Come si accerta l’identità del guidatore in caso di multa con autovelox e cosa rischia il proprietario?
Gli autovelox sono tra gli strumenti di accertamento meno graditi dai cittadini in senso assoluto, anche a causa delle notevoli difficoltà per capirne le regole e il funzionamento. Le controversie giuridiche e i lunghi procedimenti amministrativi non sono d’aiuto ai conducenti, che possono sentirsi smarriti davanti a un verbale che non sanno adeguatamente comprendere ed eventualmente contestare. Tra i dubbi più comuni riguardanti gli autovelox c’è l’accertamento dell’identità del conducente, fondamentale soprattutto per la decurtazione dei punti dalla patente, ancor più sgradita della multa da pagare.
Può capitare di non ricordare chi ci fosse alla guida in un determinato momento quando il veicolo viene condiviso o magari di avere delle liti tra guidatori che negano le proprie responsabilità. In questi casi sarebbe provvidenziale poter contare su un sistema di rilevamento elettronico che memorizza anche il conducente, evitando ogni ulteriore disagio. Questo stesso mezzo, tuttavia, causerebbe non pochi problemi a chi consapevolmente (e illegalmente) mente sull’identità del conducente a seconda delle proprie esigenze. Una violazione spesso difficile da rilevare che diventerebbe sempre ovvia e punita. Sapere come funzionano gli autovelox è quindi fondamentale per conoscere rischi e diritti.
L’autovelox vede chi guida?
In linea generale, l’autovelox non vede chi si trova alla guida al momento dell’infrazione. Lo strumento si limita a registrare il superamento dei limiti di velocità e i dati identificativi del veicolo, a partire dalla targa. Quest’ultima è l’elemento essenziale della contestazione, visto che la sanzione viene sempre e comunque comminata al proprietario dell’auto, che potrà poi rivalersi sull’effettivo conducente quando non coincidenti. Bisogna infatti sapere che anche la foto scattata dall’autovelox e da altri dispositivi automatici per l’accertamento di alcune violazioni stradali non deve necessariamente identificare il conducente.
Tra le caratteristiche necessarie per la validità del verbale non è prevista la visibilità del guidatore, che potrebbe essere poco visibile o sfocato senza compromettere affatto la legittimità della multa. Di conseguenza, se la contestazione non viene effettuata direttamente dalle forze dell’ordine ma avviene in differita, il verbale arriva sempre al proprietario dell’auto. Anche quando il conducente viene personalmente multato dagli agenti, peraltro, il proprietario del veicolo resta responsabile in solido e pertanto può essere chiamato a pagare la multa (salva poi la possibilità di rifarsi sul conducente).
Potrebbe sembrare un meccanismo ingiusto, ma oltre a semplificare l’accertamento delle violazioni parte dal presupposto che i proprietari dei veicoli restano in ogni caso responsabili della circolazione e degli illeciti commessi con gli stessi. Ci sono poi delle infrazioni che non possono essere contestate dagli apparecchi automatici, anche per la necessità di identificare il guidatore, come la guida senza patente. Così, quando si riceve una multa in differita che prevede la decurtazione di punti dalla patente si è invitati a fornire i dati del conducente.
Cosa si rischia (e cosa non fare)
Chi non collabora con le forze dell’ordine e omette la comunicazione, dovuta entro 60 giorni dalla notifica, riceve una seconda multa di importo compreso tra 286 e 1.142 euro. Esiste però un’altra strada percorribile per evitare sia la sanzione aggiuntiva che la decurtazione dei punti dalla patente di guida, come confermato in alcune occasioni dalla Corte di Cassazione. In particolare, è possibile fare ricorso e inviare all’organo accertatore una dichiarazione con le ragioni per cui non è possibile adempiere all’obbligo.
Deve ovviamente trattarsi di motivazioni valide e plausibili, come la condivisione del veicolo tra molte persone (per esempio in una famiglia numerosa o relativamente a un mezzo aziendale). Normalmente ci sono tanti modi per individuare chi guidava l’auto in un dato luogo e momento, quindi prima di intraprendere questo percorso è bene assicurarsi di essere impossibilitati. Indicare informazioni non vere addebitando la violazione a un altro guidatore, pur con la sua complicità, è ancora più sconsigliato.
Si commette così il reato di falso in atto pubblico. Le foto degli autovelox possono effettivamente essere impiegate per fornire indizi sull’identità del conducente in tutti i casi di contestazione giudiziale, mentre i nuovi sistemi di rilevazione per l’accertamento di sanzioni come il cellulare alla guida o l’assenza di cinture non forniscono prove valide (e non possono neanche essere impiegati per le multe se le infrazioni non sono state visionate dalle forze dell’ordine).
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