Negli ultimi tre anni gli azionisti Webuild hanno guadagnato il 160%. Eppure il titolo ora crolla in Borsa.
A Piazza Affari le azioni del gruppo perdono il 14% in due sedute e tornano sui livelli più bassi dalla fine del 2024.
Un paradosso evidente. Chi ha investito nel gruppo guidato da Pietro Salini ha ottenuto uno dei rendimenti migliori tra le grandi società industriali italiane quotate.
Allora perché il mercato sta vendendo proprio adesso?
I conti del 2025 sono solidi e il piano industriale appena concluso ha superato gli obiettivi. Ma la Borsa non guarda al passato. Sta già cercando di capire cosa succederà nel prossimo ciclo.
Ed è qui che iniziano i dubbi.
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Webuild chiude il piano con conti sopra le attese e ordini per 58 miliardi. Ma la Borsa non festeggia
I conti raccontano una storia molto diversa rispetto a quella che il mercato sta prezzando in Borsa.
Il 2025 segna infatti la chiusura del piano industriale 2023-2025 con risultati superiori alle attese. I ricavi hanno raggiunto 13,6 miliardi di euro, in crescita del 15% rispetto all’anno precedente e oltre la guidance indicata dalla stessa società. Anche la redditività continua a migliorare. L’Ebitda sale a 1,16 miliardi di euro, con un aumento del 18% su base annua, mentre l’utile netto rettificato raggiunge i 280 milioni, in progresso del 13%.
Dietro questi numeri c’è una trasformazione industriale costruita negli ultimi anni. Il gruppo ha puntato su una maggiore selettività nelle gare, sulla razionalizzazione dei costi e su nuovi modelli di gestione dei contratti, interventi che hanno contribuito a migliorare la marginalità operativa.
Nel frattempo la struttura finanziaria è diventata più solida. La leva lorda è scesa a 2,6 volte rispetto alle 4,5 volte registrate nel 2022, mentre la società ha mantenuto una posizione di cassa netta positiva nonostante gli investimenti realizzati negli ultimi anni per sostenere la crescita.
Il vero motore del business resta però il portafoglio ordini. A fine 2025 ha raggiunto i 58,4 miliardi di euro, uno dei backlog più ampi nel settore delle grandi infrastrutture a livello europeo. Solo nel corso dell’ultimo anno il gruppo ha acquisito nuovi contratti per oltre 13 miliardi, in gran parte concentrati in mercati considerati a basso profilo di rischio.
Sono numeri che spiegano anche il rendimento per gli azionisti negli ultimi anni. Nel triennio appena concluso Webuild ha generato un rendimento complessivo tra crescita del titolo e dividendi distribuiti (total shareholder return) del 160%.
Il piano industriale ha funzionato. Il problema è che il mercato non guarda più al 2025. Sta già prezzando quello che potrebbe succedere dopo.
Perché il titolo Webuild scende nonostante i conti record
Se i risultati del 2025 convincono, il mercato sembra avere dei dubbi sul futuro. Questo spiega la reazione negativa delle ultime sedute.
Durante la presentazione dei conti il management è stato (troppo) prudente sulle prospettive del prossimo anno. Per il 2026 il gruppo non ha indicato target precisi sui ricavi, limitandosi a parlare di livelli sostanzialmente in linea con quelli record del 2025. Una scelta che riflette l’incertezza del contesto internazionale.
Lo ha spiegato lo stesso amministratore delegato Pietro Salini durante la conference call con gli analisti. In una fase caratterizzata da tensioni geopolitiche e volatilità economica, fissare obiettivi troppo dettagliati rischierebbe di non essere realistico.
Il problema è che il mercato tende a interpretare questo tipo di cautela come un segnale di visibilità limitata sulla crescita futura. Ed è proprio qui che nascono i dubbi degli investitori.
Secondo l’analista Matteo Bonizzoni di Kepler Cheuvreux, la guidance per il 2026 appare poco definita e lascia intendere che il prossimo anno potrebbe essere più una fase di consolidamento che di espansione. Una lettura che ha contribuito ad alimentare le prese di profitto sul titolo dopo il forte rally degli ultimi anni.
C’è poi un altro fattore che gli investitori continuano a monitorare con attenzione. Parte delle attività del gruppo è concentrata in Medio Oriente, una regione tornata al centro delle tensioni geopolitiche negli ultimi mesi. Dal gruppo assicurano che i cantieri stanno procedendo normalmente e che il personale è al sicuro, ma il tema resta sul radar del mercato.
Il titolo sta pagando soprattutto un cambiamento di aspettative. Dopo un triennio di crescita molto sostenuta, la Borsa vuole capire quale sarà il prossimo passo.
Qualche risposta in più potrebbe arrivare a giugno, quando Webuild presenterà il nuovo piano industriale durante l’investor day. Sarà in quella sede che il gruppo dovrà convincere il mercato che il ciclo di crescita non si è esaurito, ma sta semplicemente entrando in una nuova fase.
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