Banche centrali, azionario e titoli di Stato: il matrimonio durerà ancora a lungo?

In un contesto in cui l’incertezza si fa sempre più elevata, le prossime mosse delle Banche centrali potrebbero già essere incluse nei prezzi.

Banche centrali, azionario e titoli di Stato: il matrimonio durerà ancora a lungo?

Nel corso del 2019 si è assistito ad un forte apprezzamento dei titoli di Stato, i quali hanno beneficiato dell’aspettativa di atteggiamenti ultra-accomodanti da parte delle Banche centrali.

La salita dei prezzi ha provocato una decisa diminuzione dei rendimenti: a tal proposito, si pensi che lo scorso 29 agosto, l’indiceBloomberg-Barclays Negative Yielding Debt, che misura l’ammontare di bond governativi con yield negativo, ha raggiunto un nuovo massimo storico, a 17,037 mila miliardi di dollari. Emblematico è il caso della Germania, che presenta l’intera curva in territorio negativo.

Le ultime mosse di BCE e Fed

Lo scorso settembre si sono tenute le riunioni di BCE e Fed, particolarmente attese dal mercato. In sintesi, l’istituto guidato da Mario Draghi ha legato la forward guidance alla situazione di mercato: ciò significa che i tassi rimarranno bassi fino a quando l’inflazione non ripartirà verso il target. Oltre a questo, Draghi ha annunciato il QE “a tempo indeterminato”.

Il 18 settembre è poi venuto il turno della Fed. La Banca centrale americana ha deciso di tagliare il costo del denaro di 25 punti base per la seconda volta consecutiva, portandolo all’intervallo di 1,75-2%.

Oltre a questo, nella sua conferenza stampa il chairman dell’istituto, Jerome Powell, ha affermato che, sebbene l’oulook sull’economia Usa sia favorevole vi sono dei rischi i quali, se si dovessero materializzare, porterebbero la Fed a tagliare ulteriormente i tassi. Non solo. Per Powell, il bilancio della Federal Reserve avrebbe la possibilità di tornare ad aumentare.

Quali possibili effetti sui titoli di Stato e azioni?

Per quanto concerne i Paesi dell’Eurozona, è ragionevole pensare che la salita dei prezzi (e la conseguente discesa dei rendimenti) dei titoli di Stato potrebbe continuare grazie al Quantitative Easing.

In questo quadro, in un contesto di “caccia ai rendimenti”, il debito Usa rimane interessante con un decennale che, al momento della scrittura, rende l’1,555%. In questo quadro, qualora la debolezza del settore manifatturiero e dei servizi a stelle e strisce dovessero riflettersi anche sull’occupazione, la Fed potrebbe agire in maniera aggressiva, contribuendo a una nuova fase discendente degli yield dei bond governativi.

In questo senso però, i mercati potrebbero già star scontando le mosse di politica monetaria, con gli istituti centrali che hanno poco margine di manovra.

Simile il discorso sul mercato azionario, che resta comunque a livelli molto elevati. Gli operatori sembrano nervosi, come dimostrato dai forti ribassi della scorsa settimana: in questo senso, le prossime mosse delle Banche centrali potrebbero avere un effetto limitato sul valore delle quotazioni.

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Cosa monitorare?

Se le mosse degli istituti centrali possono essere già incluse nei prezzi, i fattori di rischio che potrebbero contribuire alla discesa o alla risalita dei rendimenti sono la guerra commerciale tra Usa e Cina (ma anche tra Usa ed EU), la Brexit e i dati sulla crescita globale, che evidenzia un progressivo rallentamento.

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