Stipendio e mantenimento sono legati strettamente, perché ogni genitore è tenuto a fare del proprio meglio. Ecco quando l’assegno aumenta insieme allo stipendio.
Dopo una separazione viene stabilito l’assegno di mantenimento che il genitore non collocatario corrisponde all’altro per assolvere ai propri doveri nei confronti dei figli. L’importo, deciso d’accordo tra le parti o dal tribunale, è chiaro e delimitato ma tutte le circostanze no. I figli crescono e hanno nuove esigenze, il genitore obbligato può perdere il lavoro e non riuscire a pagare con regolarità, ma può anche migliorare le proprie finanze con un aumento di stipendio. In questi casi, l’altro genitore può chiedere un aumento del mantenimento (sempre all’altra parte o al tribunale), ma quando e perché?
Mantenimento e stipendio, qual è il rapporto?
L’assegno di mantenimento stabilito dal giudice, o eventualmente in accordo tra le parti, non è mai immutabile. Può essere modificato in ogni momento a seconda delle circostanze, con il comune accordo tra i genitori o il nuovo intervento del giudice. Lo stipendio del genitore obbligato è effettivamente un elemento rilevante per determinare l’assegno di mantenimento, anche se molti sottovalutano questo aspetto. Si può infatti pensare che basta continuare a pagare l’importo prestabilito indipendentemente dal miglioramento delle proprie finanze, ma si dimenticano così i presupposti stessi del mantenimento nei confronti dei figli.
L’articolo 147 del Codice civile, dedicato proprio ai doveri verso i figli, impone genericamente a entrambi i genitori “l’obbligo di mantenere, istruire, educare e assistere moralmente i figli, nel rispetto delle loro capacità, inclinazioni naturali e aspirazioni”. La legge non fa un espresso riferimento alle modalità o all’importo del mantenimento, ma è inteso che deve essere rivolto a garantire alla prole uno stile di vita ottimale, con il soddisfacimento di tutti i bisogni (e non solo quelli primari). Ovviamente, nessun genitore è obbligato ad assicurare ai figli un tenore di vita superiore alle proprie possibilità ed è proprio in questo che risiede il principio cardine del mantenimento: deve essere proporzionato alle capacità e alle possibilità di ogni genitore.
Ciò vale di fatto per ogni dovere genitoriale, ma nello specifico per quanto riguarda il mantenimento è pacifico che entrambi i genitori debbano assicurare ai figli un tenore di vita pari al proprio, al meglio che possono. Non si tratta soltanto di obblighi diretti e quantificabili, come appunto può essere l’assegno di mantenimento, ma un vero e proprio dovere a costruire la propria vita al meglio nell’interesse (anche) della prole. Di fatto, poi, è il mantenimento che viene considerato in tribunale.
I genitori devono quindi sempre mantenere i figli al meglio delle proprie possibilità e nei limiti delle stesse, ma comunque coprendo sempre i bisogni primari. Scegliere volontariamente di non lavorare e non avere così una stabilità reddituale per sé e i figli, per esempio, può incidere molto negativamente sulla valutazione delle capacità genitoriali. Allo stesso modo, il miglioramento delle proprie condizioni economiche dovrebbe far scattare un pari miglioramento nella vita dei figli, che idealmente non dovrebbero essere in alcun modo penalizzati dalla separazione dei genitori. Ciò ovviamente può riguardare anche i cambiamenti di lavoro e di stipendio.
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Aumenta lo stipendio e aumenta anche il mantenimento
Alla luce di quanto detto si può facilmente capire che un aumento di stipendio legittima in genere anche un aumento dell’assegno di mantenimento nei confronti dei figli, ma non esiste una regola unica e generale. Innanzitutto, deve trattarsi di un incremento apprezzabile, che incida davvero sulle condizioni economiche del genitore obbligato e sul suo stile di vita. In secondo luogo, deve trattarsi di una mutazione stabile.
Anche se non è possibile essere certi del proseguimento di un’occupazione e di un determinato trattamento economico, bisognerebbe comunque far riferimento alle sole situazioni con carattere di continuità. Per esempio, l’aumento in busta paga relativo a una quantità insolita di straordinari non comporta un aumento dell’assegno, mentre l’aumento duraturo relativo a una promozione sì.
Le parti, o più spesso il giudice, dovranno in ogni caso valutare tutte le circostanze nel loro complesso. Se insieme all’aumento dello stipendio il genitore obbligato ha anche un aumento considerevole delle spese, ad esempio, potrebbe non essere disposto alcun aumento del mantenimento. È il caso di chi riesce a migliorare la retribuzione in vista della nascita di un altro figlio, senza garantire al secondo un tenore diverso dal primo, ma giusto per potersene occupare direttamente.