Austerità e investimenti: tra realtà e falsi miti

Guido Gennaccari

16/03/2024

L’austerità del Governo Monti ha accelerato il processo di disinvestimento, portandolo a soglie pericolose per l’economia italiana.

Austerità e investimenti: tra realtà e falsi miti

Un articolo dell’OCPI, Una questione di credibilità: il successo del Portogallo nella riduzione del debito, si conclude nel seguente modo:

La strategia del Portogallo ha finora dato i suoi frutti e il debito è sceso. Non tutti i problemi portoghesi sono stati risolti dalle riforme strutturali e l’andamento futuro di crescita e debito dipende dall’attuazione ulteriori riforme. I risultati ottenuti finora sono comunque importanti, e confermano che ridurre il rapporto tra debito pubblico e Pil per importi rilevanti è possibile, e richiede non solo riforme strutturali e crescita, ma anche la volontà di migliorare l’avanzo primario portandolo su livelli del 2-3 per cento. Un esempio che i governi italiani, presenti e futuri, dovrebbero tenere a mente.

E’ tutto oro quel che luccica?

Determinanti del differenziale i-g Determinanti del differenziale i-g Fonte: elaborazioni OCPI

Sembrerebbe di sì, considerando come il tasso di crescita del pil portoghese sia maggiore di quello del debito dal 2016. Ma analizzando con attenzione i dati potrebbe emergere un’altra verità. Il Portogallo ha chiesto aiuti per 26 mld all’EFSF, 24,3 mld alla Commissione Europea (EFSM = MES), 26 mdl (già restituiti) al FMI. Di seguito le scadenze temporali per il rimborso all’EFSF.

Portugal's loan repayment profile (€ bn) Portugal’s loan repayment profile (€ bn) .

Quindi il Portogallo deve ancora rimborsare parte dei finanziamenti ricevuti tra il 2011 e d il 2014. In un quadro più dettagliato il debito da rimborsare vede valori tra i 15 mld ed i 20 mld annui fino al 2030.

Redemption profile of public debt Redemption profile of public debt Fonte: Portuguese Treasury and Debt Agency (IGCP)

Le politiche di austerità generalmente sono riassumibili nelle seguenti:

1) Riduzione spesa pubblica

2) Limitazione consumi privati (domeniche a piedi anni ’70 per crisi petrolifera)

3) Disinvestimenti

4) Spending review

5) Aumento pressione fiscale

6) Stretta sulle pensioni

Nei famosi paesi PIIGS, tra cui Italia e Portogallo, c’è stata una politica di Austerità? Non potendo analizzare tutti i punti nel dettaglio la seguente analisi si concentrerà su fisco, spesa e investimenti (soprattutto per l’Italia).

1) Dal 2011 è diminuita la spesa pubblica nei PIIGS?

Effettivamente in Irlanda la discesa è stata evidente, un taglio netto alle spese pubbliche. Anche il Portogallo effettivamente si trova a valori notevolmente inferiori, in termini di pil, a quelli del 2011. In Italia i valori sono rimasti sostanzialmente stabili con aumento vistoso dopo il covid.

2) La pressione fiscale è salita con top per Italia e Grecia, a seguire Spagna e Portogallo, mentre l’Irlanda è l’unico paese che ha registrato una forte diminuzione della pressione fiscale, essendo un “paradiso fiscale europeo per le multinazionali”. L’Irlanda ha quindi dimezzato la spesa, ma ha anche diminuito la pressione fiscale.

Si può quindi affermare che politiche di Austerità siano state adottate in Portogallo: con quali conseguenze sui conti pubblici?

L’analisi macro per i paesi europei deve passare principalmente per tre dati.

1) Debito/pil (Stock su Flusso)

General government debt General government debt Fonte: National Accounts at a Glance

E’ palesemente evidente come l’unico paese che abbia abbattuto il rapporto, tra i PIIGS, sia l’Irlanda. Spagna e Portogallo si trovano al punto di partenza, l’Italia in una situazione di aumento del rapporto, la Grecia su valori notevolmente più alti (lo spread basso è dovuto al fatto che i titoli di stato ellenici siano esclusivamente fermi nei portafogli delle istituzioni che hanno messo in atto il piano di sostegno e salvataggio dell’economia greca).

2) La ricchezza netta dell’amministrazione pubblica

General government financial wealth General government financial wealth Fonte: National Accounts at a Glance

La situazione qui appare ancora più tragica. Mentre Francia e Germania, non presenti nel grafico, registrano valori positivi (creazione di ricchezza pubblica), nei PIIGS ci sono solo valori negativi (distruzione di ricchezza pubblica). Anche per questa voce l’Irlanda vede un miglioramento dal 2011, rispetto alla caduta abissale degli altri paesi, che hanno visto un rimbalzo nel post pandemia grazie alla ripresa degli investimenti pubblici e privati. Dietro l’Irlanda si trova il Portogallo con valori leggermente peggiori rispetto al 2011.

3) PNE = Posizione Netta con l’Estero

International investment position - quarterly and annual data International investment position - quarterly and annual data .

Se positiva vuole dire che il sistema paese nel suo complesso, pubblico e privato, ha una situazione creditizia verso l’estero, viceversa in caso fosse negativa. L’Italia è l’unico paese ad avere oggi una PNE positiva (grazie alla ricchezza privata) dopo i pericolosi bottom toccati nel 2007 e nel 2015. La Spagna ha il debito con l’estero maggiore di tutti, a seguire l’Irlanda che ha visto peggiorare notevolmente la propria situazione rispetto al 2011. La Grecia è peggiorata (meno dell’Irlanda) mentre il Portogallo è tornato circa ai livelli del 2011.

In definitiva il Portogallo avrà riacquistato credibilità all’occhio degli investitori esteri e dei policy maker ma, considerando che è più o meno tronato al punto di partenza del 2011 e deve ancora rimborsare parecchio debito, sembra quasi un pareggio per l’austerità, nessuna sconfitta ma anche nessuna vittoria. La Grecia invece incarna la classica vittoria (politica e delle banche private estere) di Pirro. L’Italia? I debitori esteri dovrebbero dormire sonni tranquilli, anche se il rating dal 2011 è sempre peggiorato mentre alcuni indicatori come la PNE segnalavano miglioramenti in corso (pericolo di una ennesima patrimoniale?). E’ l’italiano a rischiare, considerando quanto la Pubblica amministrazione bruci, per quantità e velocità, ricchezza. Ma in Italia c’è stata l’austerità? Sì, esclusivamente sugli investimenti.

Gli investimenti sono ovviamente di due tipologie: pubblici e privati. L’aggregato ci vede in ritardo con la media europea, dove il gap per fortuna però si sta restringendo negli ultimi anni (PNRR?). Infatti il gap degli investimenti pubblici con l’eurozona si è praticamente ormai chiuso dopo aver registrato un bottom nel 2018.

Investimenti Investimenti Fonte: FMI

Con il Governo Monti (fiducioso sulla solidarietà tedesca mai arrivata) si è distrutta la domanda interna cercando di fare pil con l’export. Come? Aumentando la spesa per consumi finali nazionali, portando in positivo il saldo commerciale, riducendo sensibilmente gli investimenti fissi lordi.

Investimenti fissi lordi Investimenti fissi lordi .

Per la prima volta gli investimenti fissi lordi superano quota 100.000 (base 2015, valori concatenati e corretti) nel quarto trimestre 2024. Erano quasi a quota 100.000 nel 2007-2008 poi la crisi subprime ha ridotto gli investimenti, sia in % del contributo al pil che in valore nominale, l’austerità (2011-2012) pro saldo commerciale ha solo peggiorato la situazione, poi sono arrivati i nuovi minimi con il covid. La ripresa degli investimenti (PNRR) ha riportato su il pil, la speranza è che il trend venga mantenuto, anzi continui a salire il peso degli investimenti fissi lordi sul pil (non Austerità = sopra 85.000). Non a caso quando gli investimenti crescono, il rapporto debito/pil scende (o rimane stabile come nel 2015-2019), è pura matematica.

Quando l’economia italiana cresce più del debito pubblico? Quando gli investimenti fissi lordi crescono e raggiungono livelli superiori al 20% del pil, effetto contrario con valori sotto il 18%. All’interno del range non dovrebbero registrarsi notevoli variazioni del rapporto debito/pil. Ci vorrebbe un vincolo europeo che imponga incentivi per mantenere gli investimenti fissi lordi dell’economia generale superiori almeno al 19% del pil.

Provocazione. Italia-Europa. Prima del 2001 il pil reale italiano spesso andava sopra il 2% di crescita, livelli visti solo durante la pandemia come “effetto rimbalzo”. La questione è semplice: la Bce ha un obiettivo del 2% di inflazione, i Governi dovrebbero avere un obiettivo obbligatorio di crescita maggiore del 2%, indipendentemente dal deficit. Così probabilmente ci sarebbe stata una «moral suasion» per un «debito buono» e non per scopi solamente elettorali. Se non raggiungi il 2% di pil non potrai fare un debito maggiore l’anno successivo. Che ne pensate? Ovviamente utilizzando il dato medio degli ultimi 5 anni per eliminare gli effetti delle code.

Investimenti Fissi Lordi (% Pil) Investimenti Fissi Lordi (% Pil) Fonte: Private & Consulting SFC

In Italia gli investimenti fissi lordi maggiori sono rappresentati dalla voce “totale costruzioni” e non siamo tornati ai livelli 2004-2008 anche con il Superbonus 110%. La seconda voce per importanza è “impianti e macchinari e armamenti” che è ai livelli più alti dal 1995, forse anche grazie alla guerra in Ucraina (vedi anche di riflesso le quotazioni di Leonardo). La terza voce, forse la più importante, è “prodotti di proprietà intellettuale” che è 2 volte il valore del 1995, ma sempre un valore troppo basso rispetto al trend di servizi e tecnologia in atto a livello mondiale. La quarta voce, residuale e poco significativa, è “risorse biologiche coltivate”, anche se con la moda degli ESG potrebbero superare almeno quota 1.000. Si possono individuare livelli trigger che fanno crescere adeguatamente il pil, cercando di ottenere un tasso maggiore di quello dell’indebitamento:

1) Costruzioni > 180.000

2) Impianti/Macchinari/Armamenti > 120.000

3) Prodotti di proprietà intellettuale con tasso annuo di crescita > del +10% (quest’anno 63.000 per il 2024 obiettivo 69.300).

Italy Real Gdp Growth Italy Real Gdp Growth .

L’Italia, come ogni paese orientato alla crescita, progredisce solo se vengono incentivati gli investimenti, soprattutto quelli privati che però necessitano del volano di quelli pubblici. L’austerità del Governo Monti ha accelerato il processo di disinvestimento, portandolo a soglie pericolose per l’economia italiana, ossia sotto il 18% del pil e sotto i 75 mld come valore. Attenzione però anche alla qualità degli investimenti fissi, negli ultimi anni il pil è cresciuto grazie al PNRR e anche alla guerra, domani sarà necessario spingere sulla quota relativa ai “Prodotti di proprietà intellettuale”, considerando che il mondo è sempre più orientato ai servizi ed alla tecnologia, meno ai beni e all’industria. Se pensiamo di spingere il pil solo con il comparto “totale costruzioni”, come sempre fatto in passato, saremo un paese decadente e fuori dalla realtà di un futuro sempre più “metaverso oriented” e con un occhio di riguardo ai principi ESG.