Con la guerra USA-Iran, iniziata ormai più di un mese fa, il mercato non è tornato a mostrare ansia ’solo’ per i BTP, ovvero per i Titoli di Stato italiani.
In Europa l’intero mercato dei Titoli di Stato ha sofferto, tanto che gli spread tra i rendimenti dei Bund tedeschi e i rendimenti di altri bond sovrani sono tornati a fare notizia. Nel caso dell’Italia, i fari si sono riaccesi sullo spread BTP-Bund a 10 anni, scattato in un solo mese di 40 punti base, fino a quota 100, prima di fare dietrofront.
Ma l’Italia non è l’unica a preoccupare, per quanto i rendimenti dei suoi BTP siano rimbalzati al primo posto nella classifica degli yield dell’area euro, superando in modo significativo i rendimenti degli OAT francesi, e riportando così sotto i riflettori il problema del costo del servizio del debito in ascesa. Altri due Titoli di Stato europei preoccupano non poco il mercato.
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BTP, OAT, Gilt: i 3 Titoli di Stato europei che mette ansia al mercato
C’è chi parla pure di trio, facendo riferimento ai timori in essere per i BTP, così come anche per i Gilt UK e per gli OAT.
Sono questi infatti i tre bond sovrani che sono stati venduti in misura più importante dall’inizio della guerra USA-Iran del 28 febbraio scorso, come dimostra l’impennata più significativa degli yield.
Il mercato delle obbligazioni si caratterizza di fatto per la relazione inversamente proporzionale tra prezzi e rendimenti.
A parlare è il mercato secondario dei Titoli di Stato a scadenza decennale anche se, nel resto del mondo, ci sono altri bond sovrani che preoccupano non poco nella situazione di grande incertezza.
BTP, che succede dopo scatto rendimenti oltre il 4,1% e spread a quota 100
Partiamo dai BTP a 10 anni, che avevano concluso la sessione di venerdì, 27 febbraio 2026, prima dell’attacco contro l’Iran di USA e Israele al 3,273% e che, durante il mese di marzo, sono volati anche al di sopra della soglia del 4,10% (facendo balzare così lo spread BTP-Bund a 10 anni a 100 punti base).
Nelle ultime sessioni la tensione si è allentata, ma tutto dipende da quanto le scommesse su un balzo dell’inflazione legato allo shock energetico continueranno a dominare il mercato e da cosa deciderà di fare con i tassi la BCE di Christine Lagarde. I rendimenti dei BTP oggi viaggiano al 3,72% circa. Dall’inizio della guerra, il balzo degli yield è stato così pari a più di 44 punti base.
OAT e Gilt, gli altri 2 bond sovrani che spaventano
Anche gli OAT, ovvero Titoli di Stato francesi, sono fonte di preoccupazione per gli investitori.
Sebbene la percezione per il loro rischio sia tornata a scendere a un livello inferiore rispetto a quella del rischio per i BTP, gli OAT rimangono espressione di una Francia ancora alle prese con rapporti di debito-PIL e deficit-PIL niente affatto rassicuranti, tanto che l’FMI ha lanciato un attenti non solo a Roma, ma anche a Parigi. In data 27 febbraio, i rendimenti degli OAT decennali oscillavano attorno al 3,218%. Ora sono pari al 3,61%, in rialzo di 39 punti base circa.
Uscendo dall’area euro e anche dall’UE, occhio anche ai Gilt UK, già finiti diverse volte sotto attacco dai cosiddetti bond vigilantes, a causa della difficoltà del governo Starmer nel varare misure che possano convincere il mercato della sua reale intenzione di affrontare la vulnerabilità dei conti del Regno Unito.
Di fatto, in Europa, tra i Paesi europei principali, sono proprio i Titoli di Stato UK quelli che presentano i rendimenti più alti, alimentando l’angoscia per i costi di finanziamento del debito.
In data 27 febbraio, il valore degli yield britannici era pari al 4,305%. Con la guerra USA-Iran, i rendimenti hanno sfondato anche il 5%. E la paura è stata così grande che, di recente, durante l’asta dei Gilt a 10 anni indetta dal governo, gli yield sono balzati al record dal 2008, a conferma di quanto il mercato stia chiedendo un premio sempre più alto per convincersi a fare shopping di questi bond. Occhio anche all’asta dei BTP.
C’è chi dice più BTP e meno OAT
A favore dei BTP è arrivato intanto un commento che conferma la loro maggiore appetibilità rispetto agli OAT.
Così Florian Späte, senior bond Strategist di Generali Investments, nel parlare di outlook a medio termine positivo e di preferenza per i BTP rispetto agli OAT.
“I BTP risultano favoriti grazie a valutazioni più convenienti e alla sensibilità ai prezzi dell’energia. Gli OAT francesi appaiono invece più vulnerabili, con poco rischio politico prezzato nonostante le sfide fiscali. Preferiamo quindi un overweight sui BTP rispetto agli OAT nel medio periodo”.
Detto questo, occhio all’avvertimento lanciato da Goldman Sachs, al pericolo rappresentato dal Giappone e all’avvertimento che è stato lanciato dall’economista Carlo Cottarelli. Per l’Italia, ora c’è anche la grande delusione che si chiama deficit-PIL.