Un bambino non ancora nato può ereditare e ricevere donazioni?

Isabella Policarpio

07/05/2021

07/05/2021 - 12:54

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Chi non è ancora nato può ricevere eredità o donazioni, per questo i nonni posso lasciare un bene ad un nipote prima della sua nascita. Ecco cosa sapere sui nascituri concepiti e non concepiti.

Un bambino non ancora nato può ereditare e ricevere donazioni?

Un bambino non ancora nato può essere indicato nel testamento come erede e ricevere donazioni di beni immobili, mobili e denaro. La legge italiana lo permette e, in alcuni casi e con alcune peculiarità, anche i nascituri non ancora concepiti possono diventare eredi o beneficiare di donazioni da parte di genitori, nonni e zii.

La disciplina in esame è contenuta nel Codice civile e in alcune sentenze della Corte di cassazione. Vediamo quando, come e con quali limiti si può lasciare l’eredità o donare ad un nascituro concepito e non.

Chi sono i “nascituri non concepiti”?

Quando si parla della possibilità di lasciare beni in eredità o in donazione ad un bambino non ancora nato, ci si può imbattere nei concetti di “nascituro non concepito” e “nascituro concepito”. Chi sono e qual è la differenza?

I nascituri non concepiti sono i bambini e le bambine che, al momento del testamento o della donazione, non sono ancora nel grembo materno poiché non concepiti. In questo caso la legge ammette che possano ricevere donazioni o diventare eredi soltanto se figli di una persona vivente al momento dell’atto.

I nascituri concepiti, invece, sono gli esseri umani che vivono all’interno del ventre materno.

Un bambino non ancora nato può essere erede?

Nel testamento si può decidere di lasciare un bene o somme di denaro ai bambini non ancora nati e, addirittura, non ancora concepiti. Nulla toglie, ad esempio, che il testatore decida di lasciare un immobile al primo nipote, anche se il figlio/a è ancora minore non sposato/a.

Tuttavia il nascituro non concepito eredita soltanto se espressamente indicato nel testamento, come è stabilito nella sentenza della Cassazione n. 4621 del 2012. Significa che l’unica forma di eredità consentita nei confronti di un nascituro non ancora concepito è quella testamentaria e non la successione legale.

Ma esiste un limite: al bambino non ancora nato e concepito non si può lasciare in eredità una quota eccedente quella disponibile, qualora ci siano eredi legittimari.

L’eredità dovrà essere accettata dai genitori necessariamente con beneficio d’inventario, per proteggere la quota ereditaria da eventuali debiti e creditori.

Quota legittima e successione testamentaria del nascituro

Nel caso di eredità ad un nascituro già concepito (per dirla in modo semplice, che si trova nella pancia della mamma), non si applica il limite della quota disponibile per i non concepiti, al contrario, egli può risultare erede legittimo, in base al legame di parentela con il testatore. Significa che ha diritto ad ereditare (e rivendicare) la sua parte di quota legittima, ovvero quella parte del patrimonio del testatore che spetta per legge al coniuge e ai figli.

Ricordiamo che un bambino si considera “concepito” se nasce non più di 300 giorni dopo la morte del padre, mentre qualora fosse il nipote entro 300 giorni dalla morte del nonno o della nonna.

Donazione ai nascituri: come funziona

La legge italiana prevede che si possa donare un bene mobile o immobile anche nei confronti di chi non è ancora nato ma concepito al momento dell’atto. Precisamente l’articolo 784 del Codice civile recita che:

“La donazione può essere fatta anche a favore di chi è soltanto concepito, ovvero a favore dei figli di una determinata persona vivente al tempo della donazione, benché non ancora concepiti.”

Questa pratica viene chiamata comunemente “donazione del nascituro”. Come nel caso dell’eredità, anche qui l’accettazione deve essere fatta dai genitori che esercitano la capacità di agire in sostituzione del figlio.

Nel nostro ordinamento è possibile la donazione anche nei confronti di chi non è stato ancora concepito al momento dell’atto, ma ad una condizione: il nascituro deve essere figlio di una persona esistente al momento della stipulazione dell’atto di donazione (esempio classico è il nonno che dona un immobile ad un futuro nipote prima ancora del suo concepimento).

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