Azioni petrolifere: i tagli all’offerta faranno salire i prezzi?

Tommaso Scarpellini

05/04/2024

Le recenti preoccupazioni, alimentate dagli scontri in Ucraina e Medio Oriente, spingono in alto il prezzo delle azioni del comparto petrolifero nonostante i ribassi dei principali indici globali.

Azioni petrolifere: i tagli all’offerta faranno salire i prezzi?

Il prezzo delle azioni legate al settore petrolifero continua a salire nonostante i recenti crolli del mercato azionario globale. Ad alimentare la spinta rialzista delle azioni a sfondo energetico sono i tagli all’offerta dell’OPEC, i quali non sembrano aver raggiunto la fine, nonostante i conflitti in corso in Ucraina e in Medio Oriente minaccino le forniture globali. Cosa sta accadendo sui mercati globali?

La possibile riduzione dell’offerta spinge in alto la domanda di petrolio

La possibilità che l’OPEC scelga di tagliare la produzione continua a spingere il prezzo del petrolio verso l’alto, mentre si registra un aumento complessivo della volatilità, evidenziato nelle ultime sessioni di borsa. Il vertice dell’OPEC+ ha mantenuto pressoché invariata la politica di approvvigionamento dell’organizzazione dei Paesi esportatori, indicando quindi una continuazione dei tagli alla produzione.

Il mercato dei futures del petrolio ha reagito positivamente a questa dichiarazione, accentuando la possibilità che possa presentarsi una certa carenza nell’offerta di petrolio, dato il recente recupero dell’economia cinese, mentre i dati macro USA continuano a evidenziare una certa resilienza di fronte alle scelte di politica monetaria della Federal Reserve.

I nuovi timori geopolitici non piacciono al mercato

Crescono anche i rischi di approvvigionamento a causa degli incessanti attacchi ucraini diretti verso i centri di raffinazione russi. È a rischio la stessa capacità di lavorazione del Paese, il quale rappresenta un punto di attenzione significativo per quanto riguarda l’approvvigionamento petrolifero.

Un altro elemento di interesse sul mercato è senza dubbio il conflitto in corso nel Medio Oriente: un’espansione degli scontri potrebbe potenzialmente causare gravi interruzioni delle forniture, considerando che l’Iran rimane uno dei maggiori produttori all’interno dell’OPEC. Ciò che preoccupa è la risposta fornita dal presidente iraniano Ebrahim Raisi, che si è mostrato intenzionato a reagire a quanto sembra essere stato un attacco aereo contro il consolato di Damasco, che ha portato all’uccisione del comandante dei pasdaran Mohamad Reza Zahedi.

La tensione si è ulteriormente acuita mediaticamente in seguito alla conversazione tra il presidente Joe Biden e il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu.

Petrolio e borse globali, cosa sta accadendo?

Queste novità hanno provocato un significativo aumento della volatilità nel prezzo delle materie prime, in particolare quelle legate all’energia, con un focus particolare sul petrolio. L’indice di volatilità OVX del CME è salito del 10% solo nella sessione di borsa del giovedì 4 aprile e del venerdì 5 aprile.

Dopo aver superato gli $80 per barile, il prezzo del petrolio WTI ha registrato tre sessioni estremamente rialziste, evidenziando un certo grado di preoccupazione nei confronti del contesto geopolitico globale attuale. Il prezzo delle azioni a sfondo petrolifero cresce, nonostante il crollo dei principali indici di mercato, come l’S&P500. L’indice S&P500 Energy e il DJ Oil&Gas sono fra i pochi settoriali positivi di questa settimana.

Lo stesso in Europa, con lo STOXX Europe 600 Oil & Gas, in rialzo 3.29%, posizionandosi al primo posto nella classifica degli indici più performanti. L’S&P500 invece sta perdendo il -2.04% mentre l’Euro Stoxx 50 è in contrazione dell’1,67% questa settimana.

WTI, 1D WTI, 1D Grafico a candele giornaliere del WTI. Fonte: baha.com