Campari guida il Ftse Mib con un balzo vicino al 9% dopo i conti 2025. Utili in crescita, debito in calo e dividendo aumentato del 54%. Ecco cosa sta cambiando nella strategia del gruppo.
Campari corre in Borsa e si prende la vetta del Ftse Mib. Il titolo oggi è tra i migliori del listino con un balzo vicino al 9%, una reazione che ha subito acceso i riflettori sul gruppo.
Un movimento che non passa inosservato, soprattutto perché arriva dopo mesi complicati per il gruppo e per l’intero settore degli spirits. Negli ultimi tempi molti titoli del comparto hanno dovuto fare i conti con consumi meno brillanti, margini sotto pressione e un contesto globale più incerto.
Dopo aver perso oltre il 60% tra il 2023 e il 2024, Campari torna sotto i riflettori con i risultati dell’ultimo bilancio e con una reazione in Borsa che racconta molto più di un semplice rimbalzo tecnico.
Perché dietro il rialzo di oggi c’è un segnale che gli investitori guardano sempre con grande attenzione.
Il gruppo ha deciso di aumentare il dividendo in modo deciso. Una scelta che raramente viene interpretata come un dettaglio contabile.
Quando una società alza la cedola in modo così netto, spesso significa che qualcosa nella storia dell’azienda sta cambiando.
Ed è qui che il mercato ha iniziato a guardare il titolo con occhi diversi.
Campari sorprende il mercato. Utili in crescita e dividendo che balza del 54%
Il rialzo in Borsa trova una spiegazione nei numeri del bilancio 2025, che riportano Campari al centro dell’attenzione degli investitori.
Il gruppo ha chiuso l’anno con vendite pari a 3,051 miliardi di euro e una crescita organica del 2,4%. L’utile netto ha raggiunto i 386 milioni, in aumento del 2,7% rispetto all’anno precedente, mentre la redditività mostra segnali di rafforzamento.
Particolarmente rilevante l’andamento dell’utile rettificato, salito a 346 milioni con un incremento del 71,7%. Anche l’utile operativo rettificato registra un progresso significativo, arrivando a 637 milioni.
Risultati che acquistano un valore ancora maggiore alla luce della fase attraversata dal settore, alle prese con consumi meno dinamici e costi lungo la filiera rimasti elevati.
L’attenzione del mercato si è concentrata soprattutto sulla remunerazione degli azionisti. Campari ha proposto un dividendo di 0,10 euro per azione, in aumento del 54% rispetto agli 0,065 euro distribuiti l’anno precedente, con un payout pari al 35%.
La decisione riflette anche il miglioramento della struttura finanziaria del gruppo. Nel corso dell’anno la leva si è ridotta più rapidamente del previsto e il rapporto tra debito finanziario netto ed Ebitda rettificato è sceso a 2,5 volte, dopo il picco di 3,6 volte registrato nel 2024 in seguito all’acquisizione di Courvoisier.
Il target indicato nel piano industriale viene così raggiunto con un anno di anticipo.
Un dividendo in crescita del 54% racconta quindi più di un esercizio positivo. Indica una fase nuova nel percorso della società, con un equilibrio finanziario più solido e una strategia che inizia a produrre i primi effetti visibili.
Ma i numeri raccontano solo una parte della storia.
La nuova strategia di Campari con Simon Hunt
Dietro ai risultati del 2025 emerge anche la direzione impressa dal nuovo amministratore delegato Simon Hunt. Il gruppo punta ora a concentrarsi sui brand globali più forti e a rafforzare la crescita organica, riducendo il ricorso alle acquisizioni che avevano caratterizzato gli anni precedenti.
In questa logica rientra anche la revisione del portafoglio marchi, con la cessione di alcuni brand non più considerati strategici, tra cui Averna e Zedda Piras. L’obiettivo è concentrare risorse e investimenti sui prodotti chiave e sulle aree geografiche con maggiori prospettive di sviluppo.
Per il 2026 Campari prevede uno scenario operativo ancora impegnativo ma stabile rispetto al 2025, con la priorità di sostenere la crescita organica delle vendite e migliorare progressivamente la redditività.
Nel frattempo cambia anche il consiglio di amministrazione, con alcune uscite e nuovi ingressi che segnano il completamento della transizione manageriale e l’avvio del passaggio generazionale all’interno dell’azionista di controllo Lagfin.
La vera domanda ora è se il nuovo corso di Campari sia appena all’inizio.
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