Banca Popolare di Bari, possibili illeciti in vendita azioni

Sono emersi dubbi sulla legittimità della vendita di azioni Banca Popolare di Bari nei confronti di un noto gruppo assicurativo

Banca Popolare di Bari, possibili illeciti in vendita azioni

Banca Popolare di Bari si trova in un momento davvero difficile: al complesso contesto economico in atto si aggiunge la criticità causata dall’emergere di alcuni stralci dell’ordinanza di arresto nei confronti degli ex vertici dell’istituto relativi alla vendita di azioni della banca.

Popolare di Bari, dubbi su legittimità vendita azioni

Nel corso delle indagini che hanno portato allo stato di fermo degli indagati “non pochi dubbi” - è stato sottolineato nell’atto di arresto - sono emersi sulla “linearità con cui alcuni soci di riferimento”, hanno eseguito delle “manovre in merito alla cessione di un consistente lotto di azioni della Banca Popolare di Bari” nel marzo 2016.

Cosa significa? Si parla nello specifico del presunto trattamento di favore che l’istituto avrebbe applicato nei confronti di alcuni soci relativamente alla compravendita di azioni della Banca stessa. Negli atti relativi al caso, in particolare, viene chiamata in causa la vendita da parte della Debar S.p.A. di 430 mila titoli della pugliese al Gruppo assicurativo Aviva.

A insospettire gli inquirenti sarebbero state le modalità con le quali è avvenuto lo scambio, grazie “all’annullamento della prima asta di vendita e il conseguente ripristino manuale delle priorità” al quale bisogna aggiungere il prezzo “appetibile” di liquidazione delle azioni di Banca Popolare di Bari poco dopo sottoposto a una sensibile svalutazione. Un modus operandi questo che renderebbe probabile l’ipotesi, secondo i giudici, di un accordo preesistente tra le parti.

Contestato il metodo di vendita delle azioni

Scendendo nel dettaglio delle indagini è emerso che solo a cinque clienti (su diverse centinaia) sono state riconosciute le perdite subite per la mancata vendita in aste precedenti alla discesa del prezzo.

Viene sottolineato, sempre all’interno degli atti, come sia “singolare” la circostanza che si è venuta a creare per la quale il Gruppo Aviva abbia potuto comprare dei titoli “che nel giro di un mese si sono svalutati del 20% per decisione della banca stessa, subendo una minusvalenza di quattro milioni di euro”.

È importante ricordare che a causa dell’accordo stipulato nel gennaio del 2016 Aviva avrebbe dovuto acquistare azioni per 50 milioni di euro sul mercato secondario versando quindi il denaro nelle tasche dei soci.

Con il successivo accordo “transattivo” dell’ottobre del 2016 i soci non hanno potuto più usufruire della suddetta possibilità. Questo infatti ha imposto agli acquisti residui di avvenire attraverso sottoscrizione della ricapitalizzazione. In questo modo il Gruppo Aviva non ha più versato il proprio denaro ai soci ma direttamente in Banca Popolare di Bari.

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