A fine 2025 il mondo del risparmio si presenta molto diverso rispetto a quello, ben più frizzante, visto tra il 2023 e il 2024. Dopo otto tagli consecutivi dei tassi da parte della Bce e un tasso sui depositi ormai al 2%, la redditività dei prodotti più “tranquilli” si è progressivamente raffreddata. I conti deposito, in particolare, mostrano oggi un rendimento lordo medio intorno al 3%, soprattutto sulle soluzioni vincolate a 12 o 24 mesi. Alcune banche, per attirare nuova clientela o nuova liquidità, propongono ancora offerte promozionali leggermente superiori, ma sono eccezioni più che regola.
Lo stesso vale per i titoli di Stato: le nuove emissioni di BTP offrono cedole sotto il 4%, mentre tra le vecchie serie resistono ancora tassi più alti, ma sono da valutare alla luce dei prezzi di mercato, spesso sopra la pari.
Dove investire in questo contesto? In questo articolo, analizziamo il nuovo scenario dei tassi e tutte le alternative che, ancora oggi, permettono di puntare a rendimenti superiori al 4%.
Dove investire a fine 2025? Le 5 alternative che superano il 4%
A fine 2025, ottenere un rendimento superiore al 4% non è impossibile, ma richiede un approccio diverso rispetto agli anni in cui i tassi BCE erano ai massimi. Con i conti deposito ormai stabilizzati tra il 2,5% e il 3% e i BTP di nuova emissione sotto la soglia del 4%, la ricerca di rendimento passa necessariamente da strumenti più dinamici.
Le principali alternative che oggi consentono di superare il 4% (in alcuni casi anche con un margine significativo) sono cinque:
- Obbligazioni High Yield: rendimenti medi vicini al 5%, con rischio di credito maggiore.
- Debito dei Paesi emergenti: yield tra il 5% e il 7%, soprattutto su emissioni in valuta forte.
- Azioni da dividendo ed ETF: ETF globali e europei con dividend yield sovente tra il 4% e il 5%.
- REIT ed ETF immobiliari: dopo il crollo dei tassi, tornano a distribuire dividendi interessanti nell’area 4–6%.
- Certificate Cash Collect/Bonus: rendimenti potenziali 7–10% grazie a premi periodici condizionati.
Per ciascuna di queste categorie occorre valutare volatilità, orizzonte temporale e rischio intrinseco. Ma nel complesso, rappresentano oggi il cuore delle strategie per chi punta a un rendimento superiore al 4% in un contesto di politica monetaria più “morbida”.
Quanto rendono ora i conti deposito
Alla fine del 2025 il mercato dei conti deposito riflette pienamente gli otto tagli dei tassi effettuati dalla BCE da settembre 2024 in poi. Con il tasso sui depositi al 2%, anche le migliori banche online hanno ritoccato al ribasso le loro offerte.
Il quadro aggiornato è il seguente:
- 2,25%-2,5% lordo circa per i conti non vincolati;
- 3%-3,25% per i conti vincolati a 12 o 24 mesi;
- 4% lordo nelle offerte promozionali riservate a nuova liquidità o nuovi clienti, per un periodo limitato di sei mesi.
Questi rendimenti sono inferiori rispetto al 2023 e 2024, quando non era raro vedere conti deposito sopra il 4%. Ma a fine 2025 i conti deposito restano strumenti fondamentali per gestire la liquidità di breve termine e stabilizzare una parte del portafoglio.
In sintesi: rendono meno di prima, ma mantengono un ruolo strategico, soprattutto per chi bilancia rischi e orizzonte temporale.
BTP con tassi sopra il 4%
Anche i titoli di Stato italiani riflettono la normalizzazione della politica monetaria. Le nuove emissioni di BTP del 2025 offrono infatti cedole sotto il 4% lordo, in linea con un mercato che ha già prezzato buona parte del ciclo di tagli della BCE.
Chi cerca rendimenti superiori deve quindi orientarsi verso le vecchie emissioni con cedola alta (ma attenti al prezzo).
Ci sono ancora BTP con cedole superiori al 4%, emessi tra il 2022 e il 2023. Tuttavia, molti di questi titoli oggi:
quotano sopra la pari,
offrono un rendimento effettivo inferiore alla cedola,
sono sensibili ai movimenti dei tassi data la lunga duration.
Per questo è fondamentale guardare al rendimento a scadenza, non alla cedola nominale.
L’eccezione: BTP ottobre 2054
Uno dei pochi casi che mantiene caratteristiche interessanti è il:
- BTP ottobre 2054,
- cedola 4,30%,
- ultimo prezzo: circa 99,8,
- rendimento netto vicino al 3,78%.
È uno dei rari titoli che, a fine 2025, unisce cedola elevata e quotazione prossima alla pari.
Conviene ancora cercare il 4% nei BTP?
A dicembre 2025 il 4% lordo nei titoli di Stato è sempre più raro. La scelta si sposta su:
- scadenze molto lunghe,
- vecchie emissioni con prezzi elevati,
- rischi maggiori in termini di volatilità.
I BTP restano una componente essenziale dei portafogli degli italiani, ma non sono più la fonte “automatica” di rendimento oltre il 4% che erano nel 2023-24.
Obbligazioni corporate e High Yield
A fine 2025, il mercato obbligazionario corporate europeo riflette tassi più bassi e spread in graduale normalizzazione. Le obbligazioni investment grade offrono rendimenti medi intorno al 3%, insufficienti per chi punta a un ritorno superiore al 4%. Per trovare qualcosa di più interessante bisogna spostarsi sull’High Yield (HY).
Gli ETF sull’high yield europeo, oggi, mostrano:
- Rendimento a scadenza intorno al 4,8–5%,
- Ampia diversificazione su decine o centinaia di emittenti,
- Rischio maggiore in termini di default e volatilità.
Rispetto al 2023-24 gli spread si sono compressi, ma non si sono ancora “chiusi” del tutto: significa che c’è ancora un premio al rischio che può essere interessante per chi ha un orizzonte di 3–5 anni e profilo di rischio almeno medio.
L’alternativa è acquistare singoli bond corporate con rating BBB/BB, alcune volte con cedole tra il 4,5% e il 5%. Tuttavia:
- il rischio è più concentrato,
- la liquidità spesso è più bassa,
- e i prezzi a fine 2025 non sono più così convenienti.
Per questo gli ETF, specialmente gli HY euro hedged, restano tra le poche opzioni obbligazionarie capaci di superare il 4% in modo relativamente efficiente.
Ecco alcuni esempi aggiornati a dicembre 2025:
- iShares USD High Yield Corp Bond UCITS ETF EUR Hedged (IE00BF3N7102), con rendimento medio annualizzato del 7,07%;
- Shares Global High Yield Corp Bond UCITS ETF EUR Hedged (IE00BJSFR200), con rendimento medio annualizzato dell’8,8%.
Paesi emergenti, con bond che rendono ancora 5–7% nel 2025
Il debito dei Paesi emergenti (EM) continua a essere uno dei segmenti più interessanti per chi cerca rendimento, grazie a tassi ancora elevati e spread più generosi rispetto al mercato sviluppato.
Le emissioni in valuta forte (USD/EUR) mostrano yield medi tra il 5% e il 7%,
con un rischio sovrano spesso compensato dal rendimento.
Il debito in valuta locale, invece, presenta rendimenti anche superiori, ma introduce il rischio cambio, che può amplificare o erodere i guadagni.
Il 2025 è stato un anno favorevole per gli emergenti grazie al dollaro più debole e ai tagli della BCE, che hanno reso più semplice il rollover del debito per molti Paesi. Resta comunque un investimento più volatile, adatto a orizzonti lunghi e a chi può tollerare oscillazioni anche importanti.
Azioni da dividendo
Con i tassi BCE scesi al 2% e i rendimenti obbligazionari in calo, le azioni da dividendo sono tornate ad essere centrali nei portafogli di investimento.
Hli ETF “high dividend” (globali o focalizzati sull’Europa) mantengono infatti dividend yield medi compresi tra il 4% e il 5%, rendendoli una valida alternativa ai BTP e ai corporate IG.
A fine 2025 i settori che continuano a offrire i dividendi più stabili sono:
- utilities, sostenute dalla transizione energetica e da modelli regolati;
- telecomunicazioni, con payout elevati e valutazioni contenute;
- finanziari, ancora in grado di distribuire cedole importanti dopo due anni di margini elevati;
- large cap globali che hanno storicamente incrementato il dividendo ogni anno.
REIT ed ETF immobiliari
Dopo due anni di difficoltà dovute ai tassi elevati, al 4 dicembre 2025 i REIT e gli ETF immobiliari tornano a essere una componente interessante per chi cerca rendimenti superiori al 4%. Il motivo è semplice: con i tassi BCE scesi al 2%, la pressione sui finanziamenti immobiliari si è attenuata e molti fondi immobiliari quotati hanno iniziato a recuperare valore.
Sul fronte dei dividendi, la fotografia è questa:
- REIT europei: dividend yield medi 4–5%
- REIT globali: spesso 5–6%, compresi i fondi statunitensi
- ETF immobiliari diversificati: range 4,2–5,5%, a seconda della composizione
Il loro punto di forza è la capacità di generare flussi di cassa regolari, soprattutto nei segmenti della logistica e magazzini (spinta dall’e-commerce), dei data center e infrastrutture digitali, nel residenziale in mercati ad alta domanda e in immobili commerciali di fascia premium.
Lo svantaggio è la maggiore volatilità: il settore resta sensibile sia ai movimenti dei tassi sia allo stato dell’economia.
Certificate: Cash Collect e Bonus per chi punta al 7–10% (con rischio condizionato)
A dicembre 2025, i Certificate restano tra gli strumenti più ricercati da chi vuole rendimenti più elevati, specialmente in un contesto di tassi più bassi. I Cash Collect, in particolare, offrono premi potenziali del 7–10% annuo lordo,
con barriere generalmente tra il 60% e il 70% e frequenze di pagamento mensile, trimestrale o semestrale.
Il vantaggio principale è la possibilità di ottenere rendimento anche in mercati laterali o moderatamente ribassisti. Tuttavia, i certificate non sono strumenti “semplici”, ma richiedono di analizzare attentamente:
- l’emittente (il rischio è bancario),
- la barriera,
- i sottostanti (spesso azionari),
- la scadenza,
- la possibilità di rimborso anticipato.
I Bonus Cap rappresentano l’altra opzione popolare: non generano flussi periodici, ma premiano il mantenimento della barriera fino a scadenza, offrendo un potenziale rendimento interessante a fronte di un rischio di downside non trascurabile.
In un mondo di tassi al ribasso, i certificate tornano ad avere un ruolo: non per la parte “core” del portafoglio, ma come quota satellite per chi vuole provare a superare il 7% annuo, consapevole però dei rischi più elevati.
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