Una crepa invisibile cresce sotto la superficie del tech. Non nasce dall’AI, ma dalla leva. Quando il mercato pubblico rallenta, il privato smette di sembrare invincibile.
Ogni ciclo ha la sua bolla preferita. Prima è stata la dot com, poi il debito sovrano, poi il Giappone, oggi l’AI. I feed sono saturi di parallelismi storici, grafici sovrapposti e previsioni apocalittiche. Ma mentre l’attenzione resta incollata sempre agli stessi temi, una dinamica molto meno visibile sta crescendo sotto traccia. Una dinamica che non riguarda la borsa in senso stretto, ma un segmento diventato centrale per la finanza moderna. Il comparto del private equity tecnologico. E proprio mentre l’AI sembra coprire tutto, qualcosa inizia a scricchiolare dove pochi stanno guardando.
Una possibile mini bolla in una categoria nascosta del private equity
L’ipotesi che inizia a circolare negli ambienti più tecnici non è quella di un collasso sistemico immediato, ma di una possibile mini bolla concentrata nel segmento del software private equity e del private credit. Il punto di partenza è il biennio 2020–2021. In quegli anni l’operatività di M&A nel software è stata particolarmente aggressiva. Tassi bassi, liquidità abbondante e pressione competitiva tra fondi hanno spinto verso operazioni sempre più grandi e veloci. [...]
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