L’Ape sociale è stata riconfermata anche per il 2024 (con alcuni correttivi) ed è uno scivolo pensionistico che permette di anticipare l’uscita dal mondo del lavoro. Non si tratta di una vera e propria pensione anticipata, ma di una indennità sostitutiva alla pensione che accompagna il lavoratore fino alla pensione di vecchiaia. Sull’accesso e sulla trasformazione in pensione di vecchiaia, rispondiamo a un lettore di Money.it che ci scrive:
Buonasera in riferimento all’oggetto (Ape sociale) sono a richiedere quanto segue:
1° quesito
- Ho compiuto 63 anni e 6 mesi;
- Ho usufruito di 24 mesi di indennità Naspi a seguito di licenziamento per giusta causa/licenziamento disciplinare
Posso usufruire dell’Ape sociale a seguito di un licenziamento per giusta causa? Le istruzioni dell’INPS per l’accesso prevedono:
- Licenziamento, anche collettivo
- Dimissioni per giusta causa
Non si fa riferimento a quale forma di Licenziamento Involontario si riferisca l’Ente Erogante, si parla solo di Licenziamento escludendo dimissioni e contratti a termine. Quindi «la giusta causa»?
2° quesito
Dopo aver beneficiato dell’Ape sociale quanto mi diminuirà l’assegno pensionistico al momento che avrò l’età di 68 e 6 mesi per beneficiare della pensione di vecchiaia?
Attendo risposta.
Ape sociale, a quali disoccupati spetta?
L’accesso all’Ape sociale è riservato solo a categorie tutelate di lavoratori, tra le quali troviamo anche quella dei disoccupati. Per poter accedere allo scivolo pensionistico è necessario che lo stato di disoccupazione sia involontario e proprio per questo non possono ambire all’anticipo coloro che hanno presentato dimissioni volontarie, con l’esclusione delle dimissioni presentate per giusta causa (ovvero per colpa o dolo del datore di lavoro). Per quanto riguarda la scadenza dei contratti a tempo determinato l’accesso all’Ape sociale è consentito solo nel caso che il lavoratore possa vantare nei 36 mesi precedenti, almeno 18 mesi di periodi di lavoro dipendente.
Qualsiasi tipologia di licenziamento, invece, pone nel diritto di presentare domanda di Ape sociale, anche il licenziamento per motivi disciplinari. Seppur è lecito pensare che il licenziamento per giusta causa non porti a una perdita involontaria del posto di lavoro (visto che è causato da un comportamento errato del dipendente), vi rientra perché non sempre il lavoratore può valutare quali siano i comportamenti sbagliati che potrebbero portare a un licenziamento.
L’Inps, come lei stesso fa notare, non fa distinzioni nella tipologia di lavoratori disoccupati che rientrano nella misure elenca quelli che:
si trovano in stato di disoccupazione a seguito di cessazione del rapporto di lavoro per licenziamento, anche collettivo, dimissioni per giusta causa o risoluzione consensuale nell’ambito della procedura di cui all’articolo 7 della legge 15 luglio 1966, n. 604, ovvero per scadenza del termine del rapporto di lavoro a tempo determinato a condizione che abbiano avuto, nei 36 mesi precedenti la cessazione del rapporto, periodi di lavoro dipendente per almeno 18 mesi hanno concluso integralmente la prestazione per la disoccupazione loro spettante e sono in possesso di un’anzianità contributiva di almeno 30 anni
.
Trasformazione dell’Ape sociale in pensione di vecchiaia
Come abbiamo accennato in apertura, l’Ape sociale non è una vera e propria pensione anticipata, ma un’indennità sostitutiva della pensione erogata fino al compimento dell’età ordinamentale richiesta per accedere alla pensione di vecchiaia (oggi 67 anni).
Quando compirà l’età per accedere alla pensione di vecchiaia, sicuramente, non vedrà il suo assegno pensionistico diminuire. Nel peggiore dei casi resterà invariato e avrà a disposizione una mensilità in più, la tredicesima che con l’Ape sociale non viene erogata. Nel migliore dei casi, invece, l’assegno pensionistico, accedendo al trattamento di vecchiaia, aumenta perché con l’Ape sociale l’importo massimo erogabile mensilmente è:
- pari al valore della pensione calcolata al momento dell’accesso alla prestazione se inferiore a 1.500 euro;
- di 1.500 euro se la pensione è pari o maggiore a questo importo.
Se la pensione spettante è maggiore di 1.500 euro, quindi, fino alla pensione di vecchiaia si percepirà questa somma, ma con il raggiungimento della prestazione pensionistica definitiva sarà erogato l’importo realmente spettante di pensione (più alto). Da sottolineare, poi, che la somma percepita con l’Ape sociale non è soggetta a rivalutazione annuale e per tutti gli anni di anticipo, rispetto alla vecchiaia, l’importo resterà invariato. Con l’accesso alla prestazione di vecchiaia, invece, la pensione sarà rivalutata annualmente in base all’inflazione dell’anno precedente.
«Se hai dubbi e domande contattaci all’indirizzo email [email protected]»