Aumento pensioni d’invalidità: spetta l’incremento al milione già dai 18 anni di età

Aumento pensioni d’invalidità: la sentenza estende a tutti gli invalidi al 100%, indipendentemente dall’età, la possibilità di beneficiare dell’incremento al milione sull’assegno. Ecco cosa cambia.

Aumento pensioni d'invalidità: spetta l'incremento al milione già dai 18 anni di età

Pensioni d’invalidità: è stato depositato il testo della sentenza del 23 giugno scorso con la quale la Corte Costituzionale ha accertato la violazione dei principi costituzionali a causa dell’importo troppo basso degli assegni assistenziali spettanti agli invalidi civili con percentuale del 100%.

Nel testo si leggono le motivazioni che hanno portato la Corte Costituzionale a decidere in favore dell’aumento delle pensioni d’invalidità. Aumento che scatterà con il riconoscimento dell’incremento al milione anche nei confronti di quegli invalidi civili con meno di 60 anni.

Ma andiamo con ordine: l’incremento al milione è quella maggiorazione sociale che spetta ai pensionati al compimento dei 70 anni di età, purché questi soddisfino determinate condizioni legate al reddito. L’aumento in questione - che in euro, rapportato al milione di lire, ammonta a € 515,07 - spetta anche ai titolari di prestazioni assistenziali, quali appunto gli assegni agli invalidi civili totali, per i quali l’incremento al milione viene riconosciuto già al compimento del 60° anno di età.

Ed è su questo aspetto che è intervenuta la Corte Costituzionale, stabilendo che l’incremento al milione dovrebbe spettare già dal compimento dei 18 anni, quindi fin dal primo pagamento della pensione d’invalidità civile.

Aumento pensioni d’invalidità: le motivazioni della sentenza della Consulta

Secondo la Corte Costituzionale, pur restando nella discrezionalità del legislatore la decisione di aumentare l’importo mensile della pensione di inabilità spettante agli invalidi civili totali (che comunque “è innegabilmente, e manifestamente, insufficiente ad assicurare agli interessati il minimo vitale”), va detto che il requisito anagrafico finora previsto dalla legge è irragionevole, poiché “le minorazioni fisio-psichiche, tali da importare un’invalidità totale, non sono diverse nella fase anagrafica compresa tra i diciotto anni (ovvero quando sorge il diritto alla pensione di invalidità) e i cinquantanove, rispetto alla fase che consegue al raggiungimento del sessantesimo anno di età, poiché la limitazione discende, a monte, da una condizione patologica intrinseca e non dal fisiologico e sopravvenuto invecchiamento”.

Questo è il passaggio più importante della sentenza, perché è su questo che si fonda l’aumento futuro delle pensioni d’invalidità che - ricordiamo - è già stato autorizzato dal Parlamento grazie ad una dotazione iniziale di 46 milioni di euro con la quale si procederà all’incremento fino a 515,07€ già dal prossimo agosto.

Ovvio che una tale modifica comporterà anche un maggiore spesa a carico dello Stato, ma la sentenza stabilisce che questa non andrà comunque a violare quanto previsto dall’articolo 81 della Costituzione riguardo ai vincoli di bilancio, in quanto in questo caso sono in gioco i diritti incomprimibili della persona. I secondi, quindi, prevalgono sui primi.

Tuttavia, proprio in prospettiva dei “valori costituzionali”, la Corte ha stabilito che gli effetti della sentenza decorrono solamente dal giorno successivo alla pubblicazione della sentenza in Gazzetta Ufficiale. Non vi è quindi retroattività, con coloro che percepiscono la pensione d’invalidità che non riceveranno gli arretrati. Una decisione presa appunto per bilanciare i diritti e i principi coinvolti.

Aumento pensioni d’invalidità: cosa succede adesso?

La Corte Costituzionale demanda al legislatore la possibilità di rimodulare la disciplina delle misure assistenziali vigenti, purché sia garantita agli invalidi civili totali l’effettività dei diritti loro riconosciuti dalla Costituzione.

Come anticipato un primo aumento scatterà con decorrenza da agosto 2020, quando gli assegni d’invalidità - per coloro che hanno invalidità al 100% e un reddito non superiore ai 6.713,98 euro - aumenteranno fino al milione delle vecchie lire.

Ci saranno comunque alcuni nodi da sciogliere: ad esempio, chi ha un’invalidità inferiore al 100% chiede di essere preso in considerazione, mentre oggi resta escluso dal provvedimento. Altro aspetto da chiarire è quello che riguarda l’ulteriore bonus, la maggiorazione di € 136,44 prevista dalla Legge n. 127/2007, riconosciuto insieme all’incremento al milione: se questo sarà compreso nell’aumento, come oggi avviene per gli altri trattamenti previdenziali, allora l’incremento al milione porterebbe gli assegni a 651,51 euro.

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1 commento

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Jerry.the.Italian • 1 mese fa

Io non credo di essere l’unico, tra gli invalidi con più del 74%, a non avere più le capacità psico-fisiche per affrontare persino un lavoro semi-impegnativo (che non c’è... ) e ciò a causa dei troppi problemi di salute e di altri problemi che mi impediscono di svolgere una qualsiasia attività lavorativa (purtroppo), e questa conclusione non deriva dalla mancanza di volontà bensi da amare constatazioni che derivano da fatti concreti e frustranti, cioè sulla carta c’è scritto «invalido parziale» ma nella realtà la situazione è decisamente peggiore; perciò, alla sfortuna di non avere il riconoscimento del 100% si associa pure l’atroce consapevolezza della reale situazione, cioè, io so perfettamente di non avere alcuna possibilità di integrare l’assegno d’invalidità parziale al fine di sopravvivere e riuscire a pagare almeno affitto, cibo e bollette. Grazie al RDC ho potuto sbarcare il lunario... ma dopo come farò? Ritornerò a dormire per strada? Penso che molti invalidi abbiano problemi simili ai miei e, inoltre, penso che molti, come me, non abbiamo mai potuto trovare un lavoro stabile, nè attraverso i centri dell’impiego nè con i privati, in quanto è oramai
risaputo che le malattie impediscono e limitano troppo e che di conseguenza la maggior parte dei datori di lavoro non assume gente malata. E ancora, più il tempo passa e più diviene difficile persino
andare dal medico di base, prenotare visite ed esami e, come nel mio caso, viene difficile persino conciliare i problemi di salute con gli orari delle Usl o con gli orari dei trasporti pubblici... tutto è diventato di difficile fattibilità pratica e, perciò, come si può pensare di avere energie e tempo per effettuare le innumerevoli visite ed esami medici richiesti per arrivare al riconoscimento del 100%? Impossibile! Ci vorrebbero tanti anni e tanta ulteriore sofferenza! Ma
davvero non c’è nessuno al Governo che comprenda tutto ciò?

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