Anthropic sfida il Pentagono e dice no all’uso di Claude per uso militare

P. F.

27/02/2026

Anthropic e il Pentagono ai ferri corti. Dario Amodei, CEO della casa madre di Claude, ha dichiarato di essere pronto a rinunciare ai contratti con il Dipartimento della Difesa USA. Ecco perché.

Anthropic sfida il Pentagono e dice no all’uso di Claude per uso militare

Lo scontro tra Anthropic e il Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti - noto come Pentagono e rinominato di recente da Donald Trump “Dipartimento della Guerra” - rappresenta un passaggio delicato nei rapporti tra l’industria dell’intelligenza artificiale e l’apparato militare statunitense. La controversia riguarda l’utilizzo dei modelli Claude in ambiti che, secondo l’azienda, sarebbero incompatibili con i valori democratici e con l’attuale livello di affidabilità tecnologica.

In una nota pubblicata sul sito ufficiale di Anthropic, il CEO Dario Amodei ha fatto sapere che la società è pronta a rinunciare ai contratti con il Pentagono pur di non accettare impieghi dei propri sistemi che, a suo giudizio, rischiano di compromettere anziché tutelare i principi democratici:

“Anthropic è consapevole che è il Dipartimento della Guerra, non le aziende private, a prendere decisioni militari. Non abbiamo mai sollevato obiezioni a specifiche operazioni militari, né abbiamo tentato di limitare l’uso della nostra tecnologia in modo mirato. Tuttavia, in un ristretto numero di casi, riteniamo che l’IA possa minare, anziché difendere, i valori democratici. Alcuni utilizzi sono semplicemente al di fuori di ciò che la tecnologia odierna può fare in modo sicuro e affidabile”.

Le remore di Anthropic su sorveglianza interna e armi autonome

I punti contestati da Amodei riguardano due possibili applicazioni da parte del governo statunitense: la sorveglianza domestica su larga scala e lo sviluppo di armi completamente autonome.

Sul primo fronte, Anthropic distingue tra attività di intelligence all’estero - che considera legittime se conformi alla legge - e raccolta massiva di dati sui cittadini americani. Secondo Amodei, l’evoluzione dell’intelligenza artificiale consente oggi di combinare grandi quantità di informazioni disponibili pubblicamente (o acquistabili sul mercato) trasformandole in un quadro dettagliato della vita di una persona, in modo automatico e su vasta scala. Una capacità che, pur potendo rientrare nei margini normativi attuali, solleva interrogativi sulla tutela delle libertà individuali.

Il secondo nodo riguarda le armi in grado di selezionare e colpire obiettivi senza intervento umano. Amodei riconosce l’utilità delle tecnologie parzialmente autonome già impiegate nei conflitti contemporanei, ma sostiene che i modelli più avanzati non siano ancora sufficientemente affidabili per sostenere decisioni letali in totale autonomia. Senza adeguati meccanismi di controllo, tali sistemi non garantirebbero il livello di giudizio richiesto in ambito operativo.

L’azienda afferma di aver proposto al Dipartimento della Difesa una collaborazione mirata in ricerca e sviluppo per migliorare l’affidabilità di queste tecnologie. L’iniziativa, tuttavia, non sarebbe stata accolta dal Pentagono.

Il confronto sui contratti

Le tensioni si sono accentuate dopo un incontro tra Amodei e il segretario alla Difesa Pete Hegseth. Il Pentagono avrebbe chiesto che Anthropic accettasse qualsiasi utilizzo dei propri strumenti purché conforme alla legge, eliminando le clausole di salvaguardia relative ai due ambiti contestati.

Secondo la società, la nuova formulazione contrattuale ricevuta non rappresenterebbe un reale passo avanti, perché accompagnata da espressioni giuridiche che consentirebbero di superare in qualsiasi momento le limitazioni su sorveglianza di massa e armi autonome. Anthropic sostiene che proprio queste garanzie siano state al centro delle trattative negli ultimi mesi.

Dal Dipartimento della Difesa non sono arrivati commenti ufficiali nel merito ma Emil Michael, sottosegretario alla difesa statunitense, ha criticato pubblicamente la posizione dell’azienda, affermando che occorre avere fiducia nelle forze armate e ricordando che gli impieghi contestati sarebbero già vietati dalla legge o dalle direttive interne del Pentagono.

La revisione del Pentagono sulla catena di fornitura

Il confronto ha assunto anche un profilo industriale. Il Pentagono avrebbe ipotizzato di invocare il Defense Production Act, che consente al presidente di imporre a un’azienda di soddisfare esigenze ritenute essenziali per la difesa nazionale.

È stata inoltre prospettata la possibilità di classificare Anthropic come “supply chain risk”, un’etichetta normalmente riservata a società di Paesi considerati avversari strategici, come il gruppo cinese Huawei. L’eventuale applicazione a un’azienda americana costituirebbe un caso senza precedenti per il governo USA.

Secondo fonti citate da Axios, il Dipartimento della Difesa ha avviato una verifica sull’impiego dei modelli Claude da parte dei principali fornitori militari, tra cui Boeing e Lockheed Martin. Lockheed Martin ha confermato di essere stata contattata per un’analisi preliminare in vista di una possibile dichiarazione formale di rischio, mentre Boeing ha precisato di non avere contratti attivi con Anthropic. L’obiettivo è valutare se e in che misura i grandi fornitori di sistemi d’arma e aeronautici utilizzino la tecnologia Claude.

Un ex funzionario del Dipartimento della Difesa, citato in forma anonima, avrebbe però definito deboli le basi per un’eventuale attivazione sia del Defense Production Act sia della qualifica di rischio per la catena di fornitura.

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