Il Dipartimento di Giustizia statunitense ha pubblicato nuovi documenti sul caso Epstein. E cresce l’imbarazzo per il premier inglese Starmer.
Sono passati quasi sette anni dalla morte in carcere di Jeffrey Epstein, ma la sensazione diffusa è che dietro questo enorme scandalo di abusi su minori ci sia ancora molto da scoprire, soprattutto per quanto riguarda la rete di amici e conoscenze che hanno avuto rapporti con il finanziere morto suicida. Persone potenti, spesso insospettabili, finite nel vortice di uno dei casi più inquietanti degli ultimi decenni.
Venerdì 30 gennaio il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti ha reso pubblici oltre tre milioni di documenti, circa 2.000 video e più di 180.000 fotografie legati al caso Epstein. La diffusione del materiale era stata decisa dal Congresso nel novembre precedente e formalmente autorizzata da Donald Trump, dopo una fase iniziale di esitazione che lo stesso presidente aveva motivato facendo riferimento alle continue «speculazioni» attorno alla vicenda.
Si tratta di un archivio vastissimo, raccolto in anni di indagini sul finanziere e sulla sua rete di relazioni. I file includono email, messaggi, verbali di interrogatori, presentazioni interne dell’FBI, oltre a fotografie e video. La presenza di un nome in questi documenti non equivale automaticamente a un indizio di colpevolezza, poiché molti riferimenti compaiono in segnalazioni non verificate, appunti interni o testimonianze prive di riscontri giudiziari.
Negli Epstein Files riferimenti a diversi personaggi
Negli Epstein Files compaiono numerosi personaggi influenti. Donald Trump viene citato oltre 3.200 volte tra email e articoli scambiati nel corso degli anni. Figura anche Elon Musk, che nel 2013 avrebbe scritto a Epstein per coordinare un viaggio sulla sua isola nei Caraibi. Spunta poi il nome di Bill Gates, con una email autoinviatesi nel 2018 in cui lo stesso Epstein faceva riferimento a presunti problemi di salute del fondatore di Microsoft dopo alcuni incontri.
Intervistato, Gates ha dichiarato: «Mi pento di ogni singolo minuto trascorso con lui. Me ne pento e mi scuso», sostenendo di aver partecipato solo cene e nulla più. Tuttavia, quel rapporto è stato indicato anche come uno dei fattori che hanno contribuito alla fine del suo matrimonio con Melinda.
Anche il premier britannico Starmer è coinvolto ma in modo indiretto
Se Trump non sembra destinato a subire conseguenze dirette dalla pubblicazione dei documenti, la situazione appare più delicata per un altro leader politico: il primo ministro britannico Keir Starmer. Il premier è già alle prese con un consenso ai minimi storici, con sondaggi che mostrano solo il 18% di giudizi positivi, e ora deve affrontare anche le ripercussioni del caso Epstein.
Starmer non è coinvolto direttamente negli abusi, ma è finito sotto pressione per aver nominato Peter Mandelson ambasciatore del Regno Unito negli Stati Uniti nel dicembre 2024, nonostante i noti rapporti di amicizia tra Mandelson ed Epstein. Secondo quanto emerso, Starmer sarebbe stato informato dai servizi di intelligence, ma avrebbe comunque scelto di fidarsi del suo consigliere.
La situazione è precipitata quando sono riemersi fascicoli che mostravano come Mandelson avesse continuato a difendere Epstein anche dopo la condanna per reati sessuali del 2008. A quel punto, Starmer ne ha deciso la rimozione. Ora Mandelson ha lasciato anche la Camera dei Lord, ufficializzando le dimissioni all’apertura dei lavori parlamentari.
Alla base della decisione c’è la nuova attenzione mediatica sui suoi rapporti con Epstein. Le rivelazioni hanno confermato contatti diretti e sollevato interrogativi più ampi, inclusa l’ipotesi che l’ex ministro possa aver condiviso informazioni sensibili durante i suoi incarichi istituzionali. La vicenda segna di fatto l’uscita di scena di Mandelson dalla vita parlamentare britannica.
Starmer si è detto pubblicamente dispiaciuto: «Le vittime di Epstein hanno vissuto un trauma che molti di noi faticano a comprendere. Mi dispiace per ciò che hanno subito, mi dispiace che troppe persone al potere abbiano fallito e mi dispiace di aver creduto alle bugie di Mandelson», ha dichiarato durante un evento laburista.
Resta ora da capire se questo nuovo scandalo avrà ulteriori ripercussioni politiche: la stampa britannica parla già di un possibile crollo ulteriore del consenso e non esclude, nel medio periodo, uno scenario di dimissioni per il premier.
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