturato non legato al trend dei tassi
I ricavi di Banco BPM, messa nel mirino da UniCredit, relativi agli ultimi anni e, anche, attesi (lettera «e») per il 2024 e il 2025. Fonte S&P Global.
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Morningstar DBRS: per banche italiane redditività forte anche nel 2025
Andrea Costanzo, vice direttore generale della divisione di istituzioni finanziarie europee di Morningstar DBRS, ha scritto che, generale, “ la redditività del settore bancario rimarrà forte nel 2025, sebbene meno robusta rispetto al 2024, a causa di un NII più basso, dell’aumento delle spese operative a causa del rinnovo dei contratti di lavoro e per gli investimenti più alti nel digitale”.
Per quanto riguarda il Common Equity Tier ratio - parametro che misura la stabilità finanziaria di una banca - si prevede un rialzo per tutte le cinque principali banche italiane, ma non nel caso di UniCredit, che ha fatto la gioia degli azionisti erogando miliardi di euro e avviando al contempo operazioni di buyback azionari.
CET1 di UniCredit previsto in calo nel 2024 e nel 2025
Dopo pioggia di dividendi e buyback, il CET1 di UniCredit è atteso in ribasso. Il trend degli ultimi anni.
Così come nel caso di Scope Ratings, anche S&P Global non vede alcun problema nella qualità degli asset degli istituti italiani. Il cosiddetto Asset Quality dovrebbe essere rimasto infatti stabile nel corso del 2024.
Banco BPM meglio di UniCredit anche su qualità asset: che succederà all’OPS di Orcel?
Anche qui, il miglioramento più significativo è atteso per Banco BPM che, secondo le previsioni, avrà visto il rapporto tra i crediti non performanti e i prestiti lordi scendere nel corso del 2024 dal 3,48% del 2023 al 3,35% del 2024.
Questo rapporto è previsto in crescita, invece, nel caso di UniCredit dal 2,66% del 2023 al 2,83% del 2024. Altro motivo che induce a pensare che, nel battibecco “l’offerta è a premio” VS “no, l’offerta è a sconto” tra UniCredit e Banco BPM, l’impressione è che ad avere la meglio sarà il Banco, a cui tra l’altro Piazza Affari e la comunità degli analisti hanno dato spesso ragione, mettendo in evidenza fin da subito come l’OPS presentata da Piazza Gae Aulenti non valorizzasse in modo appropriato Piazza Meda.
Più volte, il CEO di BAMI Giuseppe Castagna ha tenuto il punto, parlando di una OPS palesemente a sconto, mentre gli analisti in particolare di JPMorgan hanno presentato il premio che, a loro avviso, UniCredit potrebbe (e, a quanto pare dovrebbe) offrire per aumentare le probabilità di agguantare la preda ambita.
Dal canto suo UniCredit, stando alle dichiarazioni di Orcel, ha già da un po’ individuato il momento in cui sarebbe il caso di pensare a rilanciare l’offerta.
Occhio a MPS-Monte dei Paschi. Novità su OPS lanciata su Mediobanca?
Occhio però prima all’MPS Day, in calendario lo stesso giorno in cui a diffondere i conti sarà Anima Holding, l’altra pedina del risiko bancario, dopo che Banco BPM ha lanciato una OPA agli inizi di novembre: OPA il cui esito positivo sarebbe tuttavia a rischio, a causa dei dubbi che sono stati sollevati di recente dalla stessa BCE. Anima, gioiello italiano del risparmio gestito che, secondo alcune indiscrezioni degli ultimi mesi, farebbe gola a tutti e allo stesso CEO di UniCredit, Andrea Orcel.
I fari saranno puntati in ogni caso soprattutto su MPS-Monte dei Paschi di Siena, dopo l’annuncio shock della fine di gennaio, che ha preso in contropiede tutti. La banca senese, quel giorno, ha rivelato di non voler stare più ad aspettare un potenziale cavaliere bianco pronto a fagocitarla, annunciando una metamorfosi da preda potenziale a predatrice e puntando dritta in direzione Mediobanca, a quanto pare nell’ambito di una strategia pensata dai suoi maggiori azionisti: sempre il MEF-Tesoro, dopo il terzo atto di privatizzazione dell’istituto senese, ma anche e soprattutto, a quanto pare, l’imprenditore romano Francesco Gaetano Galtagirone e Delfin, la holding della famiglia Del Vecchio, coppia presente, tra l’altro, già nel capitale di Mediobanca e di Generali.
Guidata dal CEO Alberto Nagel, Mediobanca non ci ha messo molto per dire no all’OPS del Monte, definendo l’offerta ostile e “distruttiva di valore”. Dal canto suo, Monte dei Paschi di Siena ha risposto prontamente a quel no di Piazzetta Cuccia, citando proprio il presunto premo di cui Mediobanca beneficerebbe in quanto prima azionista di Generali.
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Febbre risiko scalda Piazza Affari, Orcel atteso al varco su mossa Generali
Nell’analisi Italy’s biggest banks set to report higher profits for 2024 con cui S&P Global ha anticipato le trimestrali delle Big Banks di Piazza Affari, non manca ovviamente il riferimento alla fase del consolidamento bancario, che vede protagoniste anche altre due banche minori.
A essere menzionata l’offerta da €294,7 milioni che Banca Ifis ha presentato su Illimity, l’istituto gestito e fondato dal banchiere Corrado Passera.
Inevitabile il riferimento alla vera bomba esplosa sulla testa di Piazza Affari. “Più recentemente, Monte dei Paschi ha lanciato una offerta da €13,30 miliardi per acquistare Mediobanca Banca di Credito Finanziario, gettando le basi di quello che potrebbe essere l’accordo più importante del settore bancario italiano dell’ultimo decennio”.
Tutto, per un motivo ben preciso: l’obiettivo di tutte le banche di “cercare di diversificare e di aumentare i ricavi che non dipendono dagli interessi, in modo particolare attraverso il wealth management”, ovvero attraverso il business della gestione patrimoniale: obiettivo messo nel mirino dallo stesso colosso assicurativo Generali, che vuole unire le forze della sua divisione Generali Investments Holding a quelle di Natixis.
A tal fine, lo scorso 21 gennaio Assicurazioni Generali e BPCE, banca francese a cui fa capo Natixis, hanno annunciato di avere firmato un Memorandum of Understanding non vincolante per la creazione di una Joint Venture tra le rispettive società di asset management, Generali Investments Holding e Natixis Investment Managers, nell’ambito di un piano volto a creare uno dei maggiori campioni globali con €1.900 miliardi di asset in gestione, al nono posto a livello mondiale per AUM e leader nell’asset management in Europa con €4,1 miliardi di ricavi. Accordo che ha fatto subito scattare sulla sedia il governo Meloni e che potrebbe essere la molla che ha fatto scattare, di conseguenza, anche l’OPS di MPS su Mediobanca.
Per capire come si evolverà il dossier UniCredit-Banco BPM sarà necessario attendere ancora una settimana circa: UniCredit diffonderà infatti i propri conti il prossimo 10 febbraio, con Orcel che inevitabilmente sarà interpellato sulla sua intenzione o meno di rilanciare la posta su BAMI, mentre a Banco BPM toccherà l’11 febbraio.
Tutte date da cerchiare in rosso sul calendario in quanto, oltre ai vari annunci su utili e dividendi, Piazza Affari avrà finalmente modo di sentire direttamente, forti e chiare, le dichiarazioni degli amministratori delegati sulle partite del risiko che stanno facendo notizia alla borsa di Milano, praticamente ogni giorno. E di certo UniCredit, ovvero Andrea Orcel, sarà interpellato anche sul blitz prima vociferato, poi confermato nella giornata di domenica 2 febbraio 2025 su Generali, che ha innescato nuove scommesse sul futuro di un risiko che, finora però soltanto a parole, non sembra fermarsi più.