Agenzia delle Entrate, stop ai controlli Fisco a sorpresa e senza una giustificazione

Patrizia Del Pidio

29 Agosto 2025 - 18:17

Dal 2 agosto 2025 le ispezioni fiscali nelle sedi delle aziende devono essere giustificate. Con questa novità si dice definitivamente addio ai controlli a sorpresa e senza le giuste motivazioni.

Agenzia delle Entrate, stop ai controlli Fisco a sorpresa e senza una giustificazione

Niente più controlli del Fisco e della Guardia di Finanza a sorpresa e senza le dovute giustificazioni. Si tratta di una novità importante che arriva con l’entrata in vigore delle modifiche allo Statuto del contribuente entrate in vigore il 2 agosto scorso. Le modifiche, apportate dall’articolo 13 del Dl 84 del 2025, impongono al Fisco e alla Guardia di Finanza obbligo di trasparenza negli accessi presso le sedi di aziende, imprese e professionisti. Ogni controllo dovrà essere preventivamente e adeguatamente motivato e questo pone fine all’epoca dei controlli fiscali indiscriminati.

Non si tratta di una novità assoluta, visto che la modifica va soltanto a rafforzare un principio esistente che, troppo spesso, era messo in pratica con superficialità: già dal 2000, infatti, è previsto che qualsiasi accesso in sede fosse motivato da effettive esigenze di indagine. Con la modifica apportata, però, queste esigenze vanno dettagliate per iscritto prima del controllo.

Anche se gli accertamenti tributari sono le attività del Fisco che mirano a garantire l’adempimento dell’obbligo tributario, questo non significa che debbano degenerare in un abuso di potere. Questo è quanto è stato contestato all’Italia con la sentenza del 6 febbraio 2025 dalla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo.

Nelle ispezioni fiscali un ruolo fondamentale è svolto dalla Guardia di Finanza, un organo di polizia finanziaria che ha il compito di impedire le violazioni fiscali. Quando effettua operazioni di verifica è redatto un PVC, un Processo Verbale di Constatazione che riassume tutte le attività che sono state svolte e le violazioni scoperte.

Il decreto, 84/2025 modifica la Legge a tutela dei diritti del contribuente inserendo nello Statuto l’obbligo di motivare negli atti per l’autorizzazione e nei verbali redatti per le verifiche, adeguatamente le giustificazioni per l’accesso nelle sedi dell’azienda o dello studio professionale. In assenza di una adeguata giustificazione al blitz, è presumibile che la verifica sia considerata viziata e, di conseguenza, impugnabile.

La sentenza della Corte Europea

La modifica normativa è diventata necessaria dopo la sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo del 6 febbraio 2025 che ha condannato l’Italia per la violazione dei diritti umani nei controlli da parte di Guardia di Finanza e Agenzia delle Entrate.

Troppo poche le garanzie in casi di controlli fiscali nei locali delle aziende e negli studi professionali e ora, con questo correttivo, si fa una brusca virata per cambiare rotta. La novità non avrà valenza retroattiva, ma è valida solo per il futuro.

La sentenza del 6 febbraio 2025 del Cedu ha condannato il nostro Paese per non aver, fino a ora, garantito il giusto livello di difesa nel caso di un accesso o un’ispezione in sede da parte del Fisco. In questo caso si ravvisa una violazione del diritto alla vita privata e al domicilio che può dare adito anche ad abusi.

La sentenza della Cedu

L’Italia ha violato, secondo la Corte Europea, l’articolo 8 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo il quale prevede che

“ogni persona ha diritto al rispetto della propria vita privata e familiare, del proprio domicilio e della propria corrispondenza. Non può esservi ingerenza di una autorità pubblica nell’esercizio di tale diritto a meno che tale ingerenza sia prevista dalla legge e costituisca una misura che, in una società democratica, è necessaria alla sicurezza nazionale, alla pubblica sicurezza, al benessere economico del paese, alla difesa dell’ordine e alla prevenzione dei reati, alla protezione della salute o della morale, o alla protezione dei diritti e delle libertà altrui”.

La sentenza, di fatto, obbliga l’Italia a rivedere tutte le regole delle attività di accesso e verifica da parte dell’Agenzia delle Entrate e della Guardia di Finanza.

L’Italia, come emerge dalla sentenza, non disciplina il potere decisionale degli ispettori dell’Agenzia delle Entrate e della Guardia di Finanza e questo non preserva le aziende e i cittadini da possibili abusi di potere. La Corte sottolinea che non importa se le verifiche sono effettuate su profili a rischio evasione fiscale, poiché il reato non deve impedire il diritto di difesa e di tutela delle persone.

La Cedu a febbraio ha sottolineato che il quadro normativo italiano doveva indicare le condizioni che devono esserci alla base degli accessi perché solo così è possibile verificare, in seguito, quale attività sia stata svolta da chi ha effettuato le verifiche e se le condizioni sono state rispettate.

Cosa cambia nelle ispezioni fiscali?

La modifica normativa era, quindi, necessaria per effettuare in modo corretto le ispezioni fiscali. La modifica allo Statuto dei contribuenti ha lo scopo di garantire una maggiore tutela nelle indagini ispettive del Fisco, visto che impone di fornire le giuste motivazioni sia quando si presenta una domanda di autorizzazione per l’accesso, sia nel verbale da redigere al termine dei controlli.

In questo modo il soggetto sottoposto a ispezione non ha una base giuridica per proporre un ricorso per violazione dei diritti umani, cosa che esporrebbe l’Italia al rischio ricorrente di dover risarcire i danni provocati dalle attività ispettive.

La novità ha valore solo per le ispezioni future e successive al 2 agosto 2025 facendo salvi tutti i provvedimenti già in essere e gli effetti delle ispezioni effettuate prima dell’entrata in vigore.

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