Argentina: crolla la Borsa e il Peso, quali conseguenze per le società italiane?

Argentina: crolla la Borsa e il Peso, quali conseguenze per le società italiane?

La giornata di ieri è stata una vera doccia gelata per i mercati finanziari argentini. A scatenare le vendite la sconfitta alle primarie del Presidente Mauricio Macri in vista delle elezioni presidenziali di ottobre. La notizia, inaspettata, ha causato un vero e proprio sell-off, tanto sul mercato azionario che su quello obbligazionario e valutario. La Borsa di Buenos Aires è arrivata a perdere fino al 48% del suo valore, seconda peggior seduta di sempre a livello mondiale. Il Peso argentino fin dalle prime fasi di contrattazioni ha lasciato sul terreno oltre il 20% del proprio valore contro il dollaro USA, così come i Bond che hanno perso quasi un terzo del loro valore.

I timori degli investitori sono molteplici: oltre all’instabilità politica che potrebbe causare la vittoria alle primarie di Alberto Fernandez, analisti e investitori temono un ritorno a un controllo dei capitali e della valuta da parte del nuovo inquilino della Casa Rosada. Nella sostanza si teme un cambio di rotta rispetto alle politiche basate sul libero mercato adottate da Macri con l’egida del FMI. Emblematico in tal senso l’incremento delle probabilità di default dell’Argentina cui si è assistito nelle ultime ore: stimate al 49% lo scorso venerdì, ora sono al 75%.

Gli interessi economici delle società italiane in Argentina

Il Paese sudamericano da sempre è legato a doppio filo con l’Italia. Lo stesso Presidente Macri ha origini italiane. Inevitabile dunque che in Argentina abbiano diversi interessi commerciali e di business molte società tricolori. Di queste, alcune sono quotate a Piazza Affari e potrebbero pagare dazio alle tensioni che interessano lo Stato sudamericano. Vediamo nel dettaglio quali sono queste società e quanto pesa sui loro fatturati l’Argentina.

Il settore più numeroso da cui partire è quello automotive. Operative nel Paese vi sono FCA, CNH Industrial, Pirelli, Sogefi e Carraro. Partendo dalla galassia Agnelli-Elkann, il peso dell’Argentina sul fatturato di FCA non è estremamente significativo. Negli ultimi 12 mesi il Paese ha rappresentato circa l’1,1% dei ricavi, l’1,4% in termini di volumi. Marginale anche il peso sui conti di CNH Industrial, con il fatturato argentino che nel 2018 ha rappresentato l’1,8% del totale.

Chi appare maggiormente esposto al Paese, seppur non in modo rilevante, è Pirelli. La società della Bicocca vede l’America Latina pesare per circa il 13% sul fatturato del gruppo. Tuttavia, così come per FCA e CNH, la presenza nella regione è principalmente legata al Brasile mentre il peso dei ricavi dell’Argentina dovrebbe essere di circa il 2%. Più rilevante ma comunque inferiore al 5% del giro d’affari annuo il contributo del Paese sudamericano per Sogefi e Carraro.

Tra le Big Cap, in Argentina è presente ENEL. Operativa tramite Empresa Distribuidora Sur, controllata da Enel Américas, L’esposizione all’Argentina è molto limitata, solo l’1,5% dell’Ebitda di gruppo. Nel primo semestre del 2019 il Sud America ha contribuito in modo determinante a trainare i conti della società capitanata da Francesco Starace. Gli eventuali effetti negativi sul fatturato potrebbero tuttavia essere mitigati dai recenti accordi, siglati a maggio, tra la società e le autorità argentine. In particolar modo l’accordo sulle partite regolatorie dovrebbe portare un beneficio a livello di Ebitda 2019 stimato nell’ordine dei 180 milioni di euro.

Guardando tra le società fuori dal FTSE Mib, nella regione di Mendoza, nella valle di Tupungato, ha radicato i propri interessi anche Masi Agricola. L’azienda della famiglia Boscaini possiede 140 ettari e vede un contributo sul fatturato nell’ordine del 5%.

Se Guala Closures realizza circa il 4% del suo fatturato in Argentina, chi ha maggiori interessi nel Paese appare Salini Impregilo. Considerando tutta l’America Latina, il gruppo realizza in termini di ricavi solo il 3% del fatturato. Vi sono però alcune considerazioni da fare: a fine giugno la società ha vinto una commessa da 215 milioni di euro, con termini dei lavori previsti nel 2022. Soprattutto controlla il 20% del capitale di Autopistas del Sol, con le azioni della concessionaria autostradale che ieri ha lasciato sul terreno il 27,48% del suo valore.

Tenaris la società più esposta

Un focus particolare merita Tenaris, la società più esposta al Paese. Operativa in Argentina tramite la società Siderca, il produttore di tubi in acciaio potrebbe addirittura trarre giovamento dalla svalutazione del Peso argentino. I costi sono infatti sostenuti in valuta locale mentre gran parte dei ricavi è in dollari grazie al peso dell’export, oltre il 70% dei prodotti vengono venduti fuori dai confini argentini. Tenaris ha in Argentina circa il 25% della sua capacità produttiva, con un peso sul fatturato secondo le stime di alcuni analisti di circa il 10-12%. Se l’aspetto finanziario legato alla svalutazione del Peso e al rafforzamento del dollaro Usa rappresenta un assist ai conti di Tenaris, non va tuttavia trascurato quello economico. Il rallentamento congiunturale del Paese potrebbe tradursi infatti in meno opportunità di business.

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