Banche in allarme. Un colosso crolla dell’8% a causa dell’AI. È rischio contagio?

Claudia Cervi

11 Dicembre 2025 - 15:11

Troppi investimenti nell’AI e debito in crescita: per gli analisti è un rischio strutturale. Dopo il caso Oracle scatta l’allarme contagio sui mercati.

Banche in allarme. Un colosso crolla dell’8% a causa dell’AI. È rischio contagio?

Nuovo allarme per le banche. Un gigante tecnologico potrebbe aver spinto troppo sull’acceleratore dell’intelligenza artificiale e ora si ritrova con un debito che corre più veloce dei ricavi. E la fiducia degli investitori inizia a scricchiolare.

Per mesi la narrativa sull’AI ha retto valutazioni stellari, favorite dal taglio dei tassi e da un’economia USA più resiliente del previsto. Ma ora stanno emergendo crepe che non si possono più ignorare. La corsa all’AI richiede capitali enormi, investimenti che si accumulano mentre i ritorni restano indietro. E la domanda che nessuno vuole fare, ma che pesa come un macigno sui mercati, è molto semplice: chi sta davvero pagando il conto dell’AI economy.

I modelli generativi bruciano energia, data center, hardware. Costi che esplodono trimestre dopo trimestre. E quando tre colossi globali diventano “uccelli della stessa piuma”, legati allo stesso progetto e agli stessi rischi, basta un segnale di debolezza per far tremare interi settori. È qui che tutto si complica: l’AI sta creando valore o sta bruciando liquidità in attesa di un futuro meno certo del previsto? E se la fiducia vacilla, quanto è rapido l’effetto contagio tra i suoi protagonisti più esposti?

Il crollo in Borsa di questo colosso non segna necessariamente l’inizio di una crisi, ma è un campanello d’allarme che il mercato non può permettersi di ignorare. E adesso vediamo perché.

SoftBank crolla dell’8% dopo il caso Oracle: alle radici del rischio contagio sull’AI economy

La scossa è partita dagli Stati Uniti. Oracle ha pubblicato la trimestrale e il mercato ha capito subito che qualcosa non tornava.
Ore dopo, a Tokyo, SoftBank è crollata dell’8%: peggior titolo del Nikkei. Il punto è che le due storie sono ormai intrecciate. E il rischio corre veloce.

Oracle ha riportato utili sopra le attese ma ricavi deboli e una guidance deludente. Poi è arrivato il dato che ha spaventato tutti: un maxi-contratto da 300 miliardi di dollari con OpenAI per potenziare i data center di ChatGPT e, in parallelo, un piano infrastrutturale da 150 miliardi entro il 2026. Tutto finanziato con nuovo debito.

La Banca di Montreal va dritta al punto: è un rischio strutturale. Con OpenAI che impegna capitali più velocemente della sua capacità di sostenerli, chi garantirà il rispetto di obblighi così enormi?

Il mercato non ha avuto bisogno di ulteriori spiegazioni. SoftBank è legata a doppio filo allo stesso destino. Masayoshi Son ha promesso fino a 400 miliardi di dollari di investimenti in OpenAI e il CFO Yoshimitsu Goto ha chiarito che non verrà finanziato alcun concorrente. Una scommessa totale, ribadita con la vendita dell’intera partecipazione in NVIDIA per liberare capitale e riversarlo sull’ecosistema OpenAI.

Oracle, SoftBank e OpenAI adesso sono praticamente un’unica entità finanziaria. E quando un blocco si muove in questo modo, il contagio diventa inevitabilmente più rapido.

In un sistema così intrecciato basta che un solo anello perda forza perché gli altri inizino a tremare.

Il vero nodo è OpenAI: investimenti da 1.000 miliardi, liquidità in uscita e una redditività ancora lontana

Il sell-off non nasce da SoftBank né da Oracle. Il cuore della tensione è OpenAI.
La società che ha acceso la rivoluzione dell’intelligenza artificiale è oggi al centro di un paradosso sempre più evidente. È leader assoluta del settore, traina l’intera narrativa tech globale, ma non ha ancora trovato un modello di business capace di sostenere la sua stessa ambizione.

OpenAI continua a bruciare liquidità mentre prepara il piano di investimento più ambizioso della storia tech: oltre 1.000 miliardi di dollari in infrastrutture nei prossimi cinque anni.
Un numero che mette pressione a tutti i partner. Oracle dovrà costruire data center sempre più energivori. SoftBank ha legato il proprio futuro a quello della startup. Tutti scommettono sulla stessa carta: che OpenAI riesca a trasformare la sua crescita in profitti reali.

E il problema è proprio questo.
La concorrenza di Alphabet/Google non si è mai fermata. I costi operativi aumentano, il debito cresce e la redditività rimane un miraggio distante. Il mercato inizia a chiedersi quanto ancora sia possibile investire prima che gli effetti reali arrivino.
Gli analisti lo dicono ormai apertamente: non tutte le aziende coinvolte nella rivoluzione dell’AI sopravvivranno alla fase di investimento più aggressiva della storia tecnologica.

Questo significa che chi investe dovrà distinguere con attenzione tra promesse e numeri, tra visione e sostenibilità.

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