“Aumenti di stipendio, pensione dignitosa per i giovani e più soldi per la scuola”: le proposte di Paola De Micheli per le primarie del Pd

Stefano Rizzuti

09/01/2023

09/01/2023 - 17:39

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Le proposte economiche di Paola De Micheli per le primarie del Pd: dal salario minimo al taglio del cuneo fiscale, dalla riforma delle pensioni agli investimenti sull’istruzione.

“Aumenti di stipendio, pensione dignitosa per i giovani e più soldi per la scuola”: le proposte di Paola De Micheli per le primarie del Pd

Stipendi più alti con un taglio delle tasse sul lavoro, la lotta alle disuguaglianze anche con il salario minimo, la transizione energetica e gli investimenti sull’istruzione, da scorporare dalle spese del patto di stabilità. Sono queste le principali proposte, in chiave economica, presentate da Paola De Micheli in vista delle primarie del Pd.

La candidata alla segreteria del Pd illustra in un’intervista a Money.it le sue idee, partendo da quelle riguardanti il partito che deve essere rivoluzionato dando più potere agli iscritti ed eliminando quello che l’ex ministra dei Trasporti definisce un “approccio oligarchico”. Il Partito Democratico, però, non deve cambiare nome, a suo avviso.

In campo economico, De Micheli critica l’abolizione del Reddito di cittadinanza che “metterà 700mila persone in una condizione tragica senza fornire un’alternativa”, individua le priorità da affrontare - dalla lotta alle disuguaglianze alla transizione energetica - e propone la riscrittura dello Statuto dei lavoratori e la riduzione del cuneo fiscale.

Come vuole cambiare il modello di partito in caso di vittoria? Il Pd deve essere rivoluzionato?

Assolutamente sì, concretamente bisogna mettere prima le persone. Propongo un nuovo modello organizzativo che affidI ai soci dell’associazione politica le decisioni, agli iscritti. Credo che il compimento della democrazia interna sia la decisione condivisa. Credo che in questo tempo di pochi iscritti e anche di pochi voti alle politiche, si sia percepito come il verticismo del partito, tutto in mano a cinque persone, sia ormai un approccio oligarchico. Quindi bisogna modificare il modello per restituire a iscritti e militanti il potere decisionale: vorrei che il Pd non fosse più un luogo nel quale si risponde a bisogni individuali, di gruppi dirigenti, ma che rappresentasse il desiderio collettivo di combattere le disuguaglianze, realizzando politiche economiche, sanitarie e formative per raggiungere questo obiettivo.

Il nome del Pd deve cambiare?

No, credo che il sostantivo Partito sia bellissimo perché dà un’idea di solidità e presenza continuativa, non dobbiamo diventare un movimento. Ci dobbiamo essere sempre. L’aggettivo democratico è meraviglioso, si ispira all’articolo 1 della Costituzione, alla più grande conquista del Novecento nel nostro Paese, all’eredità lasciata dalla resistenza e dai padri costituenti. Anche perché i marchi, possono avere alti e bassi, devi farli vivere nella quotidianità. E credo che il Pd tornerà a essere una speranza solo se saremo vicini alle persone sempre e comunque.

Dal punto di vista economico, quali devono essere le priorità economiche del nuovo Pd?

Prima il lavoro: proporrò subito la convocazione delle parti sociali per riscrivere lo Statuto dei lavoratori, coerente con il mondo del lavoro che cambia, con nuovi diritti universali dalla malattia alla maternità, fino al salario minimo, per combattere la piaga del lavoro povero. Credo sia possibile, i tempi sono maturi ed è il modo per rispondere in maniera concreta e moderna a errori commessi in passato. In secondo luogo, proporrò politiche attive per la transizione energetica e ambientale, ormai passata in secondo piano a causa della crisi della vittoria della destra. Sarà fondamentale incrementare le risorse pubbliche per ricerca e sviluppo e mettere in campo misure concrete che accompagnino lavoratori e imprese nella transizione ambientale senza doverne pagare i costi.

Tra i temi di discussione negli ultimi mesi c’è il taglio del cuneo fiscale: andrebbe ulteriormente ampliato e come trovare le risorse per farlo?

Mai più la spending review. Si è dimostrata catastrofica per sanità e scuola. Dobbiamo operare una revisione del bilancio pubblico, scegliendo politicamente le priorità per il Paese. Così si potrebbe finanziare un vero abbassamento delle tasse sul lavoro. Il potere d’acquisto dei salari è crollato, soprattutto per i salari sotto i 35mila euro. Salario minimo e riduzione del cuneo fiscale devono stare insieme. Quando la destra dice che non aveva i soldi per la legge di Bilancio, rispondo che non è vero. La destra non ha un’idea di politica economica, La nostra proposta di riduzione delle tasse sul lavoro dovrà mettere spalle al muro il governo, dimostrando che per loro non è una priorità.

Reddito di cittadinanza, il governo dice di voler puntare sulla revisione delle politiche attive: è un approccio giusto e vanno riviste?

Il governo ha semplicemente abolito il Reddito, tra sette mesi circa 700mila persone si troveranno in una condizione tragica. Sono questi i cosiddetti occupabili, ma nella realtà sono soprattutto lavoratori poveri. L’intervento sul Reddito di cittadinanza dimostra che la destra ritiene la povertà una colpa, non c’è un’idea per combatterla. E anche le misure sul caro bollette dureranno solo fino a marzo. La destra continua a parlare di nuove misure e politiche attive del lavoro, ma dove sono? È talmente vero che non hanno idee che per nascondersi hanno rilanciato presidenzialismo e autonomia, ideologia pura per assenza di politiche economiche.

Pensioni, il governo dovrebbe aprire il tavolo sulla riforma della legge Fornero: quale saranno le proposte che proverete a portare dall’opposizione?

Su una eventuale riforma delle pensioni noi non ci sottrarremmo al confronto, ma la maggioranza anche su questo ha almeno cinque idee diverse. A parte qualche annuncio non c’è un’idea di una riforma economicamente sostenibile che consenta ai giovani di avere una prospettiva di una pensione dignitosa. E già nella legge di Bilancio il governo ha usato le pensioni per fare cassa. L’esempio più doloroso è la mancanza di una completa rivalutazione delle pensioni superiori a quattro volte il minimo e le limitazioni discriminatorie di Opzione donna. Hanno penalizzato i pensionati e le donne per fare cassa.

Bollette e crisi energetica, il governo ha prorogato le misure solo per tre mesi...

Noi in campagna elettorale abbiamo proposto, per la bolletta elettrica, il disaccoppiamento dei prezzi del gas e delle energie rinnovabili. La Meloni, in difficoltà, decise di sostenere la stessa proposta, ma arrivata al governo non l’ha fatto. Ha solo prorogato le misure per tre mesi, pur sapendo che questo trimestre sarà economicamente il più pesante. L’effetto positivo dell’abbassamento del prezzo del gas non arriverà in bolletta fino al secondo semestre del 2023. Credo che misure così temporanee siano frutto della speranza della Meloni che le cose si sistemino da sole. L’ennesima dimostra di una assenza di idee per affrontare il generalizzato aumento dei prezzi.

E cosa succederà tra tre mesi?

Credo che il governo speri molto in un cambio delle condizioni generali. Sull’energia l’abbassamento del prezzo reale del gas, la diversificazione delle fonti, il minore consumo per un inverno oggettivamente caldo rappresenteranno condizioni migliorative. Il beneficio arriverà tardi, sia in bolletta che sull’inflazione. Sull’energia pretendiamo un approccio radicale per una svolta definitiva al di là della situazione emergenziale.

Nei prossimi mesi in Ue si aprirà la discussione sulla riforma del patto di stabilità: come devono cambiare le regole e quali spese, a suo giudizio, dovrebbe essere scorporate dal calcolo?

Gli strumenti più importanti per combattere le disuguaglianze sono previsti nel Pnrr. Le infrastrutture materiali, immateriali e sociali hanno esattamente questo obiettivo. In Europa occorre ricominciare da qui perché l’eredità degli effetti della globalizzazione e della pandemia è pesante ovunque, in particolare in Italia. La prospettiva del Pd e della sinistra europea sulle modifiche al patto di stabilità e crescita deve riguardare l’esclusione dal calcolo del patto degli investimenti finalizzati alla transizione ambientale e all’istruzione. Non possiamo permetterci di avere le prossime generazioni con livelli inferiori di sapere rispetto a quelle precedenti, un rischio che invece stiamo correndo. Investire sul sapere è necessario per l’attuale situazione economica e per la prospettiva delle future generazioni. Concretamente.

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