Avvocati ricorrono al Tar contro le nuove specializzazioni

Isabella Policarpio

05/02/2021

05/02/2021 - 16:11

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Dopo la modifica delle specializzazioni forensi pubblicata in Gazzetta Ufficiale, gli avvocati di Napoli e Roma hanno intenzione di ricorrere al Tar, e potrebbero unirsi altri Coa. Alla base del ricorso la presunta illegittimità dei nuovi corsi di formazione.

Avvocati ricorrono al Tar contro le nuove specializzazioni

Le nuove specializzazioni forensi hanno scatenato l’opposizione di moltissimi avvocati, tanto che i Consigli dell’ordine di Roma e Napoli (tra i più numerosi in Italia) hanno annunciato la volontà di ricorre al Tar:

“la disposizione regolamentare appare violativa dell’art. 9 legge 247/2012 ed ingiustamente offensiva e penalizzante per gli ordini che sono addirittura esclusi dal percorso formativo dei futuri specialisti nei settori dove, non esistendo associazioni specialistiche maggiormente rappresentative, sono addirittura nell’impossibilità di stipulare convenzioni all’uopo abilitanti.”

Recita così il comunicato degli avvocati del foro romano.

Il decreto con le nuove disposizioni in materia di specializzazione forense è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale lo scorso 12 dicembre ed è entrato in vigore dal 27 dicembre 2020. Stabilisce nuovi settori e indirizzi in ambito civile, penale e amministrativo. Eppure, secondo il parere di molti professionisti, presenta diversi profili di illegittimità, alla base del ricorso, vediamo quali.

Ricorso Tar contro le nuove specializzazioni per avvocati: i motivi

Come anticipato, la volontà di ricorrere al tribunale amministrativo è stata manifestata dal foro di Roma e Napoli, ma sembra che presto potrebbero unirsi anche altri Coa. Il motivo alla base del ricorso - come riportato da ItaliaOggi - è l’illegittimità delle nuove specializzazioni che creerebbero una contrapposizione tra ordini e associazioni riguardo alla possibilità di definire in autonomia i corsi ad hoc necessari ad acquisire il titolo di avvocato specialista.

Ciò perché, secondo il decreto del Ministero della Giustizia n. 163/2020, per prendere parte ai corsi formativi, gli ordini devono stipulare specifiche convenzioni con le associazioni specialistiche più rappresentative. La legge, invece, riconosce agli stessi ordini la possibilità di agire in autonomia, senza dover ottenere il nulla osta dei soggetti privati (parimenti al CNF).

Non è la prima volta che gli avvocati protestano contro la disciplina delle specializzazioni. Già in passato, nel 2015, sia il Tar Lazio che il Consiglio di Stato bocciarono la normativa sulle specializzazioni forensi prevista dalla legge n. 247 del 2012. Allora i motivi del ricorso furono:

  • la suddivisione delle materie di specializzazione;
  • le modalità di svolgimento del colloquio orale (finalizzato a dimostrare le conoscenze nel campo).

Il problema di fondo era l’eccessivo potere esercitato dal Consiglio nazionale forense. Stavolta, invece, viene messa in discussione l’autonomia degli ordini, di fatto esclusi dal percorso formativo per conseguire la specializzazione.

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