Nel racconto dominante dell’intelligenza artificiale c’è qualcosa che non funziona più. Nvidia, simbolo assoluto del boom AI degli ultimi anni, vive oggi una fase di raffreddamento che in pochi si aspettavano. Il titolo ha perso quasi il 20% rispetto ai massimi di ottobre, 800 miliardi di dollari di capitalizzazione sono stati spazzati via in pochi mesi.
E ora un nuovo segnale non fa altro che confermare il trend negativo. Il rapporto prezzo/utili (P/E), uno degli indicatori più osservati dagli investitori, è sceso ai minimi degli ultimi sette anni, su livelli precedenti persino all’esplosione del fenomeno AI innescato da OpenAI e dal lancio di ChatGPT. Oggi Nvidia tratta intorno a 19,6 volte gli utili attesi, addirittura sotto la media delle altre componenti dell’S&P 500.
Tra guerra, inflazione e tassi, il peso del nuovo contesto su Nvidia
Dietro il calo non c’è solo una questione aziendale. I mercati globali stanno reagendo a uno scenario macroeconomico sempre più incerto, con le tensioni geopolitiche in Medio Oriente e il coinvolgimento diretto degli Stati Uniti e il rischio di escalation con l’Iran che stanno alimentando la paura del mercato su petrolio e inflazione. Con relativa conseguenza sulle aspettative per una politica monetaria più restrittiva da parte della Federal Reserve.
Gli investitori tendono allora a ridurre l’esposizione ai titoli growth, quelli cioè basati su aspettative di crescita futura. E Nvidia, che più di tutti ha beneficiato di questo paradigma, è diventata improvvisamente vulnerabile.
Il risultato? Una rotazione dei capitali. Meno tecnologia ad alta valutazione, più settori tradizionali come energia e materie prime, che stanno beneficiando proprio dell’aumento dei prezzi delle commodities.
Il dubbio che pesa sull’AI
Ma c’è un altro fattore, forse ancora più strutturale. Gli investitori stanno iniziando a porsi una domanda scomoda: i miliardi investiti nell’intelligenza artificiale stanno davvero generando ritorni? Colossi come Microsoft, Alphabet e Amazon stanno spendendo cifre enormi per data center e nuove infrastrutture, ma la monetizzazione di questi investimenti appare più lenta del previsto. Ed è proprio questo rallentamento nelle aspettative che sta trasformando il modo in cui gli investitori guardano all’intelligenza artificiale. Addio a crescita immediata, quasi automatica, trainata dall’adozione dell’AI, e benvenuta incertezza.
Non è un caso che anche altri titoli tecnologici abbiano subito una compressione dei multipli. Il mercato sta iniziando a chiedere prove concrete, non più solo promesse.
Le azioni Nvidia sono un’occasione d’acquisto?
Ma attenzione, i fondamentali di Nvidia restano solidissimi. I margini lordi sono saliti fino al 75% e le stime sugli utili continuano a crescere. Il mercato oggi sta “semplicemente” anticipando un possibile rallentamento del ciclo e, soprattutto, l’arrivo di nuovi concorrenti o di tecnologie alternative. Il rischio principale ora è che il dominio di Nvidia non sia eterno, proprio perché l’innovazione nell’AI è rapidissima e ciò che oggi è standard potrebbe essere superato nel giro di pochi anni.
In altre parole, il premio pagato dagli investitori per la leadership tecnologica nelle azioni Nvidia si sta riducendo.
E allora, conviene comprare? Da un lato, con il crollo del P/E le azioni Nvidia potrebbero apparire oggi “a sconto”, soprattutto rispetto al loro potenziale di crescita, ancora molto elevato. Ma, dall’altro, il mercato potrebbe star segnalando un cambio di fase più profondo che parla chiaramente della fine dell’euforia indiscriminata sull’intelligenza artificiale.