Apple e Amazon in rosso: spiate dalla Cina tramite un chip?

Apple e Amazon spiate dalla Cina tramite microchip? Le aziende negano, ma il mercato reagisce all’indiscrezione affossando i produttori tech

Apple e Amazon in rosso: spiate dalla Cina tramite un chip?

Amazon, Apple e altri big tech potrebbero essere stati spiati dalla Cina tramite alcuni microchip inseriti all’interno dei rispettivi prodotti.

Un’indiscrezione pesante che, seppur smentita dalle aziende interessate, ha avuto un impatto dirompente sulle Borse asiatiche e in particolar modo sui titoli delle società produttrici del comparto tecnologico.

Anche Apple e Amazon hanno chiuso la scorsa sessione sotto la parità, ma ad attirare l’attenzione sono stati perlopiù i mercati dell’Est, con titoli arrivati a bruciare più del 17% in Borsa.

Cina spia Apple e Co.?

A parlare del possibile spionaggio cinese ai danni dei big tech USA è stato Bloomberg che, citando fonti a conoscenza della materia, ha parlato di circa 30 società finite nel mirino del dragone.

L’opera di spionaggio, ancora secondo le voci di corridoio circolate nelle ultime ore, sarebbe avvenuta tramite alcuni chip, inseriti nelle schede madre dei prodotti tech per mano dell’Esercito di liberazione nazionale cinese.

“È più grave rispetto agli incidenti di software al quale il mondo è sempre più abituato. Attacchi all’hardware sono infatti più difficili da fermare e potenzialmente più devastanti”,

ha riportato il quotidiano.

Un attacco, secondo i media, scoperto sia da Cupertino che dal gigante dell’e-commerce, che invece hanno negato qualsiasi indiscrezione in merito.

“Apple non ha mai rinvenuto chip maligni o manipolazioni dell’hardware nei suoi server. Non ha mai contatto l’FBI o altre agenzie riguardo simili incidenti. Non siamo a conoscenza di nessuna indagine”,

ha affermato la società della mela morsicata.
Parole ferme, alle quali hanno fatto eco quelle della società di Jeff Bezos:

“Amazon non ha rinvenuto alcuna prova che sostenga la presenza di chip maligni o modifiche dell’hardware”.

Eppure, secondo Bloomberg, ben 17 persone avrebbero confermato lo spionaggio della Cina.

La reazione del mercato

Come accennato, l’ipotesi di uno spionaggio cinese ai danni di Apple, Amazon e colleghe ha avuto un impatto non indifferente sul mercato. I produttori asiatici di Pc e apparecchiature hanno registrato perdite imponenti, con Lenovo (-17%) a guidare la classifica delle peggiori.

Ribassi a doppia cifra percentuale anche per ZTE, azienda attiva nel settore videoconferenze e telecomunicazioni, che ha scambiato in perdita di oltre l’11%.

Sul fronte statunitense, invece, le azioni Apple hanno perso più dell’1% nell’ultima sessione di Borsa. Discorso simile per la quotazione di Amazon, che ha archiviato gli scambi con una flessione del 2,2%. Entrambe, comunque, hanno tentato di rialzare la testa nel mercato after hours.

A causa delle indiscrezioni sul possibile spionaggio tech della Cina, il Nasdaq ha chiuso la sessione di ieri, giovedì 4 ottobre, con un rosso dell’1,8% su quota 7.879,51 punti. Non è andata certamente meglio al resto di Wall Street, con un S&P a -0,82% e con un Dow Jones a -0,75%.

Una precisazione è comunque d’obbligo. Sul calo delle Borse USA non hanno pesato soltanto le ipotesi di spionaggio cinese, ma anche gli sviluppi in atto sul mercato dei bond, con un rendimento del decennale schizzato sui massimi di 7 anni dopo l’avvertimento di Powell relativo ad altri 4 rialzi dei tassi da qui alla fine del 2019.

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